R E C E N S I O N E
Recensione di Daniele Verderio
Le galline, si sa, non hanno i denti. Ma le cose impossibili, si sa, possono capitare, meno raramente nell’universo delle sette note. Hen’s Teeth (letteralmente “denti di gallina”) è il nuovo album di Sam Beam, firmato con lo pseudonimo Iron & Wine, paladino del folk a stelle e strisce del nuovo millennio. “I denti di gallina non esistono: questo disco è così: un dono che non dovrebbe esserci, ma c’è. Una cosa impossibile, ma che è reale”, ha dichiarato il cantautore sul suo ottavo progetto discografico, idealmente il fratello minore del precedente album Light Verse (2024). O meglio, il gemello eterozigote, dato che entrambi i dischi sono stati registrati nelle stesse sessioni e con la stessa band.

Figlio della Carolina del Sud, Beam ha da poco scollinato i 50 anni, metà dei quali vissuti con la chitarra a tracolla sui palchi d’America e del resto del mondo. Folk, roots, lo-fi, jazz, country: una mescolanza di generi e sottogeneri perfettamente mixata nel nuovo album, che vanta anche la collaborazione con il trio tutto al femminile I’m With Her nel singolo Robin’s Egg e nella settima traccia Wait Up. In quota rosa, anche la figlia Arden, che ha inciso le seconde voci per la traccia d’apertura Roses, la blueseggiante Singing Saw, la grezza Defiance, Ohio e la struggente Grace Notes: è la prima dei cinque figli di Sam Beam a finire in un suo album e la sua voce si sente eccome.
Nelle 10 tracce di Hen’s Teeth trovano rifugio echi di grandissima musica: dagli slide alla George Harrison in Roses alle armonie vocali che profumano di Good Vibrations in Singing Saw. Sam Beam è entrato in studio con in testa un altro capolavoro dei Sixties: Astral Weeks (1968) di Van Morrison, primo e insuperato esemplare in cui, usando le sue parole, “musicisti jazz suonano musica folk e questa fiorisce in modi diversi rispetto a quelli che normalmente interessano ai musicisti folk”. Tutto dà respiro a un disco divertente, solare: la sua forza è nel… non essere troppo. Non essere troppo ostinatamente folk, non essere troppo perfettamente country, non essere forzatamente originale. A tratti, 100% pop. E va bene così.
Ma di cosa canta Sam Beam? Di tante, tantissime cose. Per evitare altri stupidi elenchi, soffermiamoci sul tema principale: l’amore puro, a quanto pare non così indicibile, tantomeno incantabile. “Praying for dry ground / Though I only want to drown / When I find myself swimming in your ocean”: da, per l’appunto, In your ocean, canzone che fa pensare a spazi sconfinati, finestrini abbassati e viaggi con il sole negli occhi. Amori oceanici, quindi, struggenti, di innamorati così uniti da fondersi nella stessa carne come in Paper and Stone: “But for the time we fell in two / You’d be me and I’d be you / One crust of bread could fit in our mouths / You’d breathe in and I’d let it out.”
L’orchestrina di violini e chitarre si accordano per sostenere le voci di papà Sam e della figlia Arden Beam in Grace Notes, ottava traccia e tra le più riuscite del disco: 5 minuti e 9 secondi di potente intensità. Le luci calde del disco si spengono su Half measures e il falsetto di Sam Beam. Il sipario si chiude su un album libero e che sul palco godrà di ulteriore libertà. Purtroppo, Iron & Wine non passerà dall’Italia: al momento, sarà in tour “solo” in Australia, Nuova Zelanda e ovviamente Nord America.
Tracklist:
01. Roses
02. Paper and Stone
03. Robin’s Egg (feat. I’m With Her)
04. Singing Saw
05. In Your Ocean
06. Defiance, Ohio
07. Wait Up (feat. I’m With Her)
08. Grace Notes
09. Dates and Dead People
10. Half Measures
Photo © Kim Black






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