L I V E – R E P O R T
Articolo di Alessandro Tacconi, immagini sonore © Daniela Pontello
Di che cosa è fatta la Republic of Love proposta dalla cantante, musicista e performer Laurie Anderson venerdì 29 maggio alla Triennale a Milano?
Di garbo e sottile ironia.
Di profonda umanità e sincerità.
Di coraggio e gusto.
Laurie Anderson porta anche in Italia il suo ultimo progetto che combina come sempre differenti linguaggi espressivi: la voce naturale e filtrata, musica suonata + registrata, recitazione & spoken words, visual art… il tutto nell’alveo della musica contemporanea ed elettronica.

Anedottica biografica, poetry reading, riflessioni e ricordi, canzoni e citazioni sono l’intreccio in inglese e, udite udite, molti passaggi anche in italiano. L’intero concerto non palesa alcuna frenesia nell’interpretazione, ma è dotato di un passo misurato, cadenzato non dall’esigenza dello spettacolo ma da un reale desiderio di contatto con il pubblico. Il timbro seducente della sua voce non ha perso di fascino in tutti questi decenni. Il taglio punk è sempre quello. La grazia e la gentilezza sono un esempio da seguire sempre e comunque.
In Republic of Love l’artista di Chicago ribadisce quali debbano essere gli elementi che possono salvare gli esseri umani da se stessi. Tre principi coniati insieme al marito Lou Reed:
01. non avere paura di nessuno;
02. possedere un rilevatore di cazzate (visti i politici che ci governano da decenni evidentemente il nostro rilevatore non funziona molto bene, n.d.a.);
03. essere sempre gentili.

Sembrano consigli estremamente semplici perfino banali, ma io ci ho provato a metterli in pratica nell’arco di una giornata… per qualche minuto. Uff, la fatica! Ma come insegnano i “maestri visibili e invisibili” è la pratica che ci avvicina al senso più profondo di ciò che possiamo essere.
La performance di Laurie Anderson apre a questo genere di sensazioni ed emozioni: uno sforzo delicato che ci sposta dal centro di noi stessi per raggiungere un ulteriore centro. Commovente ed emozionante l’exitus del concerto/happening: non il solito bis (di recente abbiamo “goduto” di un bis di ben 75 secondi, merci bien Mr Yann Tiersenn troppa grazia!), ma un’esperienza che ha coinvolto tutto il pubblico. Il marito praticava Tai Chi (lei ha curato la pubblicazione postuma del volume Il mio Tai Chi. L’arte dell’allineamento), così ha invitato la platea a eseguire alcune posizioni della “Forma”. Ecco di che cosa è fatto l’amore: equilibrio e ironia, leggerezza e profondità, coraggio e creatività. Un’utopia quindi? Possibile, ma necessaria.

Dolenti note. Centinaia le persone di diverse età che si sono date appuntamento nella gradevole cornice dei giardini della Triennale. Alcune persone del pubblico hanno avuto la prontezza di prendere una sedia, poche in verità quelle disponibili, per assistere a un concerto che si sarebbe potuto gustare comodamente seduti sull’erba, ma a quanto pare la maggior parte del pubblico non la pensava così. Quindi tutti in piedi che si vede meglio l’artista!
Dolenti note bis. Lo scrivo o non lo scrivo? Lo cito o non lo cito? In certi casi sarebbe meglio il celebre monito dantesco “Non ti curar di lor, ma guarda e passa”. Però… accidenti ci sono oltremodo dispiaciute le parole di Enzo Capua sulla rivista Musica Jazz (maggio 2026), che ha cassato la performance della Anderson durante il Big Ears Festival a Knoxville in Tennessee a fine marzo. Assurgere come ha fatto il giornalista a ruolo di solone con affermazioni del tipo: “… maldestri intenti poetici e in qualche modo politici, che si sono rivelati alquanto convenzionali… ”, questo lo si può definire un report pedestre e ottusamente saccente.

Per quanto ci riguarda ribadire certi principi che inneggiano all’armonia tra gli esseri umani non è mai banale, soprattutto alla luce delle brutalità che continuano ad accadere. Tornare ai fondamentali, mon cher Capua, ai fondamentali!











Immagini sonore © Daniela Pontello





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