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Kahil El’Zabar ft. David Murray – Spirit Groove (Spiritmuse Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Diciamo la verità: “groove” e spiritualità sono come mele e pere, che come diceva la mia maestra delle elementari, non si possono sommare. E allora l’impresa di Kahil El’Zabar, grandissimo percussionista e uno dei più celebrati sassofonisti al mondo e David Murray, appare ancor più meritoria. Completa la formazione del favoloso Spirit Groove, pubblicato da Spiritmuse Records, Emma Dayhuff al basso acustico e Justin Dillard a synth, piano e organo. Che l’esperimento non solo sia riuscito, ma sia entusiasmante, lo si capisce subito dopo le prime, quasi sommesse, percussioni di In my House che apre l’album: quasi un carillon, accompagnato da un tamburello, e dallo stentato mugulare di Kahil, una specie di preghiera laica e “distonica”,  a cavallo tra uno spiritual e un blues, con il sax di Murray che sembra bastare a se stesso.

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Neil Young – Homegrown (Reprise, 2020)

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Articolo di Stefania D’Egidio

Inutile dire che siamo al cospetto di uno dei più grandi cantautori viventi, oltre ad essere un chitarrista di un altro pianeta: ne so qualcosa io che, pur di vederlo, nel 2016 mi sono sparata non so quante ore in piedi sotto un sole assassino, rischiando anche di farmi sequestrare la reflex dalla security, ma questa è un’altra storia…
Tutto ciò che ha fatto è entrato più o meno nella leggenda e non poteva essere altrimenti per Homegrown, concepito tra il 1974 e il 1975, registrato in analogico come si usava allora, ma mai venuto alla luce fino a qualche giorno fa, il 19 giugno, tanto che sembrava destinato a restare una chimera.

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Jess Williamson – Sorceress (Mexican Summer, 2020)

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Articolo di Alessandro Berni

Se Jess Williamson recitasse in una serie dedicata a desideri e sogni infranti della gioventù americana del mondo contemporaneo, conquisterebbe a furor di popolo e in pianta stabile il ruolo della fanciulla tutta cuore, sospiri e portatrice di infinite fragilità, a volte sincere, a volte spese ad arte.
L’ultimo rilancio del never ending revival che ama specchiarsi in se stesso tra sospiri e moine, vede una ragazza del profondo Texas dibattersi tra le inevitabili difficoltà nel trovare una strada personale e non ampiamente battuta nelle aree inflazionate cantautorato folk. Cosa non facile in tempi come questi ulteriormente congestionati e violentati da epidemie di cui non si vede una fine certa e da concrete paure di fallire definitivamente.

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Roberta Finocchiaro – Save Lives With The Rhythm (Tillie Records, 2020)

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Recensione di Alberto Calandriello

Avevamo lasciato Roberta Finocchiaro, un anno e mezzo fa, mentre dalla copertina del suo Something True guardava lontano, nascondendo l’impazienza dietro lenti scure, ma abbozzando il sorriso di chi sa di avere le carte giuste da giocarsi ed il tempo dalla propria parte. L’artista catanese continua a stupire e a crescere, come dimostra Save Lives With The Rhythm pubblicato da poche settimane, per Tillie Records, l’etichetta di Simona Virlinzi. Un percorso di crescita e maturazione, che si accompagna al realizzarsi di tanti piccoli desideri che chi ama la musica come lei sicuramente ha coltivato dalla prima volta che ha preso in mano una chitarra.

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Federica Michisanti Horn Trio – Jeux de Couleurs (Parco della Musica Records, 2020)

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Recensione di Mario Grella

Quando ho avuto tra le mani (tra le mani si fa per dire, poiché il web ha purtroppo quasi eliminato la gioia tattile di avere tra le mani qualcosa), l’ultimo disco di Federica Michisanti (mi ostino a chiamarlo disco poiché ho una certa età), mi è tornato alla mente, quasi istantaneamente, un bellissimo libro di Wassily Kandinsky ‘Punto, linea, superficie’, libro che è stato una delle colonne portanti delle teorie dell’astrattismo. Ma il bello viene dopo, quando dalle impressioni di pura percezione visiva, si passa all’ascolto di questo incantevole lavoro della giovane contrabbassista e prodotto da Parco della musica Records, uscito qualche giorno fa. 

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Bob Dylan – Rough And Rowdy Ways (Columbia Records, 2020)

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Recensione di Antonio Sebastianelli

I’m a man of contradictions / I’m a man of many moods / I Contain MultitudesBob Dylan

Un uomo grande come una montagna giace a terra, soffocando sotto le ginocchia di un poliziotto. Lancia un’ultima invocazione disperata prima di rimettere l’anima a nostro Signore: mama. Un virus malevolo paralizza il mondo per mesi, costringendoci a rivedere le nostre abitudini e priorità. Nello stesso momento, un vecchio bluesmen e poeta fa risentire la sua voce, utilizzando il passato come filtro per comprendere un presente terrificante che sembra quasi germinato da uno dei brani. Il primo disco autografo dopo otto anni.

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Gianni Maroccolo – Alone vol. IV – Mente (Contempo Records, 2020)

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Articolo di Cinzia D’Agostino

Non abbiamo nulla da invidiare alla musica internazionale, il nostro bel paese ha un ventaglio di musicisti di altissimo livello anche se purtroppo non abbastanza riconosciuti o valorizzati per il resto del mondo. Ma noi ne andiamo fieri e capita anche che il più grande bassista italiano abbia da due anni un progetto solista che prevede di ospitarne buona parte in ogni suo disco, dandoci così la possibilità di godere dell’estro che ognuno di loro porta, arricchendo in modo sempre più originale questo suo intenso disco perpetuo. Gianni Maroccolo, il fondatore dei Litfiba e dei C.S.I., oltre che bassista dei Marlene Kuntz tanto per citare le fasi più importanti della sua carriera, è un musicista perennemente ispirato, con una creatività in continuo divenire, a tal punto che dal 2018 ha concepito l’idea di una serie di pubblicazioni semestrali intitolate ‘Alone’ e ora è uscito per Contempo Records anche questo bellissimo ‘Volume IV’.

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Gianluca Vigliar – Plastic Estrogenus (A.MA Records, 2019)

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Recensione di Mario Grella

Ed eccoci a parlare di un’altra produzione della piccola, ma prolifica, etichetta A.MA Records; si tratta di ‘Plastic Estrogenus’, nuovo album del quintetto del sassofonista Gianluca Vigliar. Ancora una volta si parla, anzi “si suona”, di ambiente e di ecologia, che ormai sembrano essere diventati il leitmotiv di una galassia di lavori musicali (ma anche artistici in senso lato), degli ultimi anni e che, insieme ai temi della migrazione dei popoli e delle radici della musica etnica, hanno popolato anche la scena del jazz contemporaneo. E’ ovvio che non essendoci, nella musica in particolare, uno specifico nesso semantico tra significante e signifcato, i brani proposti dal quintetto di Gianluca Vigliar, vadano giudicati per quel che sono al di là delle ormai consuete intenzionalità politiche (nel senso più nobile del termine). E il giudizio per questo lavoro non può che essere positivo. 

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Gli Scordati di Joe – Vol. 56

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Articolo di Giovanni Carfì

Note di merito per album passati distrattamente in secondo piano, ma meritevoli di un loro piccolo spazio. Nell’impossibilità di raccontare tutto ciò che viene prodotto, una selezione di dischi con confronti senza vincitori, né punteggi; ma con la presunzione di restituire una sensazione il più immediata possibile, attraverso un’analisi che va oltre le solite stellette.

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