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Charlie e la Fabbrica di Cioccolato @ La Fabbrica del Vapore, Milano fino al 31 gennaio 2020

T E A T R O


Articolo di Eleonora Montesanti 

Con molta curiosità ed entusiasmo abbiamo assistito alla Prima Assoluta del musical Charlie e la Fabbrica di Cioccolato, in scena per la prima volta in Italia alla Cattedrale della Fabbrica del Vapore di Milano, dove rimarrà per tutta la stagione teatrale 2019/2020.
Il musical, basato sul romanzo di Roald Dahl che ha già dato luce ad almeno due film eccezionali (quello con Gene Wilder e quello di Tim Burton), è adatto ad ogni età: altro non è che un mondo da scoprire attraverso un viaggio surreale, fra scenografie sorprendenti, effetti speciali e costumi meravigliosi.

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Francesco Venerucci – Tramas (Alfa Music, 2019)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Ho incominciato ad ascoltare il disco da “August 14 th”, per un semplice ed insondabile motivo: mi hanno sempre incuriosito i titoli dei brani jazz e mi hanno sempre suscitato domande senza risposte. Nella fattispecie il brano, molto gradevole, ma per le mie orecchie e la mia mente sempre sintonizzate su sperimentazioni ardite e ricerca, fin troppo “orecchiabile”, è dedicato alla tragedia del Ponte Morandi a Genova. Beh certo, nessuno vieta di dedicare un brano ad una tragedia. Ma è il meccanismo che mi sfugge: mi è chiaro il motivo per il quale si dedica la tesi di laurea a mamma e papà o a zio Nicola, ma cosa lega (o sleghi), un brano musicale ad un fatto di cronaca non lo so, forse solo il labile legame del periodo di concepimento del pezzo stesso.

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Lucci, Ford78, Hube – Unabomber (La Grande Onda, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cristiano Carenzi

Tre esponenti della vecchia guardia romana (Ford78 alle strumentali, Lucci e Hube ai microfoni) si sono uniti per la realizzazione di questo Ep composto da sei tracce che dura poco meno di venti minuti. Dopo tanti ascolti e una lunga meditazione su cosa dire e come dirlo per non risultare troppo un criticone (anche se poi probabilmente sarà così) ho deciso di concentrarmi su due semplici punti.

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Gli Scordati di Joe – Vol. 46

R E C E N S I O N I


Articolo di Giovanni Carfì

Note di merito per album passati distrattamente in secondo piano, ma meritevoli di un loro piccolo spazio. Nell’impossibilità di raccontare tutto ciò che viene prodotto, una selezione di dischi con confronti senza vincitori, né punteggi; ma con la presunzione di restituire una sensazione il più immediata possibile, attraverso un’analisi che va oltre le solite stellette.

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Jaimie Branch – Fly or Die II: Bird Dogs of Paradise (International Anthem, 2019)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Non credo che la metafora del volo e la simbologia degli uccelli sia legata “solo” all’evocazione della libertà. L’uccello è un essere poco addomesticabile, è un essere a suo modo misterioso, chiuso nella sua impenetrabile individualità. Come sono gli uccelli dell’ultimo lavoro di Jamie Branch che si intitola Fly or Die II: Bird Dogs of Paradise? Strani; e forse che i cani “da uccello” siano proprio i musicisti? del resto, se non fossero stati strani, non avrebbero nemmeno popolato il disco della trombonista di Brooklyn, che ho avuto la fortuna di ascoltare a NovaraJazz giusto un anno fa.

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Alex Cremonesi – La prosecuzione della poesia con altri mezzi (Riff records, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Luca Franceschini

Alessandro o “Alex” Cremonesi non è mai stato un artista facilmente inquadrabile. Ha legato il suo nome principalmente all’operato dei La Crus, di cui ha scritto, insieme a Mauro Giovanardi, praticamente tutti i testi, influenzandone la poetica ma senza mai apparire in prima persona sul palco, essenziale e allo stesso tempo defilato.
Negli anni successivi allo scioglimento del gruppo si è impegnato in numerosi progetti, spesso e volentieri sperimentali e poco canonici, il più delle volte in compagnia di Lagash, lo pseudonimo con cui Luca Saporiti dei Marlene Kuntz firma i suoi molteplici lavori e collaborazioni al di fuori del gruppo.
La prosecuzione della poesia con altri mezzi è però una questione diversa, soprattutto perché è la prima volta, almeno da quel che mi è dato di ricordare, che il paroliere inscrive il proprio nome in copertina, per un progetto che seppur frutto di un’unica, enorme joint venture, è comunque roba sua.

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Alex Prager – Silver Lake Drive @ Fondazione Sozzani, Milano

A R T E – M O S T R E


Articolo di Mario Grella

Cosa hanno in comune Alex Prager e Duane Hanson? Apparentemente niente: una è nata in California, l’altro nel Minnesota, una è fotografa e regista, l’altro era uno scultore. Eppure passeggiando nel fascinoso “premier étage” di Corso Como, quello della Fondazione Sozzani, il legame tra i due appare più che evidente. Solo che mentre le figure di Hanson sono sculture iperrealiste, quelle di Prager sono fotografie; “artificiale” VS “reale” verrebbe da dire. Ma in entrambi è sempre l’iconico e raggelante concetto di “realtà” a dominare la scena.

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Michael Kiwanuka – Kiwanuka (Polydor Records, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Stefania D’Egidio

Si dice che nessuno torni mai da un viaggio come è partito, niente di più vero: il viaggio ci plasma e ci cambia, arricchendoci di esperienze nuove mano a mano che ripercorriamo strade già battute da altri.
Se avete voglia di fare un viaggio di questo tipo prendete in mano l’ultimo lavoro di KIWANUKA, dal titolo omonimo, scritto in maiuscolo, quasi a voler sbattere in faccia il suo nome a quanti lo invitavano a cambiarlo perché poco commerciale, pubblicato lo scorso 1 novembre per l’etichetta Polydor/Universal; mettetevi comodi e non prendete altri impegni per i prossimi 51 minuti: non sono ammesse distrazioni, la tracklist terrà occupati tutti i vostri sensi.

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Ritorno a Reims di Thomas Ostermeier @ Piccolo Teatro Studio Melato, Milano – fino al 16 novembre 2019

T E A T R O


Articolo di Mario Grella

Al Teatro Studio di Milano ho praticamente visto due spettacoli. Il primo un “reading”, quello del magnifico libro del filosofo e sociologo francese Didier Eribon, “Ritorno a Reims”, il secondo, “Ritorno a Reims” del grande regista tedesco Thomas Ostermeier. Un capolavoro di “introspezione politica”, se così si può dire, il primo, uno spettacolo un po’ pretestuoso il secondo. Certo l’operazione non era delle più semplici, anzi di una complicazione unica, e l’idea, per risolvere il dilemma di come trasporre per il teatro un diario interiore di meditazione politica, era davvero difficile. Ostermeier lo mette in scena ideando tre piani narrativi: il primo dove un‘attrice, un regista e un tecnico del suono lavorano al commento sonoro di un film tratto dal libro di Eribon.

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