Ricerca

Off Topic

Solo contenuti originali

Categoria

Recensioni

Oddkin – Oddkin (Self-released, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Francesca Marchesini

Oddkin = legami di parentela non riproduttiva e alleanze trasversali e responsabili (Donna Haraway, 2015)

Gli Oddkin, duo composto da Lilah Larson ed Ezra Miller, hanno dato notizia della propria formazione agli inizi di ottobre; in realtà non si tratta della nascita di una nuova band, ma di una ridefinizione di un’entità mutaforma e polifonica precedentemente conosciuta come Sons of an Illustrious Father. Nel corso degli anni, sei diversi musicisti hanno portato a compimento due album e diversi singoli. Questo “contenitore in costante espansione e contrazione”, come gli Oddkin scrivono sul loro profilo Instagram per annunciare il proprio (ri)battesimo, si ispirava in modo ironico alla parabola del figliol prodigo che rimaneva ancorato al proprio passato; ora la Larson e Miller (unici membri stabili) vogliano affermare la propria volontà sul presente così come l’importanza dei rapporti necessari alla sopravvivenza su un piano sociale e psicologico, ispirandosi quindi alla teoria cyborg della filosofa statunitense Donna Haraway.

Continua a leggere “Oddkin – Oddkin (Self-released, 2021)”

Jónsi – Obsidian (Krunk Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Massimo Menti

L’ossidiana è una roccia eruttiva effusiva, nera, dai bordi taglienti come lame, dura e fragile allo stesso tempo, un vetro vulcanico che si forma per rapido raffreddamento della lava. Jónsi (Birgisson) cantante e artista islandese (e leader della band Sigur Rós) riversa queste precise caratteristiche in Obsidian, il nuovo album uscito a sorpresa ad un anno di distanza dal precedente Shiver. Il progetto accompagna anche l’omonima mostra che si terrà fino al 17 dicembre alla Tanya Bonakdar Gallery di New York. Hrafntinnublómstur in islandese fiore di ossidiana è una scultura di grandi dimensioni presente nella galleria d’arte (e usata come cover del disco) composta da roccia vulcanica, resina, noci brasiliane bruciate, sabbia nera, muffa ed acciaio. Jónsi non solo musicista dunque, ma anche artista a tutto tondo, capace di mescolare elementi di natura diversa per generare nuove creature, una specie ibrida sintetico mineral-floreale.

Continua a leggere “Jónsi – Obsidian (Krunk Records, 2021)”

Michael Venturini – Popolare Fuori Moda (Costello’s / Artist First, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Andrea Notarangelo

Michael Venturini, al suo esordio discografico dopo anni di gavetta e autoproduzioni, si presenta a questo appuntamento importante con Popolare Fuori Moda, un disco che trabocca di colori e di immagini. Alibò è la traccia di apertura a questo prontuario, un manuale di sopravvivenza alla vita, che ci mette a dura prova nel quotidiano attraverso piccole o grandi lotte. Alibò è però anche il nome del protagonista di questa canzone, ma potrebbe far pensare a degli “alibi” declinati al passato. Il cantautore ci racconta delle storie fatte di pretesti e scuse, anche verso sé stessi e la propria parte giovanile che via via va scemando verso l’età adulta. Questa ironia universitaria del protagonista carico di idee e ambizioni con le quali dovrà fare i conti, non è innovativa, ma è presentata da Venturini in maniera originale.

Continua a leggere “Michael Venturini – Popolare Fuori Moda (Costello’s / Artist First, 2021)”

Vincenzo Zitello – Mostri e Prodigi (Telenn Recording, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

La parte immaginifica di ognuno di noi vive di simboli, fantasie, ricordi e visioni del futuro. In questa s’agitano sogni, sentimenti complessi ed emozioni in un continuo moto dinamico di scambio con la realtà comune. Il punto è proprio questo: cosa condividiamo con gli altri di ciò che chiamiamo reale? Tutti seguiamo, chi più o chi meno, la via della Ragione, ma sappiamo per esperienza che questa strada non è la sola. Non ci serve quando affrontiamo amori e distacchi, dolori e speranze. Allora è il grande mare dell’immaginazione, della fantasia e dell’inconscio a cui ci rivolgiamo per attingervi le forze necessarie al nostro cammino e per trovarvi eventualmente conforto. Vincenzo Zitello, polistrumentista e virtuoso dell’arpa celtica, ha una lunga pratica di percorrenza attraverso gli impervi ma affascinanti territori di questa “finis terrae” e molti dei suoi precedenti lavori lo dimostrano. Da Metamorphose XII dove in copertina una grossa chiave promette di aprire una serratura misteriosa ad Infinito, da Arcana Mundi – un lungo viaggio attraverso i codici interpretativi e proiettivi dei Tarocchi fino all’odierno ed ultimo Mostri e Prodigi. L’aspetto mostruoso non è però, in questo contesto, attribuibile al concetto freudiano di “ritorno del rimosso”, non solo, almeno. Le creature mostruose che Zitello ci racconta sono puri archetipi, cioè simboli arcaici primordiali. Ci troviamo di fronte a ibridi, cioè creature assemblate di parti animali e umane le cui origini vanno ricercate negli arcaici culti animistici. Zitello, sapientemente, ne ha raggruppati alcuni ben presenti alla base della cultura dell’Occidente e quindi nel Mito greco ma non solo. Creature similari si trovano nei miti orientali, nelle favole nordiche e africane. L’Uomo ha un patrimonio psichico comune, un’essenza condivisa a tutte le latitudini e questi “mostri” così presenti in ogni sottofondo mitico lo dimostrano. Vincenzo Zitello opera in questo suo ultimo lavoro tra melodie incantatorie e arrangiamenti pieni di respiro con un album omogeneo in cui le diverse creature prodigiose che si susseguono fungono da pretesto per questa serena, speleologica discesa verso il profondo. I mostri gettano la maschera e si dimostrano per quello che sono, null’altro che lo specchio di una parte di noi, la parte meno convenzionale e più misteriosa che scivola verso i territori dell’inconscio.

