R E C E N S I O N E


Recensione di Antonio Spanò Greco

«An Italian/American folk singer/songwriter. Deepness, darkness and soul blues». Con questa frase Joseph Martone si presenta sulla propria pagina social: crooner di qualità, ci tiene a sottolineare quanto la sua permanenza in giovane età negli States e il successivo ritorno in Italia a Vitulazio, paese in provincia di Caserta, abbiano influenzato la sua musica. Con i Travelling Souls ha esordito nel mondo musicale suonando in svariati locali per mezzo mondo e dal 2020 con Honey Birds decide di intraprendere un percorso personale che lo ha portato a pubblicare il suo secondo lavoro Endeavours.

Elegge Bob Dylan come propria indiscussa fonte di ispirazione, trae dalla tradizione blues, folk rock americana linfa per le sue canzoni che, condite con quel gusto per la melodia e il sapore tipico mediterraneo, creano atmosfere sospese e ombrose care a Tom Waits, Mark Lanegan e Nick Cave, con agganci cinematografici.

Come nell’album d’esordio, Joseph si avvale di Taylor Kirk (dei canadesi Timber Timbre) in veste di produttore, coadiuvato da Michael Dubue, che collaborano entrambi in qualità di musicisti. Endeavours è stato registrato negli studi Auditorium Novecento di Napoli, nel Mare Studio di Ravenna e nello Studio Cimetière di Quyon nel Québec in Canada ed è composto da nove brani originali scritti con l’aiuto dell’amico Ned Crowther. Oltre a Kirk e Dubue, alle chitarre il primo, a piano, organo e synth il secondo, fanno la loro pregevole comparsa Francesco Giampaoli (Hugo Race Fatalists, Sacri Cuori) al basso, Fabio Rondanini (Calibro 35) alla batteria con l’accompagnamento vocale di Rebecca Noelley e Marianna d’Ama (leggi qui). Il disco esce per l’etichetta indipendente italiana Rivertale Productions di Paolo Pagetti, la stessa in cui militano Andrea Van Cleef (leggi qui e qui) e Elli De Mon (leggi qui).

L’uscita dell’album è stata anticipata dal singolo Lying Low, ballata avvolgente sospesa tra la cruda terra e l’eterea volta celesta. L’iniziale Overboard, è pulsante e magica, Saint Marie passa dal sacro al profano senza discontinuità, Time Is Healer incanta e sorprende con quel suo incidere lento e profondo, Bright Morning Doubt, la canzone che ha dato inizio al tutto secondo quanto detto da Joseph, è una ballata che desta ricordi assopiti e ci accompagna al risveglio. Endeavours è una carezza lieve, un alito di vento un pensiero fugace e gradevole. True Times, invece, è uno scossone, un cambio di rotta che serve per scuoterci e riportarci alla realtà. On The Mend è magica, misteriosa e ipnotica. Conclude Wounded Love, ferita mai guarita, sangue che gocciola piano piano ma che tanto insegna.

Sono brani che vanno assaporati con calma, che rilasciano nel tempo sensazioni diverse e contrastanti, composti da melodie corpose e intriganti, un viaggio verso l’ignoto, pericoloso ma affascinate, che sorprende per le emozioni che riesce a sprigionare. Joseph Martone è blues, è folk, è rock. È tutto quello che vogliamo credere, che temiamo e che amiamo. Provare per credere!

Tracklist:

    1. Overboard
    2. Saint Marie
    3. Time Is Healer
    4. Bright Morning Doubt
    5. Endeavours
    6. Lying Low
    7. True Times
    8. On The Mend
    9. Wounded Love

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