C I N E M A


Articolo di Barbara Guidotti

Borges diceva che l’atto creativo è sospeso tra la memoria e l’oblio, dove la prima trattiene, ed il secondo, trascinando con sé l’inessenziale, concede solo all’essenza la dignità di ricordo. Ecco, se penso a Memorie olfattive, ed al fatto che L’oblio è stata una delle prime creazioni di Meo Fusciuni, mi viene da dire che il racconto che si snoda sullo schermo trova proprio in questa dialettica il suo senso più profondo. Quando nella sala le luci si spengono, e le immagini prendono vita, si è catturati da un’alchimia che è probabilmente la vera ragione di un successo costruito attraverso un percorso di ricerca che costantemente evolve e si rinnova.

L’atto creativo diventa atto comunicativo, in cui l’ispirazione si manifesta, esce da se stessa e si pone a disposizione degli altri, e l’artista/artigiano, a quindici anni dall’inizio della propria avventura come “aromatario”, si mette a nudo con il pudore e la misura di chi è mosso dall’urgenza di raccontare raccontandosi, in un dialogo che è prima di tutto con se stesso.
Ne nasce un mosaico in cui tanti frammenti disegnano il percorso di una vita che ha trovato il proprio senso nella ricerca di qualcosa che potesse riconnettere passato e presente, luoghi abitati e luoghi visitati, persone amate e perdute, sapori, odori, sensazioni: tutta la bellezza e la durezza della vita sublimate in essenze che diventano distillato di memoria.

La regia attenta e sensibile di Francesco Spagnuolo armonizza tutte le tessere, e accompagna Meo nell’esposizione di un diario visuale in cui fotografie, appunti, dialoghi e riprese in esterna rispondono a una visione precisa che rispecchia un’estetica che è anche poetica della vita, una ricerca di bellezza mai separata dal significato che la sottende. Scopriamo cosa ha portato Giuseppe Imprezzabile, nato a Mazara del Vallo alla fine degli anni ’70 e trasferitosi da ragazzo con la famiglia in Emilia, a scegliere di diventare Meo Fusciuni – dopo anni di formazione universitaria in ambito chimico ed erboristico – ritornando alle proprie radici siciliane per farne il fondamento di un capitolo esistenziale nuovo, in cui l’incontro con la compagna Federica Castellani (attuale direttore artistico e di marketing) ha rappresentato il catalizzatore per approfondire e concretizzare idee, progetti e scelte produttive e commerciali. Ne è scaturito un connubio perfetto fra vita professionale e privata da cui è nato un brand che si è affermato nello scenario internazionale di settore, riscuotendo un sempre più vasto apprezzamento. E comprendiamo come il profumo – ogni profumo – sia per Meo il distillato di tutti ricordi, gli incontri, le sensazioni provate nel corso delle esperienze di viaggio che lo hanno ispirato, e che, nel momento stesso in cui lo si “indossa” vengono evocate.

Dalle prime esperienze a Istanbul, attraversando l’Asia per poi tornare alla Sicilia, ogni profumo (dalla “Trilogia di viaggio” al “Ciclo della poesia”, cui appartengono “Notturno” e “Luce”, dalla “Trilogia della mistica” – con “Narcotico”, “Odor 93” e il già citato “L’oblio” – al “Ciclo della metamorfosi”, da “Varanasi” a “Viole nere”, premiato nel 2024 come miglior profumo artistico di una marca indipendente dall’Accademia del profumo), è un condensato di suggestioni in cui ogni luogo (Cambogia, India, Giappone, Svezia e molti altri) lasciano la loro traccia olfattiva, densa di mistero ed epifanie, nel perenne dualismo fra buio e luce, pace ed inquietudine: i volti dell’anima, come ben esprime l’aforisma che chiude la proiezione:

“Il profumo è un’anima che disegna la nostra ombra”

Quando a Salsomaggiore, dove tutto è cominciato, le luci in sala si accendono, resta negli occhi di tutti la commozione per aver assistito alla condivisione di qualcosa di molto intimo e personale, come certi ricordi che abbiamo in comune con Meo e Federica. E allontanandoti, ti accorgi che ti è rimasto qualcosa dentro che ti fa stare bene, come un senso di gratitudine verso chi ha il coraggio di “viaggiare” in profondità, lasciandoti la speranza che poesia e autenticità non siano estranee a un modo differente di fare impresa.

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