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Lucia Dallabona

Onyricon – Alweg (2022)

   V I D E O


Articolo di Lucia Dallabona

Nel 1961, in concomitanza con l’Esposizione Internazionale del Lavoro e le celebrazioni per il centenario dell’Unità d’Italia, a Torino venne inaugurata una futuribile e sostenibile mobilità urbana, la monorotaia.
La stessa si estendeva per circa 1.800 metri su un viadotto di cemento armato sopraelevato utilizzato come sostegno, guida, ed alimentazione elettrica del cosiddetto “treno-aereo” per la sua forma simile ad una fusoliera. Autentico gioiellino della tecnologia italiana non solo ammaliò i passeggeri, ma attirò l’attenzione di numerosi addetti ai lavori anche fuori dall’Italia, fra i quali decine di ingegneri giapponesi; nel Sol Levante, infatti, la prima monorotaia sospesa fu aperta solo nel 1970. Come troppo spesso accade, però, la nuova struttura restò in funzione costante solo per pochi mesi e venne chiusa definitivamente durante l’estate 1963. Nel presente resta l’auspicio che un progetto già esistente di conservazione e recupero della struttura possa al più presto ricevere adeguati finanziamenti per trasformarsi in lungimirante realtà.

Proprio la zona di Italia ’61 ha attirato l’attenzione del musicista e compositore Luca Giglio, in arte Onyricon, del quale qui vi avevamo già presentato il concept album Music For Monorail.

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Brown and the Cosmonauts – Helioscope (2022)

 S I N G O L I


Articolo di Lucia Dallabona

Il musicista e produttore Simone Catena, in arte “Brown”, dopo essersi dedicato, durante il periodo pandemico, alla scrittura di alcune bozze strumentali, nell’estate 2021 incontra il bassista Rino Cacciapuoti e il batterista Paolo Sabatini.
Di conseguenza, arriva la decisione di unire i rispettivi talenti per dare vita ai Brown and the Cosmonauts.
Si tratta di un progetto dagli intensi connotati post rock/psych rock con la presenza, in alcuni casi, anche di una linea vocale affidata al frontman Simone.

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Stefano Giovannardi feat. Maria Devigili – Marte [anteprima video]

I N T E R V I S T A


Articolo di Lucia Dallabona

Stefano Giovannardi, col suo progetto musicale dal nome Structure, nel marzo 2021 aveva pubblicato il secondo disco XX, del quale trovate qui la recensione.
Ora, avendo il piacere di ospitare in anteprima Marte, secondo video estratto, abbiamo pensato di riannodare le fila del discorso artistico, affidandone la descrizione, in prima persona, ai tre protagonisti: Stefano, che ha dato vita al progetto, Maria Devigili, che, oltre ad aver cantato, ne ha scritto il testo e curato le parti di chitarra, Luca Lezziero, che ha curato la realizzazione del video.

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Giulia Damico – Non Colpito – in attesa di Sympatheia

I N T E R V I S T A


Articolo di Lucia Dallabona

Vi abbiamo già presentato Giulia Damico (qui un’intervista), giovane artista torinese attiva in ambito jazz. Dotata di un talento che ha sviluppato fin da ragazzina, spazia con naturalezza fra il canto e la scrittura sia di musica che di testi. Il suo è un percorso formativo di notevole maturità che l’ha portata ad approfondire svariate materie quali: la composizione, l’arrangiamento, il contrappunto, l’armonia classica, la poesia e letteratura per musica, l’elettroacustica, nonché tecniche di registrazione, e software. Tra i suoi lavori discografici ricordiamo l’album omaggio a Thelonious Monk Sperical Perceptions e un EP di musica in solo voce ed elettronica Jala. Un’anima femminile insaziabilmente curiosa l’ha guidata anche nella scelta del progetto al centro del suo nuovo disco; Sympatheia, in uscita a breve, si preannuncia ricco di contenuti stratificati ed altrettanto interessanti.
In concomitanza con l’uscita del singolo Non colpito, abbiamo contattato Giulia per realizzare un’intervista che ci permetta di comprendere meglio l’essenza di un nuovo capitolo di crescita sia musicale che personale.

