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Cage The Elephant – Social Cues (Rca, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Manuel Gala

Prendere i Cage The Elephant. Aggiungere dell’ottimo rock invecchiato in botti d’acero dal sapore hendrixiano. Mescolare saggiamente con alcune gocce di Pixies e Nirvana. Shakerare il tutto con l’aggiunta di ¼ di Beatles e ¼ di Black Keys dal colore rosso intenso. Versare in un bicchiere e gustare ghiacciato. Suonano così i ragazzi del Kentucky, un po’ amarcord con gusto retrò e un po’ strafottenti alla Pete Doherty. C’è tanto stile in quello che fanno e producono, che ogni loro nuovo passo viene atteso come una boccata d’ossigeno a livello musicale. Per questo erano attesi al varco i Cage The Elephant, come Atreyu al passaggio della prima porta nel film La storia Infinita; il tutto sta nel credere in se stessi se si vuole sopravvivere.

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The Cranberries – In the End (BMG, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Stefania D’Egidio

Lo scorso 26 aprile è stato pubblicato In The End, l’ultimo album dei Cranberries con la voce di Dolores O’Riordan. E’ la fine di una lunga storia d’amore e d’amicizia iniziata con i Cranberries oltre venti anni fa, io appena maggiorenne, loro un gruppo di quattro ragazzi dalla verde Irlanda, capitanati dalla O’Riordan. Ci misero poco a far breccia nel mio cuore, per le ritmiche facili, ma geniali nel contempo, e perché di donne che facevano rock in quegli anni ce n’erano poche, dominava il pop e, nella sua semplicità, Dolly aveva un non so che di ribelle. Subito iniziammo ad imitarla nel look: anfibi, t-shirt, jeans e capelli cortissimi, nulla di più semplice ed economico, era una ragazza qualunque, una che per sbarcare il lunario, come tanti, faceva la cameriera in un pub, ma il destino le aveva riservato altro, con quella voce particolare che madre natura le aveva donato, non sempre tecnicamente perfetta dal vivo, ma unica nel suo genere, con quei vocalizzi tipici delle sonorità celtiche.

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Abiku – Monte Carlo (Costello’s Records, 2019)

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Articolo di Giovanni Tamburino

Ironia, uno sguardo al passato e tanta freschezza. Se si dovesse spiegare in breve Monte Carlo, il nuovo lavoro degli Abiku, queste sarebbero le prime parole che potrebbero venire in mente. Dopo i primi due lavori autoprodotti, Technicolor (2011) e La vita segreta (2014), la band grossetana si lancia verso il grande pubblico firmando con la Costello’s e mettendo alla produzione Matteo Cantaluppi, già in cabina di regia per i Thegiornalisti.

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Giua – Piovesse sempre così (Incipit Records, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Alessandro Berni

L’inizio del disco potrebbe essere la risposta all’ipotetica domanda “cosa vuol fare Maria Pierantoni Giua da grande”. Potrebbe, perché ad ogni percorso d’artista che si rispetti corrisponde un muoversi dentro le cose e le intenzioni dove la consapevolezza piena non è mai possibile, o comunque non avviene in tempo reale. A distanza di tempo forse sì, un tempo più o meno lungo, ma nel momento in cui la vita è vissuta rimane sempre quello spazio misterioso dove la coscienza di sé trova varchi di intima lucidità e intuizioni giocate con la coda dell’occhio. È un sentimento che emerge in superficie e in profondità nel nuovo bel disco di Giua Piovesse Sempre Così, probabilmente il suo più completo, grazie anche all’ottimo lavoro in fase di produzione e arrangiamento di Paolo Silvestri.

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The Kalweit Project – Swiss Bike (2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Chiara Bernini

Tutte le strade portano a ​Roma​ Lecce!
Si perché è proprio questa la città in cui, l’originaria del Minnesota, Georgeanne Kalweit, dopo sei anni vissuti nel capoluogo pugliese, ha dato vita al suo nuovo sforzo musicale ​The Kalweit Project​.

