L I V E – R E P O R T


Articolo di Nicola Barin, immagini sonore © Gabriele Lugli

È stata una serata magnifica quella che ha visto il nuovo evento dell’associazione mantovana 4′33″ di Matteo Gabutti nella splendida Sala dei Cavalli di Palazzo Te. L’occasione era ghiotta e ha proposto la presentazione del nuovo album di Federica Michisanti Life on Art, uscito in allegato al numero di febbraio di Musica Jazz, prodotto dalla stessa rivista e dal Saint Louis College of Music. La contrabbassista romana ha conseguito diversi premi e riconoscimenti negli ultimi anni, ad esempio come miglior musicista italiana nella classifica Top Jazz nel 2023. Le collaborazioni con personaggi di prim’ordine sono infinite da Dave Douglas a Franco D’Andrea, Louis Sclavis, Vincent Courtois Enrico Pieranunzi ecc.

Durante la pandemia Matteo Gabutti ascolta una composizione della musicista e le chiede di allargare l’idea con una residenza artistica al Palazzo Te di Mantova. Il progetto si concretizza e la Michisanti si esibisce in compagnia di Eloisa Manera al violino, Maria Vicentini alla viola e Salvatore Maiore al violoncello. Da li il passo è breve e, il quartetto allargato, con l’aggiunta del violinista Dominique Pifarély, entra in studio a Roma e sforna l’album Life on Art.

La serata si apre con Aura in cui gli archi intrecciano le loro voci cercandosi ma non riconoscendosi, avvolgendo lo spettatore in una nebbia armonica continua. Il rapporto improvvisativo si fa più deciso nel live che nell’album, il contrabbasso si avventura in un assolo che accompagna il tema degli archi. Le atmosfere riportano alla mente autori come Arnold Schönberg e Anton Webern per la capacità di sintesi e brevità espositiva e una espressività sempre presente. Anche Danse si muove tra la volontà di trascinare la composizione oltre i limiti della tonalità.

La Michisanti dosa con intelligenza gli interventi improvvisativi e la scrittura in maniera da accordare la piena integrazione delle due forme, Sacred ne è un esempio, il contrabbasso improvvisa, sfugge via con la voglia di stupire. Maiore al violoncello si ritaglia un ottimo intervento. Anche in Legami, che chiude il concerto, le atmosfere sono inquiete e la tonalità si fa tenue e perde preminenza, il colore armonico è sfumato, la complessità si allarga. Il progetto della Michisanti è un’occasione da non perdere: classica e jazz smarriscono le loro etichette e conversano con una naturale eleganza.

Immagini sonore © Gabriele Lugli

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