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Lo strano caso della Signora di Klimt – di Simone Santi

T E A T R O


Articolo di Lucia Dallabona

Simone Santi, scrittore e articolista originario di San Secondo Parmense è dotato di una sensibile curiosità che utilizza per approfondire, e poi narrare, storie che mettono sempre al centro “l’umana esperienza”.
In quest’ottica ha ritenuto una sfida ambiziosa, ma altrettanto stimolante, l’invito rivoltogli dall’amico e regista Paolo d’Anna: scrivere un testo teatrale che avesse per protagonista una figura femminile dal fascino immortale come la “Signora di Klimt”, partendo, in particolare, dalle sue peripezie piacentine.
Questo ritratto, uno dei più conosciuti del pittore austriaco, eseguito nel 1916-17, infatti, non solo è inspiegabilmente sparito dalla Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi nel febbraio 1997, dove era custodito dal 1925, anno dell’acquisto; ancor più incredibilmente, durante lavori di manutenzione del giardino, è riapparso per caso nel 2019 in un vano esterno del museo, quindi a pochi metri da dove era stato trafugato.   
Rimane avvolta nel mistero anche la scoperta, sotto i colori del Ritratto di Signora, di un secondo volto: il Ritratto di Ragazza, realizzato da Klimt nel 1910 e per motivi sconosciuti ricoperto successivamente con un nuovo dipinto, avente per soggetto la stessa modella.

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Barzin – Guardare ciò che non è visibile al nostro interno

I N T E R V I S T A


Articolo di Lucia Dallabona e James Cook

Barzin è un cantautore canadese di origine iraniana. Il debutto del suo progetto risale al 1995, ma è nel 2014, con l’uscita del quarto lavoro in studio To Live Alone In That Long Summer, che noi di Off Topic ci siamo davvero accorti di lui. L’ascolto del disco ci ha regalato bellissime sensazioni, ma è stato con l’incontro dal vivo a Varese (raccontato qui) e il successivo a Milano (dove lo abbiamo intervistato) che siamo riusciti a comprendere meglio il suo spessore sia umano che artistico. Dietro a quel sorriso malinconico abbiamo scoperto un ragazzo gentile, raffinato, modesto al punto di risultare quasi poco consapevole del talento che possiede. Il suo approccio riflessivo e spirituale riflette una spiccata sensibilità che ci ha decisamente affascinati. Dopo un ulteriore tour italiano effettuato nel 2015, per qualche anno ne avevamo in gran parte perso le tracce. Finalmente, è arrivato il momento della pubblicazione di un suo nuovo disco, Voyeurs in the Dark. Con grande curiosità abbiamo perciò pensato di riallacciare i rapporti per realizzare un’intervista a proposito di quello che, per noi, si prefigura come un imperdibile ritorno…

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Il Disordine delle Cose – Ma va a finire che… (2022)

   V I D E O


Articolo di Lucia Dallabona

La band piemontese Il Disordine delle Cose e il regista Raffaele Matrone dopo molteplici anni di stima reciproca sono arrivati ad una vera e propria collaborazione con l’uscita del quarto album in studio, Proprio adesso che ci stavamo divertendo.
La realizzazione del nuovo disco era iniziata nel 2019, prendendo spunto da esperienze vissute fra Scozia e Islanda. Proprio all’estero si sarebbe dovuto concludere il percorso artistico di questo inedito progetto musicale ma, causa pandemia, la registrazione è poi avvenuta in Italia, con tappe comprese fra il Piemonte, Aosta e uno studio situato a Milano.

È trascorso quindi un tempo particolarmente lento dalla precedente pubblicazione, avvenuta nel 2014; quello necessario per creare canzoni che, come afferma la band stessa, “non nascono mai a comando, ma sempre dal cuore o dalla pancia”. In questo caso il gruppo ha ritrovato la propria dimensione cantautorale più profonda, confermata anche dalla scelta di affidare il mix a Roberto Bob Costa, bassista storico di Lucio Dalla. Un disco insomma da “sentire” in modo intenso, piuttosto che da ascoltare in velocità, per poterne assaporare tutte le sfumature sia melodiche che dei contenuti.

