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Federico Calcagno – Liquid Identities (Aut Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Il primo giugno 2020 è uscito il nuovo lavoro discografico del valente clarinettista Federico Calcagno, dal titolo Liquid Identities. Chi mi legge sa che mi incuriosisce sempre molto il legame che esiste tra la musica e la parola e, in particolare tra i brani o gli album e i loro titoli. Un legame o un non-legame, non sempre felice e non sempre necessario. In questo caso, il riferimento alla “liquidità” baumaniana, esposta con diligenza nel comunicato stampa, sembra persino superflua poiché, ad un orecchio minimamente abituato all’ascolto del jazz, appare abbastanza evidente che la cifra musicale non possa che essere quella di una mescolanza. 

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Edda e Marok – Noio; volevam suonar. (Contempo Records, 2020)

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Articolo di Cinzia D’Agostino

E chi lo fa un disco così sincero e genuino di questi tempi? Nessuna strana aspettativa, semplicemente Edda in tutta la sua originalità e il basso del grande Marok. Non state a cercare, il “discone” dell’anno, studiato e pensato a fondo, non fa parte delle loro corde né tantomeno di chi li apprezza e segue da sempre. Sì perchè se sei cresciuto con questi due intriganti musicisti che tanto hanno cavalcato la nostra cara musica italiana un po’ sotterranea, non puoi aspettarti altro che un meraviglioso tributo tra amici, un po’ schizofrenico, tutt’altro che ordinario, massima espressione di creatività e un po’ di follia, praticamente… un capolavoro.

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Norah Jones – Pick Me Up Off The Floor (Blue Note Records, 2020)

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Recensione di Roberto Bianchi

Ho avuto l’onore e la fortuna di ascoltare Norah Jones cinque anni fa al Teatro degli Arcimboldi di Milano (qui il live report https://wp.me/p46drT-1YE) poco dopo la pubblicazione di Day Breaks. Una serata emozionante, che ha confermato il talento e la classe della Jones. In questi ultimi anni Norah ha lavorato in un modo diverso, sperimentando nuove sonorità e organizzando brevi sessioni, alle quali hanno partecipato musicisti di differenti estrazioni, tra i quali segnalo Thomas Bartlett, Jeff Tweedy, Rodrigo Amarante e Mavis Staples. Alcuni brani, figli di queste collaborazioni, sono confluiti nell’album Begin Again, uscito lo scorso anno. L’Artista nel frattempo ha mantenuto vivo il progetto country al femminile Puss n Boots con Sasha Dobson e Catherine Popper, pubblicando Sister, secondo album del trio che include brani originali e cover di Tom Petty, Dolly Parton e Concrete Blonde. Pick Me Up Off The Floor è il disco che non ti aspetti, nato dai ruvidi mix registrati durante le citate sessioni. La Jones, passeggiando in totale relax con il proprio cane, ha riascoltato le composizioni archiviate nel proprio smartphone e, grazie al diverso contesto, le ha percepite con una nuova luce: “Mi sono resa conto del surreale filo conduttore che univa i brani come un sogno febbrile che si svolgeva tra Dio, il Diavolo, il Cuore, Il Paese, il Pianeta e me”.

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Cristiano Godano – Mi ero perso il cuore (Ala Bianca/Warner Music, 2020)

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Articolo di Cinzia D’Agostino

Dopo una lunghissima carriera nei Marlene Kuntz, Cristiano Godano sente il bisogno di abbandonarsi ad una parentesi solista, un po’ come chiudersi in una stanza privata dove smontare pezzo per pezzo il proprio io, osservandone ogni aspetto per poi ricomporsi secondo canoni più slegati e trasparenti. Già durante il lockdown, seguendo le dirette facebook, avevo notato un cambiamento in lui, più voglia di esprimersi, di comunicare col suo pubblico con animo sincero. Probabilmente la grande ammirazione che il musicista e compositore piemontese nutre per il grande Nick Cave gli è stata di ispirazione nel suo rapporto con i fan, o forse più semplicemente ha intrapreso un percorso interiore molto sofferto che lo ha portato ad una nuova consapevolezza. Ricordavo Cristiano come un personaggio dall’apparenza “costruita”, il modo di proporsi trasmetteva la cognizione della sua straordinaria cultura e conoscenza quasi intimidendoti, contribuendo inconsapevolmente a porlo, insieme a Manuel Agnelli, tra i personaggi inscalfibili della scena detta “indipendente” italiana.

