R E C E N S I O N E


Recensione di Luca Onyricon Giglio

Il compositore, pianista e fisarmonicista Ben Rosenblum ha scelto una citazione tratta dal romanzo Ulisse di James Joyce come titolo per questo album, il terzo realizzato con il Nebula Project. No Longest Way Round prosegue l’esplorazione di una vasta gamma di stili musicali avviata con i precedenti lavori – Kites And Strings e A Thousand Pebbles – e offre un ricco mix di sonorità provenienti da tutto il mondo in un viaggio avvincente che valica i confini musicali, spaziando tra generi diversi e superando le convenzioni, per approdare a una meta tanto fresca e piacevole quanto creativa e unica.
Sebbene il jazz contemporaneo rimanga il fulcro del lavoro, si tratta di una musica la cui struttura ampia trascende le definizioni abituali, abbracciando un panorama armonico e ritmico che conferisce un nuovo significato al concetto di “progettazione creativa”, dove le composizioni di Rosenblum (autore e arrangiatore di tutti i brani) sono ingegnose e ricche di inventiva, prive di qualsiasi incertezza o dissonanza. Anche quando percorre sentieri più pacati, come accade prevalentemente nella seconda metà dell’album, l’autore riesce sempre a trovare un elemento brillante e coinvolgente capace di catturare l’attenzione dell’ascoltatore.

Merengue x Fantasy, il brano d’apertura, ne è un esempio lampante: Rosenblum utilizza con maestria la fisarmonica per esaltare l’incantevole melodia del pezzo e i robusti ritmi latini, creando al contemporaneo un trampolino di lancio per gli assoli incisivi del sassofonista soprano Jasper Dutz e del trombettista Wayne Tucker. Un’atmosfera irlandese pervade il brano Sheridan’s Reel, solare e conviviale per poi trasformarsi in qualcosa di più vicino al blues e al funk; le sue note seducenti introducono la piacevole suite in tre movimenti Scene Frozen in Time. Il primo di questi, Berlin, vede il ritorno della fisarmonica agile di Rosenblum a sostegno degli assoli brillanti di Tucker e Dutz, quest’ultimo al clarinetto. Il nostro protagonista torna alla tastiera per la ballata Old Friends, in cui il chitarrista Rafael Rosa e il bassista Marty Jaffe svolgono un ruolo di supporto fondamentale, mentre il leader dimostra di padroneggiare perfettamente anche un approccio più disteso e melodico. L’ultimo movimento, Onslaught, si apre sulla stessa scia: il pianoforte solo di Rosenblum lascia spazio a passaggi all’unisono più appassionati dell’ensemble e ad assoli infuocati di Jaffe, Rosa e dello stesso leader, mentre il ritmo accelera passando da un’andatura rilassata a una frenetica successione di note. Circulo è un altro brano di spicco di matrice latina in cui il batterista Ben Zweig detta il ritmo per arricchire l’incantevole melodia e sostenere gli assoli creativi di Rosenblum (fisarmonica e poi pianoforte) e Dutz (sax soprano). Gli ultimi quattro brani dell’album sono di stampo più tradizionale ma non per questo meno godibili: si parte con Albatross, un omaggio diretto della band al pianista Mulgrew Miller, per poi passare all’avvolgente Blue Water, alla ritmata Fool’s Gold (dedicata a Horace Silver) e alla melodicamente seducente Last Call composta, come spiega Ben, tenendo presente il background del trombettista Tucker nel mondo neo-soul e R&B. In quest’ultimo brano Dutz conferma la propria versatilità con uno splendido assolo di flauto (altrove, oltre ai sax soprano e contralto, suona clarinetto e clarinetto basso).

The Longest Way Round è un successo assoluto dall’inizio alla fine: un fiore all’occhiello luminoso e impressionante per Ben Rosenblum e il suo straordinario Nebula Project. Il ritmo è protagonista in molti brani: percussioni e tromba si incastrano in un motivo serrato e ciclico, prima che la fisarmonica intervenga con linee melodiche spezzate e a volte spigolose, come nella sopracitata Circulo. Il brano si distende leggermente: il sassofono segue il tempo con un piccolo ritardo, allungando le note e intrecciandosi con la trama ritmica. Il pianoforte accompagna con figure frammentate per poi farsi avanti, giocando con il tempo mentre le percussioni si fanno più forti e insistenti. Nel finale, l’intera band suona con grande intensità, i tasti del piano vengono percossi con forza e il brano si trasforma in una vera e propria festa.

Albatross scorre su un mid-tempo rilassato, costruito attorno a brevi motivi ricorrenti che creano un dialogo tra il pianoforte di Rosenblum e l’ensemble. L’assolo di tromba di Tucker è pulito e diretto, dal timbro brillante e dall’attacco deciso; segue l’ingresso del clarinetto basso di Dutz — la prima volta che questo strumento a fiato compare nell’album — che spinge la melodia, sfuma alcune note acute e lascia persino sfuggire qualche acuto stridente. È una sonorità diversa, e decisamente gradita e grazie alla sopracitata Blue Water si allenta ulteriormente la tensione, cullando l’ascoltatore con una pulsazione morbida dalle sfumature reggae. La chitarra espone la melodia, piegando le note su una linea di basso corposa, mentre la fisarmonica scorre in sottofondo con brevi frasi, conferendo al ritmo un piacevole andamento oscillante.

The Longest Way Round funziona perché Rosenblum considera tutti questi stili come parte integrante del proprio linguaggio musicale quotidiano. Avendo composto personalmente tutto il materiale, lascia che sia la band a interpretare i brani: i musicisti danno vita alla musica con energia e ricchezza timbrica, affrontando ogni svolta stilistica con precisione e naturalezza. Una suite di brani profondamente introspettivi, nati in momenti e luoghi chiave del percorso musicale dell’autore, tra cui un periodo di isolamento a Berlino e le riflessioni sugli anni dell’università. Accessibile ma al contempo stratificata e ricca di sfumature emotive, questa musica possiede una qualità cinematografica che ricorda a volte alcune delle colonne sonore composte da Randy Newman.

Oltre a essere un compositore di grande talento, Rosenblum ama spingersi oltre i confini delle possibilità espressive della fisarmonica, sperimentandone l’impiego in svariati contesti musicali: “È uno strumento spesso frainteso”, spiega Rosenblum. Unendola ad una sezione fiati ed esplorando generi che spaziano dal bebop alla musica di ispirazione classica, fino al folk e oltre, l’artista è riuscito a valorizzare appieno il potenziale dello strumento in questo lavoro ambizioso e, a tratti, di una bellezza straordinaria.

Tracklist:
01. Merengue x Fantasy
02. Sheridan’s Reel
03. Scenes Frozen in Time: Intro
04. Scenes Frozen in Time: Berlin
05. Scenes Frozen in Time: Old Friends
06. Scenes Frozen in Time: Onslaught
07. Circulo
08. Albatross
09. Blue Water
10. Fool’s Gold
11. Last Call


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