R E C E N S I O N E


Recensione di Sabrina Tolve

Con Algoritmocrazia, ottavo album della sua carriera, EDY guarda al presente con occhi disillusi ma ancora combattivi. Il titolo sintetizza perfettamente il fulcro del progetto: viviamo in un mondo in cui algoritmi, numeri, visibilità e consenso sembrano aver preso il posto dell’empatia, dell’ascolto e della libertà creativa. Da qui nasce un lavoro che unisce rock alternativo, cantautorato contemporaneo, influenze emo e suggestioni urban in un racconto compatto, personale e politico allo stesso tempo. L’album, scritto insieme al giovanissimo HERESIA (Alexander Grasso, figlio dell’artista), alterna rabbia, malinconia e riflessione senza perdere coerenza narrativa.
Il punto di forza di Algoritmocrazia è la sua volontà di non inseguire il linguaggio dei social pur raccontandone le derive. Le chitarre rimangono centrali, i suoni conservano un’impronta ruvida e diretta, mentre la scrittura alterna denuncia e introspezione. EDY evita il rischio del semplice manifesto anti-digitale scegliendo invece di raccontare come la tecnologia influenzi identità, relazioni, industria musicale e perfino la percezione di sé. Il risultato è un disco aggressivo, vulnerabile, immediato e ricco di sfumature.

Il disco si apre con Zajon: EDY mette subito nel mirino il sistema musicale governato da algoritmi, statistiche e logiche di mercato, trasformando la critica in un manifesto artistico che introduce perfettamente il resto dell’album. Null’apposto fotografa il disagio di una generazione che comunica continuamente ma fatica davvero ad ascoltarsi. Il ritmo incalzante accompagna un testo rabbioso che lascia volutamente aperte le domande sul futuro. Ti cancello è uno dei momenti più combattivi del disco: qui la critica si concentra sul culto dell’immagine e sull’industria musicale basata sull’apparenza, ribadendo la scelta dell’autenticità come unica forma di resistenza. Ci sei tu rallenta la corsa e porta il racconto sul piano personale. Le tensioni sociali lasciano spazio alla dimensione affettiva, mostrando quanto le fragilità individuali siano inseparabili da quelle collettive. Lento rappresenta uno dei vertici emotivi del lavoro: atmosfere scure e minimali accompagnano una riflessione sull’ansia contemporanea, sulla pressione costante e sulla difficoltà di trovare un ritmo umano in una società sempre accelerata. (Skit) Si droppa e basta interrompe il flusso narrativo con un momento ironico e amaro che prende di mira certe dinamiche dell’industria musicale contemporanea, dove pubblicare sembra spesso contare più del contenuto. Specchio incrinato segue la prima pausa, e riflette sul rapporto con la propria immagine e sulle crepe interiori che la società digitale tende ad amplificare anziché curare. Povera Italia (feat. Jack Out) amplia lo sguardo alla dimensione collettiva. Il featuring rafforza una critica sociale che investe il Paese, le nuove generazioni e la difficoltà di immaginare un futuro diverso senza rinunciare alla propria indipendenza. (Skit) Amare è un breve momento di passaggio che prepara il blocco conclusivo, spostando il focus dalle questioni sociali alle relazioni più intime. Banale racconta la fine di un rapporto senza cercare effetti melodrammatici. Proprio nella sua apparente semplicità, riesce a trasmettere il peso delle emozioni non dette, e la normalità con cui spesso finiscono le storie importanti. Solo lo stesso è una delle tracce più malinconiche dell’album. Le influenze shoegaze e emo sostengono un brano costruito sul senso di vuoto lasciato dall’assenza e sul difficile equilibrio tra memoria e presente. Volgare chiude il disco con una ballata pop-rock destinata a crescere fino a un finale intenso. È il momento della resa dei conti: amare non è tutto, e riconoscerlo può essere l’atto più sincero dell’intero percorso.

Algoritmocrazia è un disco che fotografa il presente senza indulgere nel pessimismo fine a sé stesso. EDY utilizza la critica sociale come punto di partenza per arrivare a qualcosa di più universale: il bisogno di autenticità in un’epoca costruita sulla performance continua. Tra rock alternativo, cantautorato e atmosfere emo, l’album mantiene una notevole compattezza e dimostra come sia ancora possibile affrontare temi contemporanei senza rinunciare alla profondità emotiva. Ci invita a rallentare, osservare, prendere le distanze dalle apparenze.

Tracklist:
01.⁠ ⁠Zajon
02.⁠ ⁠Null’apposto
03.⁠ ⁠Ti cancello
04.⁠ ⁠Ci sei tu
05.⁠ ⁠Lento (focus track)
06.⁠ ⁠(Skit) Si droppa e basta 
07.⁠ ⁠Specchio incrinato
08.⁠ ⁠Povera Italia (feat. Jack Out)
09.⁠ ⁠(Skit) Amare
10.⁠ ⁠Banale
11.⁠ ⁠Solo lo stesso
12.⁠ ⁠Volgare

Foto © Chiara Marchese

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