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Satoyama – Niue (2022)

   V I D E O


Articolo di Lucia Dallabona

Per la band piemontese dei Satoyama musica e natura vanno di pari passo poiché quest’ultima, da sempre, è stata musa ispiratrice per la composizione della prima. Da questa importante convinzione è scaturita una particolare attenzione per le urgenze del nostro pianeta; le stesse sono così diventate il fulcro di un percorso artistico intrapreso nel 2013 e caratterizzato dalla scelta di note sia evocative che oniriche.

Coerentemente con questa consapevolezza, ogni concerto del gruppo aiuta a finanziare un proponimento di sostenibilità, dimostrando quanto la musica, in concreto, sia in grado di contribuire alla realizzazione di un mondo più equo, in cui l’uomo e il creato tornano ad essere in complice armonia. Non solo, il progetto “Build a Forest”, con il primo tour ad impatto zero, ha portato la formazione a suonare lungo la ferrovia Transiberiana, da Mosca a Vladivostok. Un’avventura fuori dal comune, che ha mostrato un modo inedito di vivere e condividere la musica, diventato successivamente il docu-film “Rails”.

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Manu Delago – Trees for the wood

   V I D E O


Articolo di Lucia Dallabona

Manu Delago, musicista, e compositore di origine austriaca, è un maestro dell’handpan, riconosciuto a livello internazionale. Nel corso della sua carriera ha suonato in oltre 50 paesi, sia con il suo progetto che accompagnando in tour artisti del prestigio di Bjork ed Olafur Arnalds; ha inoltre collaborato con la London Symphony Orchestra.
Vive da molti anni tra la Londra urbana e le Alpi tirolesi; nei tanti mesi trascorsi in isolamento durante il lockdown è cresciuto in lui il desiderio di registrare in modo musicale i suoni della natura, fondendoli con l’elettronica.
Nasce da queste premesse il suo nuovo disco Environ me, in uscita il 24 settembre. Il progetto costituisce anche un originale viaggio audiovisivo realizzato con una serie di riprese che sorprendono, emozionano e inducono alla riflessione. Delago, infatti insieme ad un affascinante ascolto, propone un percorso di consapevolezza riguardante il valore dell’ambiente che ci circonda. Un’attitudine autentica, confermata dal suo più recente video, relativo al singolo Trees for the wood.


All’interno di un bosco, 20 contrabbassisti, posizionati ognuno su un ceppo d’albero appena abbattuto, hanno suonato per richiamare l’attenzione su un progetto di foresta sostenibile.
La melodia, registrata dal vivo e successivamente arricchita con contributi elettronici, all’inizio risulta disturbante, stridente, proprio come il rumore di una motosega al lavoro.
Con l’arrivo in primo piano dell’handpan le note, tornate morbide, celebrano l’amore e la gratitudine verso le “creature legnose”.
I musicisti hanno donato il loro compenso per contribuire a mettere a dimora altrettanti giovani olmi, una specie che pur soffrendo molto il riscaldamento globale può svilupparsi in altezza fino a 30 metri, riuscendo così a mitigare gli effetti delle temperature sempre più anomale. Le piantine, crescendo, non solo immagazzineranno CO2, ma proteggeranno dal maltempo furioso e da fenomeni di erosione.

Con questa scelta, Delago, fa seguito ad un’iniziativa altrettanto etica, messa in pratica durante il “Recycling Tour”.
Lo scorso maggio, in un percorso di 35 giorni, insieme ai componenti della band si è spostato da un paese all’altro d’Europa per esibirsi in 18 concerti utilizzando dei mezzi davvero speciali: biciclette create affinché, tramite la pedalata, si ricaricassero i pannelli solari posti sulle stesse, riuscendo così, di conseguenza, ad alimentare la strumentazione per i live.
Un bellissimo esempio di quanto coniugare arte e rispetto per l’ambiente sia una realtà possibile…

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