A N T E P R I M A V I D E O
Articolo di Lucia Dallabona
In accordo con Paolo Saporiti e il suo ufficio stampa, abbiamo iniziato un dialogo telefonico ed epistolare (digitale come quasi tutto quello che avviene oggi). Ciò che segue è il frutto di una appassionata rilettura – personale e a quasi sei mani – di Lucciole, quarto singolo estratto dal doppio album La mia falsa identità (qui la recensione), pubblicato lo scorso 24 ottobre da Orange Home Records. Si tratta di una sorta di introduzione al cortometraggio che lo accompagna, diretto da Federico Iris Osmo Tinelli, con l’apporto di Daniele Canavese (color correction).
Questo evocativo “music-film”, forma ibrida fra cinema e video musicale, vede in qualità di interprete come attore lo stesso chitarrista e cantautore milanese.
Realizzato esclusivamente in interno, attraverso un sapiente gioco di luci risolto da un bianco e nero che enfatizza le emotività contrastanti della storia, immerge, con grande sensibilità, nelle sfaccettature dell’animo umano. Una delle peculiarità che fin dai suoi esordi ha reso Saporiti un artista inusuale all’interno del panorama italiano, è la capacità di giocare, con la stessa naturalezza, con la propria parte maschile e con quella femminile, rimescolandone i confini; una caratteristica che si manifesta nella scrittura dei testi e ancor di più tramite un utilizzo della voce che, intrisa di entrambe, può arrivare ad essere spiazzante.
Per questo brano, Paolo ha immaginato una storia che comincia come potenzialmente “disturbante”. L’incontro sentimentale fra un uomo e una donna nasce in un contesto del tutto estraneo a qualsiasi omologata cornice romantica. Così esplicitato in immagini dalla regia, il racconto inizia di sera, con un Lui che osserva un esterno, probabilmente dalla finestra di casa. Da una parte vede le automobili sfrecciare sulla strada, dall’altra “le lucciole” camminare. Scopro che l’incontro con una di loro pervade la sua vita; del vissuto di lei arrivo a conoscere i dettagli più dolorosi e scabrosi; innamorato, non può che sentirli anche suoi, finendo col rimanere invischiato nella relazione e in un conseguente turbinio di emozioni. L’incedere delicato e sinfonico della melodia, la voce carezzevole, creano una sinergia perfetta con la rappresentazione dai tratti onorici ed evanescenti.
La coppia rimane però molto reale nel suo divenire, al punto che irrompe anche quella “forma antica di stare in contatto con gli altri” che è l’aggressività, la violenza; non tanto fisica, volutamente sfumata nella visione, quanto piuttosto dinamica e psicologica, in qualche modo legata anche agli effetti deleteri di una virtualità sempre più dilagante nelle nostre relazioni (suggerita, in questo aspetto, dai cellulari che i due protagonisti, nella tensione accesa della “scenata” in corso, brandiscono quasi come un’arma). Ma anche qui, alla fine, prevale l’ascolto. Un amore, quando è davvero tale, seppur costellato da difficoltà e incomprensioni, diventa comunque un’occasione preziosa di riflessione e di messa a nudo. Così Lui, in un crescendo progressivo di coinvolgimento, arriva a percepire e vedere l’essenza multiforme di Lei, che fa altrettanto.
Le tre diverse figure femminili in scena sono parti della stessa donna “falsamente” e ipoteticamente riconducibili a un’unica identità.
Ne riconosco la versione pre-adolescente carica di innocenza, per lei è un territorio ancora inesplorato l’incontro col maschile; la ritrovo giovane donna in cerca di leggerezza ma allo stesso tempo attraversata da profonde inquietudini, come spesso accade nei passaggi evolutivi dell’esistenza. Da adulta la noto vivere con profonda contraddizione il rapporto con l’altro sesso; idealizzato nella sua mente, ma, di fatto, nel quotidiano, imprigionato all’interno di un intenso legame prettamente fisico.
Momenti di solitudine, sorrisi e lacrime condivise, tutto serve per affermare che ogni parte di noi merita di ascoltarsi ed essere ascoltata, accompagnandoci così, all’ interno di una relazione, in un viaggio di scoperta reciproca. E’ ciò che penso mentre, completamente immersa nella visione, mi “arrendo” ad una sorprendente evidenza: ciò che scorre sullo schermo, le parole che ascolto, mi smuovono qualcosa di famigliare dentro, qualcosa in grado di ricongiungermi ad una versione passata di me, oggi risolta.

Molto “intima” ed altrettanto impegnativa emotivamente, è una modalità che emerge potente nella dimensione dal vivo della musica di Paolo; grazie ad un perfetto “gioco di squadra”, sento con quanta intensità si ricrea anche in questo ambito… Me lo dimostra, fra l’altro, la concentrazione che mi occorre per distinguere, nel testo, a chi appartenga il flusso spontaneo di riflessioni che attirano la mia attenzione: “starà parlando lui, oppure lei,”? mi chiedo piacevolmente disorientata…
Un punto fermo c’è: la presenza di un raffinato ed emozionante filo conduttore che percorre il music-film dall’inizio alla fine; si tratta di quel velo che copre il corpo ma lo lascia comunque intravedere, creando così uno spazio reso accessibile con consapevolezza, protetto.
Al di là del fisico, in ogni uomo e in ogni donna, esiste un’anima nascosta, in attesa di essere ri-conosciuta nella sua molteplicità. Lasciarla libera di toccare ed essere toccata; assumerci il conseguente rischio di fare e ricevere una domanda, senza dubbio destabilizzante come, “la felicità vale più di noi, del tuo, -del mio- amore?” questo è il mandato.
Dopo diversi ascolti, considero una canzone come questa uno strumento importante per comprendere che vale comunque la pena di lasciarci permeare da un tale, “compromettente”, scambio di vite…

Credits:
Paolo Saporiti – Lucciole
Federico Iris Osmo Tinelli – Film Making
Daniele Canavese – Color Correction
Paolo Saporiti – Musica e Parole
Ringraziamo per la loro partecipazione Annavittoria, Chloé e Veronika.
Prodotto da Raffaele Abbate & Paolo Saporiti
Paolo Saporiti: chitarra e voce
Stefano Cabrera: violoncello
Alberto Turra: chitarra elettrica
Raffaele Abbate: synth, basso synth
Lucio Sagone: batteria
Silvia Trabucco, Beatrice Puccini, Cristiano Puccini: Violini
Federico Mazzucco, Amira Awajan : Viole
Produzione artistica: Raffaele Abbate & Paolo Saporiti
Registrato e mixato da Raffaele Abbate presso la Orange Home Records




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