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Martina Bertoni – Music for Empty Flats (Karlrecords, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Massimo Menti

Martina Bertoni violoncellista di formazione classica, collabora da tempo con il musicista e compositore friulano (ma romano d’adozione) Teho Teardo e con il musicista ed artista tedesco Blixa Bargeld (componente tra l’altro degli Einstürzende Neubauten). Esordisce nel 2018 come compositrice, e dopo la pubblicazione di un paio di EP, arriva al vero primo album, il bellissimo All the ghosts are gone all’inizio del 2020. Nel progetto d’esordio, la musicista si riappropria del proprio equilibrio fisico e psicologico venuti a vacillare dopo un periodo difficile, scavando nel subconscio esplorando territori sconosciuti per ritrovare identità e consapevolezza. A circa un anno di distanza, precisamente a fine gennaio scorso, vede la luce il nuovo full lenght pubblicato per Karlrecords ed intitolato Music for Empty Flats, naturale seguito e completamento del precedente, concepito e prodotto tra Berlino dove l’artista risiede e lavora e Reykjavík. 

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Mogwai – As The Love Continues (Rock Action Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Articolo di Claudia Losini

Quando è uscito il nuovo singolo dei Mogwai, Ritchie Sacramento, il primo pensiero è stato “La canzone che suona più Ride dei Mogwai”. Effettivamente è un brano che avrebbe potuto scrivere la band di Andy Bell, e, a prima impressione, poteva anticipare un intero album molto più cantato, molto più shoegaze e molto meno post-rock.
Invece As the love continues, decimo disco ufficiale al netto delle (pur sempre meravigliose) colonne sonore, si pone come un’opera omnia che racchiude tutte le tappe di sperimentazione che hanno caratterizzato la produzione della band scozzese. 

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Balthazar – Ballare su un ritmo R&B per liberarsi dalle sabbie mobili

I N T E R V I S T A


Articolo di Francesca Marchesini

I Balthazar sono un gruppo di origine belga che viene fondato nel 2004 da Maarten Devoldere, Jinte Deprez e Patricia Venneste; ai tre polistrumentisti dall’anima indie rock, si aggiungono Christophe Claeys alla batteria e Simon Casier al basso. Con questa formazione producono i loro primi tre album: Applause, Rats, Thin Walls. Nel 2015, purtroppo, arrivano a uno stallo creativo e i membri della band si prendono una pausa; Venneste e Claeys lasciano il gruppo mentre gli altri si dedicano ai loro progetti solisti. I Balthazar, rinnovati nella composizione e nel sound, ritornano nel 2018 e nel 2019 pubblicano l’album Fever; alla lavorazione di questo disco più pop e ballabile si aggiungono il batterista Michiel Balcaen e il polistrumentista Tijs Delbeke.
Il 26 febbraio 2021 i Balthazar rilasciano il loro quinto album in studio, Sand. Ho avuto l’occasione di parlare dell’LP con Maarten Devoldere (voce e testi); abbiamo discusso della produzione del disco in un così delicato momento storico, del tema centrale dell’album e delle evidenti influenze R&B e jazz sul rinnovato sound del gruppo.

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Tash Sultana – Terra Firma (Lonely Lands Records / Sony Music, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Simone Catena

La compositrice australiana Tash Sultana, torna sulle scene con il suo secondo album in studio Terra Firma composto da 14 tracce, dove l’artista mette a nudo il sound maturo accumulato negli ultimi anni. Le influenze musicali e spirituali portano a una grande sperimentazione in fase di scrittura e l’utilizzo di diversi generi musicali dal soul al funk, fino all’hip hop. Per un lavoro immenso e dal gusto personale. Il disco è ispirato al periodo di riflessione, dovuto anche alle varie problematiche che la pandemia mondiale sta creando, il titolo è la necessità di rallentare questa vita frenetica per ritrovare noi stessi. Prodotto per l’etichetta Lonely Lands Records sotto l’attenta visione di Dann Hume, produttore e musicista dalla Nuova Zelanda.
Dopo il grande successo del precedente Low State, dove il pubblico ha iniziato ad apprezzare le grandi doti dell’artista, che con il suo grande carisma da polistrumentista è riuscita a lasciare il segno sulla scena underground oltremanica, questo nuovo lavoro, appare più sicuro e dinamico nelle strutture e viene rilasciato sotto forma di doppio album, lungo ma di grande spessore. 