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Kahil El’Zabar ft. David Murray – Spirit Groove (Spiritmuse Records, 2020)

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Recensione di Mario Grella

Diciamo la verità: “groove” e spiritualità sono come mele e pere, che come diceva la mia maestra delle elementari, non si possono sommare. E allora l’impresa di Kahil El’Zabar, grandissimo percussionista e uno dei più celebrati sassofonisti al mondo e David Murray, appare ancor più meritoria. Completa la formazione del favoloso Spirit Groove, pubblicato da Spiritmuse Records, Emma Dayhuff al basso acustico e Justin Dillard a synth, piano e organo. Che l’esperimento non solo sia riuscito, ma sia entusiasmante, lo si capisce subito dopo le prime, quasi sommesse, percussioni di In my House che apre l’album: quasi un carillon, accompagnato da un tamburello, e dallo stentato mugulare di Kahil, una specie di preghiera laica e “distonica”,  a cavallo tra uno spiritual e un blues, con il sax di Murray che sembra bastare a se stesso.

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Neil Young – Homegrown (Reprise, 2020)

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Articolo di Stefania D’Egidio

Inutile dire che siamo al cospetto di uno dei più grandi cantautori viventi, oltre ad essere un chitarrista di un altro pianeta: ne so qualcosa io che, pur di vederlo, nel 2016 mi sono sparata non so quante ore in piedi sotto un sole assassino, rischiando anche di farmi sequestrare la reflex dalla security, ma questa è un’altra storia…
Tutto ciò che ha fatto è entrato più o meno nella leggenda e non poteva essere altrimenti per Homegrown, concepito tra il 1974 e il 1975, registrato in analogico come si usava allora, ma mai venuto alla luce fino a qualche giorno fa, il 19 giugno, tanto che sembrava destinato a restare una chimera.

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Jess Williamson – Sorceress (Mexican Summer, 2020)

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Articolo di Alessandro Berni

Se Jess Williamson recitasse in una serie dedicata a desideri e sogni infranti della gioventù americana del mondo contemporaneo, conquisterebbe a furor di popolo e in pianta stabile il ruolo della fanciulla tutta cuore, sospiri e portatrice di infinite fragilità, a volte sincere, a volte spese ad arte.
L’ultimo rilancio del never ending revival che ama specchiarsi in se stesso tra sospiri e moine, vede una ragazza del profondo Texas dibattersi tra le inevitabili difficoltà nel trovare una strada personale e non ampiamente battuta nelle aree inflazionate cantautorato folk. Cosa non facile in tempi come questi ulteriormente congestionati e violentati da epidemie di cui non si vede una fine certa e da concrete paure di fallire definitivamente.

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Roberta Finocchiaro – Save Lives With The Rhythm (Tillie Records, 2020)

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Recensione di Alberto Calandriello

Avevamo lasciato Roberta Finocchiaro, un anno e mezzo fa, mentre dalla copertina del suo Something True guardava lontano, nascondendo l’impazienza dietro lenti scure, ma abbozzando il sorriso di chi sa di avere le carte giuste da giocarsi ed il tempo dalla propria parte. L’artista catanese continua a stupire e a crescere, come dimostra Save Lives With The Rhythm pubblicato da poche settimane, per Tillie Records, l’etichetta di Simona Virlinzi. Un percorso di crescita e maturazione, che si accompagna al realizzarsi di tanti piccoli desideri che chi ama la musica come lei sicuramente ha coltivato dalla prima volta che ha preso in mano una chitarra.

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Federica Michisanti Horn Trio – Jeux de Couleurs (Parco della Musica Records, 2020)

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Recensione di Mario Grella

Quando ho avuto tra le mani (tra le mani si fa per dire, poiché il web ha purtroppo quasi eliminato la gioia tattile di avere tra le mani qualcosa), l’ultimo disco di Federica Michisanti (mi ostino a chiamarlo disco poiché ho una certa età), mi è tornato alla mente, quasi istantaneamente, un bellissimo libro di Wassily Kandinsky ‘Punto, linea, superficie’, libro che è stato una delle colonne portanti delle teorie dell’astrattismo. Ma il bello viene dopo, quando dalle impressioni di pura percezione visiva, si passa all’ascolto di questo incantevole lavoro della giovane contrabbassista e prodotto da Parco della musica Records, uscito qualche giorno fa. 

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