Attivo dal 2015, il gruppo, che vede la collaborazione tra l’americana, come lead singer, e tre musicisti della provincia di Lecce, ha pubblicato, lo scorso cinque aprile, l’EP ​Swiss Bike ​che, ​composto da 5 tracce, si rivela un autentico capolavoro di ingegno di suoni e di arrangiamenti, nonché risultato   dell’evoluzione musicale che Georgeanne Kalweit ha attraversato nel corso della sua carriera.

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F o l l o w t h e r i v e r – Blankets & Bumblebees (2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Giovanni Carfì

Non è un vero e proprio esordio quello di F o l l o w t h e r i v e r, (tutto staccato e attaccato allo stesso tempo), ma è l’evoluzione di un progetto voluto e ideato da Filippo Ghiglione, che dopo qualche peripezia ha preso forma in questi giorni, regalandoci un Ep delicato, dalle sonorità ricercate, con esplorazioni in bilico tra la piacevolezza del suono acustico, sia esso chitarra o pianoforte, e l’uso e aggiunta di elementi elettronici eterei.

Dobbiamo tornare indietro di qualche anno, quando nel 2014 il tutto iniziava a germogliare; dopo la stesura delle prime tracce in inglese, queste e altre trovano spazio in un piccolo progetto video dal titolo Sounds, dove i brani venivano eseguiti in varie location, in modo quasi amatoriale. L’anno successivo esce il primo Ep dal titolo How to Rebuild a Pounding Heart, un concept incentrato su quel momento amaro che è la fine di una relazione. Terminate le lacrime, arriva il momento ideale per scrivere un secondo Ep, Into this Morning Mood, il tutto in solitaria in una situazione bucolica, tra le montagne valdostane.

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Heathens – Love Songs For Insensitive People (Ricco Label, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Manuel Gala

Quando l’amore incontra il synth ed è in grado di raggiungere i cuori degli insensibili e degli insensati, allora si può parlare di miracolo musicale. Ma la musica non è quasi mai un miracolo che arriva dal nulla. Le capacità di chi scrive e di chi compone sono doni che si legano fra di loro dando vita al legame perfetto. Con Love Songs for Insensitive People, gli Heathens vogliono dimostrare tutto questo.

Il sestetto italiano formato da Mattia e Lorenzo Dal Pan, Matteo Valt, Francesco Dal Molin, Stefano Pettenon e Massimiliano Cappello, muove i primi passi dalle colline di Feltre per arrivare col terzo album a scalare quelle montagne che sembrano lontane e inarrivabili, le vette del successo. Il suono è raffinato, pacato nel suo cammino e nel suo incedere, quasi fosse una lullaby versione colonna sonora.

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Gli Scordati di Joe – Vol. 41

R E C E N S I O N I


Articolo di Giovanni Carfì

Note di merito per album passati distrattamente in secondo piano, ma meritevoli di un loro piccolo spazio. Nell’impossibilità di raccontare tutto ciò che viene prodotto, una selezione di dischi con confronti senza vincitori, né punteggi; ma con la presunzione di restituire una sensazione il più immediata possibile, attraverso un’analisi che va oltre le solite stellette.

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M¥ss Keta – Paprika (Island/Universal, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cristiano Carenzi

Venerdì 29 Marzo è uscito Paprika, il nuovo disco di M¥ss Keta. Prima di parlare del disco in sè ci tengo a sottolineare che per lei e tutto il suo progetto stra vedo. Mi ha conquistato inizialmente con In gabbia (anche grazie alla citazione alla mia Busto Arsizio) per poi riconfermarsi in tutti i progetti successivi, che alla fine la hanno portata a Una Vita In Capslock, ovvero la ciliegina sulla torta. Ammetto che le aspettative riguardanti questo disco non erano altissime, dopo quello precedente era veramente difficile riconfermarsi. Inoltre quando ho visto la tracklist, con moltissimi featuring, i quali potevano fate felici un po’ tutti (Guè Pequeno, Gabry Ponte, Mahmood…) non ero convintissimo.

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