I N T E R V I S T A


Articolo di James Cook e Lucia Dallabona

I Corpo sono una formazione storica del jazz svedese, che, a otto anni di distanza, tornerà al Rosetum Jazz Festival di Milano per aprire la nuova stagione. Vuoi raccontarci brevemente la storia del gruppo? Siamo anche curiosi di sapere come è nata la scelta di questo nome…
Nel 1992, all’età di 35 anni, ero pronto per formare la mia band. Sullo “sgabello del pianoforte” avevo molte canzoni che nessuno suonava, quindi il modo migliore per farle conoscere era dare inizio ad una band. Il nome Corpo? Nella città di Göteborg, negli anni ’80-’90, i gruppi raramente si chiamavano “trio” o “quartetto”, ecc. non erano ben visti come termini. Era importante mostrare che all’interno della propria band esistesse democrazia e tutti erano uguali. All’epoca avviai un gruppo di fiati che mi piaceva tanto. Eravamo molto di sinistra. Noi, musicisti locali di Göteborg, sentivamo di essere più connessi, di avere maggiori rapporti con il mondo del lavoro e la classe operaia. Corpo è il nome per indicare “body”, sia in portoghese che in italiano. Avevo un brano intitolato Corpo e mi piaceva il nome, oltre al fatto che fosse bello da vedere nel testo.

La formazione si è evoluta negli anni, allargando l’ensemble anche a voce e quartetto d’archi, presenti nel vostro ultimo disco per celebrare il trentennale della band. Quale organico suonerà nelle date italiane?
Io al sax soprano e composizione. Ebba Westerberg alle percussioni. Lars-Erik Norrström al pianoforte e tastiera. Johan Birgenius alla batteria. Magnus Bergström al basso.

Nelle composizioni che hai scritto per i Corpo, il jazz nordico si fonde con percussioni di origine africana e tonalità sudamericane, dando forma a un repertorio originale. Qual è l’ispirazione che sta alla base dell’unione fra il folklore scandinavo e il calore del sud del mondo?

Non credete che, da come la descrivete, sia una combinazione molto bella un mix di nord e sud? Ero un fan dei primi Weather Report e, quando ho fondato Corpo, avevo in mente di seguire la stessa direzione di Wayne Shorter  e Joe Zawinul (in seguito anche con i suoi Syndicate). Le mie melodie al sax soprano in stile scandinavo, con l’aggiunta di ritmi di batteria e percussioni, erano lo scopo e l’obiettivo. I musicisti della mia generazione sono stati profondamente influenzati dal pianista Jan Johansson, famoso per l’album di successo “Jazz på svenska”. Il suo folk si sviluppa in un modo jazzistico morbido e malinconico in tonalità minore. Anche chi non è un appassionato di jazz ha apprezzato il modo in cui Jan ha curato la musica in modo così bello.

Un gruppo di cinque musicisti seduti su gradini, sorridenti, con un mix di abbigliamento casual e formale, in un ambiente che ricorda un locale jazz.

Il gruppo esiste dal 1992. Avete un segreto per preservare la vostra “inusuale” longevità?
Forse dovreste chiedere ai miei colleghi della band? Ho fiducia nei rapporti a lungo termine, adoro suonare e “passare il tempo” con queste persone. È una fortuna e una benedizione trascorrere anni con loro, condividere l’esperienza come una unità CORPO. Spero di essere un buon leader della band…

Tu conosci abbastanza bene l’Italia per avervi suonato diverse volte, tra l’altro abbiamo già scritto di te per un precedente concerto sempre al Rosetum, nel quale eri accompagnato da un quartetto d’archi. Cosa ne pensi del pubblico italiano? Ritieni ci siano differenze rispetto a come vi accoglie il pubblico europeo e nelle altre parti del mondo?  In particolare ci riferiamo anche alla vostra esperienza in Sud Africa…
Immagino di aver bisogno di cambiamenti. Andare in Italia, ad esempio, è un’ottima idea per me e se la musica è buona non importa dove ti trovi; ma sì, ci sono delle differenze, anche se non sono sicuro di poterle definire esattamente. Quello che so è che il pubblico italiano apprezza me e la mia musica. Collaboro sempre di più con musicisti italiani, cosa di cui sono felice. La musica ci porta in posti diversi e incontrare persone è così bello, qualcosa di cui dobbiamo essere grati. I Corpo hanno viaggiato da Capo Nord a Capo Sud grazie alla musica. Wow!

Sappiamo che in Svezia collabori con l’Accademia di Musica e Teatro dell’Università di Göteborg. Immaginiamo si tratti di un’attività artistica ed umana molto interessante. Vuoi raccontarci qualcosa in proposito? 
Una volta all’anno, davanti agli studenti che si diplomano all’ultimo quadrimestre, parlo di cosa succede e di cosa serve per riuscire a cavarsela dopo aver lasciato la scuola. A volte fa paura, probabilmente. Parlo del mondo della musica in generale, ma anche di come bisogna essere umili, attenti al proprio promoter, ai colleghi, al pubblico, ecc. Da soli non si è forti. “Restate uniti, aiutatevi a vicenda, provate gioia nel processo, anche se a volte può far male”, dico loro.

Locandina del Rosetum Jazz Festival con la band Corpo, data dell'evento: 25 ottobre, ore 21.00.

Con un’etichetta italiana (Abeat Records) lo scorso anno hai pubblicato il disco “Live in Göteborg” in duo con Lorenzo Cominoli. che impressione ti ha lasciato questa partecipazione?
È sempre bello quando si crea una collaborazione all’insegna dell’armonia. È divertente suonare in duo. Vediamo se continueremo così.

Componi sia per formazioni allargate che per un gruppo ristretto come quello sopra. Quale esperienza ha più influenza sulla tua creatività? 
Non saprei dire quale… Ritengo molto creativo preparare la musica in vista del prossimo concerto o tour, mi aiuta a trovare il sound perfetto per quell’occasione. Scrivere per un quartetto d’archi è qualcosa di cui vado molto fiero.

I Corpo saranno in tour nell’ultima decade di ottobre. Dove li potremo ascoltare oltre alla data milanese? 
A Trento il 23 ,  a  Lugano (in Svizzera) il 24 , a Milano il 25, a  Mirano (VE) il 26,  a Brescia  il 28 , a Bayreuth (in Germania ) il 29.  

Una risposta a “Mikael Godée – Un Corpo sonoro in viaggio da Capo Nord a Capo Sud”

  1. […] rassegna è stata inaugurata il 25 ottobre dai Corpo, storica formazione svedese, attiva dal 1992, guidata da Mikael Godée. Avevamo già incontrato […]

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