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Clap Your Hands Say Yeah – New Fragility (CYHSY Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Articolo di Claudia Losini

Come si combatte quella nostalgia dell’epoca d’oro dell’indie, quegli anni che dal 2001 al 2006 hanno accompagnato la post adolescenza di tante persone? I Clap Your Hands Say Yeah non fanno altro che alimentare questo sentimento: con il loro omonimo primo disco, uscito nel 2005, autoprodotto, dal sapore lo-fi e quella voce così particolare, quella di Alec Ounsworth, così sfacciata nel suo essere stonata senza troppe pretese, un po’ come era quella di Daniel Johnston.
Dopo 15 anni la band di New York torna con un disco, forse il più politico e il più completo da quell’esordio che ha aperto la strada a tantissime band indie. Il titolo, New fragility, è ispirato da un racconto di Wallace, “Per sempre lassù”, un racconto di fragilità, coraggio e candida bellezza di un ragazzino che sale una scaletta per tuffarsi in piscina, il giorno del suo compleanno, metafora del suo affacciarsi alla pubertà e quindi all’età adulta.

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Jala, Nada & Agni – Blaze [anteprima video]

   V I D E O


Articolo curato da James Cook

Blaze è parte del progetto sonoro Jala, Nada & Agni, performance creata dalla cantante torinese Giulia Damico. Si tratta di un percorso formato da voce ed elettronica, una ricerca dentro al profondo potenziale del sonoro condiviso.
Jala è l’acqua, fluida, morbida, che unisce; Nada è l’energia vibratoria che si manifesta come suono, la prima espressione dal quale sono nate tutte le altre; Agni è il fuoco, assimila, separa e trasforma.
Questi sono gli elementi al quale la cantante si ispira per creare percorsi sonori dove timbri vocali si mescolano a sonorità elettroniche dentro un flusso in esplorazione e in perenne ricerca dell’equilibrio fra acqua e fuoco attraverso Nada.

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Francesco Montesanti – Here Comes The Devil (Autoprodotto, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Antonio Spanò Greco

Classe 1980, pavese, recente collaboratore nei due dischi di Riccardo MaccabruniWaves e Fool’s Band, è al proprio esordio discografico con 10 brani inediti. Francesco Montesanti oltre a comporre e cantare belle canzoni suona la chitarra, l’armonica e nel brano finale anche il basso e il piano. Essere di Pavia vuol dire essere cresciuti intorno a Spaziomusica storico locale che ha dato voce a una scena musicale locale che dalla musica folk rock americana ha portato alla luce realtà musicali importanti, in primis Mandolin’ Brothers e Edward Abbiati. Purtroppo la recente pandemia e scelte politiche discutibili hanno fatto sì che Spaziomusica chiudesse i battenti, ma la musica va avanti anche senza i punti d’incontro e di scambio. Auguriamo a tutti i gestori di locali di musica dal vivo di poter un giorno riprendere la loro passione.

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Ani DiFranco – Revolutionary Love (Righteous Babe Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Arianna Mancini

È un amore rivoluzionario quello di cui canta Ani, a quattro anni di silenzio da Binary.
Un tale messaggio non ci stupisce ed è un’ulteriore conferma della sua coerenza e crescita. La sua, una storia sui generis che ne fanno un’icona. Una song writer sopra le righe che si è sempre contraddistinta oltre che per il talento, per il coraggio, l’audacia e la fierezza del suo spirito libero. Classe 1970, ventuno album studio, a solo diciannove anni ha pubblicato il suo primo album Ani DiFranco fondando la Righteous Babe Records, propria casa discografica per non soggiacere ai dettami delle major. Da allora non si è mai fermata seminando perle sino a giungere agli albori del nuovo anno con il suo amore rivoluzionario.
Il titolo dell’album trae ispirazione dal libro See No Stranger – A Memoir and Manifesto of Revolutionary Love, scritto da Valerie Kaur avvocatessa e attivista americana di origine sikh. Tale opera non poteva che trovare terreno fertile in Ani che si è sempre impegnata attivamente in cause sociali, ambientali e politiche  facendosi portavoce delle minoranze sia nelle questioni razziali che di parità di genere.

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Radical Face – Hidden Hollow Vol.1 (Bear Machine, 2021)

R E C E N S I O N E


And they thought me broken, that my tongue was coated lead
But I just couldn’t make my words make sense to them 

(Radical Face, The Mute, 2013)

 

Recensione di Francesca Marchesini

Hype è un termine inglese traducibile con “grosso lancio pubblicitario”; l’espressione si riferisce a tutte quelle campagne di marketing basate sul sensazionalismo e lo scalpore. Pensando all’utilizzo di questa strategia di vendita, in campo musicale, non esiste artista più lontano dal concetto di hype come lo statunitense Ben Cooper. Lo scorso 2 febbraio, il musicista indie-folk ha rotto il silenzio mediatico, durato diversi mesi, per annunciare con un semplice post Instagram l’uscita di un nuovo EP. Cooper non è mai stato particolarmente avvezzo ai social, per mantenersi in contatto coi fan predilige l’uso di blog ed e-mail.; nel 2020, dopo l’uscita a gennaio del singolo Reveries, il musicista ha attivato la newsletter Hidden Hollow, attraverso la quale ha inviato ai suoi fan materiale artistico e anche alcuni dei brani che sono poi entrati nella tracklist di questo nuovo lavoro in studio.

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