L I V E – R E P O R T
Articolo di Alessandro Tacconi, immagini sonore © Daniela Pontello
Mercoledì 6 novembre un po’ dopo le 21:00 sale sul palco dell’Alcatraz, accolto da un caloroso applauso il pianista e compositore francese Yann Tiersen. Il musicista spiega brevemente come il concerto sia diviso in due parti: la prima parte acustica e la seconda elettronica. Sul palco vi sono infatti due postazioni: sulla destra si trova un pianoforte a mezza coda e in posizione centrale il banco con gli strumenti per il set elettronico.
La turné serve alla promozione dell’ultimo album di Yann Tiersen uscito questa primavera, Rathlin from a Distance l The Liquid Hour (pubblicato da Mute), e del doppio album registrato dal vivo prodotto da Ponderosa.

Il titolo stesso del suo lavoro ci dice di una bipartizione dell’album: la prima parte acustica comprende otto brani; la seconda utilizza le sfaccettate lingue dell’elettronica in cinque composizioni. I pezzi suonati al pianoforte sono debitori al linguaggio minimalista, a cui numerosi (troppi?) compositori si sono rivolti negli ultimi vent’anni. Una forma musicale in apparenza semplice, dai nuclei tematici che prevedono ripetizioni e brevi variazioni sul tema esposto al principio. Brani che sospendono la tensione narrativa per farsi veicolo di visione introspettiva, assorta e poetica.
Ormai da anni, il musicista francese si è trasferito su Ouessant, un’isola nel dipartimento di Finistère in Bretagna. È possibile immaginare come sia stato proprio il paesaggio circostante a influenzarne queste composizioni. I titoli stessi dicono di una lingua e di un luogo lontani nel tempo: Ninnog, Nordragøta, Tórshavn.

Il set iniziale è dunque al pianoforte. Il musicista viene illuminato da una luce azzurra-blu, che rende piuttosto rarefatta la sua figura. Il clima è quello raccolto tipico dei concerti nei teatri, ma in questo caso il pubblico anziché essere seduto (nel salone dell’Alcatraz non sono previste poltrone) è tutto in piedi! Il secondo set, leggermente più ampio del primo, vede Yann Tiersen in piedi al banco dove “suona” diversi strumenti elettronici. Anche se il ritmo è più sostenuto e le luci hanno cambi di intensità e cromia, sono pochi i momenti in cui gli spettatori mostrano di godere a pieno del cambio di ritmo.
Nota finale. L’applauso prolungato del pubblico alla fine del concerto riporta, come nella più classica delle prassi concertistiche, l’artista sul palco. Ma… un bis di 124 secondi, lo si può considerare un bis?!















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