Continua a leggere “Vincenzo Zitello – Mostri e Prodigi (Telenn Recording, 2021)”

Massimo Priviero – Essenziale (Ala Bianca, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Roberto Bianchi

Sono passati quattro anni da All’Italia (qui la recensione), splendido album tematico. Tanta acqua è passata sotto i ponti, trasportando dolore, sofferenza, paura e grandi incertezze: una dura prova per tutti noi, protagonisti involontari di un pessimo film fanta-horror. C’è chi si è chiuso in sé stesso e chi, con grande forza, è riuscito a dare il meglio, amplificando la propria creatività. Massimo Priviero è stato bravissimo a ottimizzare il forzato isolamento scrivendo delle bellissime canzoni e regalandoci qualcosa di Essenziale, di nome e di fatto. Il progetto è nato lo scorso anno, con l’idea di realizzare un album acustico, minimale, con l’esclusivo utilizzo di chitarra e voce: Massimo si è isolato nello studio MPC di Caravaggio con il polistrumentista Riky Anelli incidendo le basi di Essenziale, ma nel divenire le canzoni sono state arricchite con l’utilizzo di altri strumenti e suoni, che hanno nobilitato la bellezza delle parole.

© Ferdinando Bassi
Continua a leggere “Massimo Priviero – Essenziale (Ala Bianca, 2021)”

The Darkness – Motorheart (Cooking Vinyl, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Stefania D’Egidio

La band più irriverente del britrock torna il 19 novembre con l’album Motorheart per Cooking Vinyl/Egea Music/The Orchard, a distanza di due anni dal precedente Easter Is Cancelled, entrato nella top 10 inglese con un buon riscontro di critica. Anticipato dalla titletrack e dai singoli Nobody Can See Me Cry e Jussy’s Girl, il disco è stato registrato, prodotto e mixato da Dan Hawkins nei Gateway Mastering Studios di Portland; copertina stravagante, con un rimando ai cartoons anni ’70, per la presenza di una sexy robot circondata da simboli fallici, il settimo lavoro in studio è stato annunciato dalla band come “l’album che spacca più forte di qualsiasi cosa fatta finora”, nove tracce (dodici nella versione deluxe) “per essere trasportati immediatamente da questa valle di lacrime lamentose ai campi elisi del rock dove tutte le mani sono alzate”. E Motorheart non tradisce le aspettative dei fans, forse il migliore prodotto negli ultimi anni.

Continua a leggere “The Darkness – Motorheart (Cooking Vinyl, 2021)”

Flares on Film – About War, Love and Electricity (Lift Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Simone Catena

Il progetto Flares on Film torna alla luce con questo terzo disco in studio, il primo sotto una nuova etichetta, la Lift Records che, con cura e attenzione, avvolge tutte le sonorità elettroniche e d’avanguardia del panorama underground. La band nasce nel 2015 a Bari, con le idee ben chiare, cercando di trasmettere con i propri brani, un percorso sospeso e ricco di vibrazioni. In questo nuovo lavoro About War, Love and Electricity, si mette in risalto una tecnica sopraffina e un gusto personale da brividi. Le sonorità prendono vita sopra paesaggi astratti, con tematiche interessanti che vanno dal periodo anni 90 fino alla chill-out, su uno stile moderno e psichedelico. L’album con il suo insieme di suoni digitali, synth delicati e strutture sensibili, vuole raccontare una routine di tutti i giorni e il continuo conflitto tra il bene e il male. Per poi lasciarsi andare, senza mai arrendersi. Un viaggio intenso e introspettivo, che tocca nel profondo del nostro cuore.

Continua a leggere “Flares on Film – About War, Love and Electricity (Lift Records, 2021)”

Mario Mariotti – Blues Pour Boris (Amirani Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Blues pour Boris, l’ultimo lavoro di Mario Mariotti, è un magnifico “pastiche” concettuale, prima che musicale, e a spiegarcelo è lo stesso Mariotti, nelle note di copertina che accompagnano l’uscita del disco. Dedicato a La schiuma dei giorni, romanzo-choc di Boris Vian, il lavoro musicale trae ispirazione da un fitto intreccio di rimandi: imbattutosi casualmente in un ritaglio di giornale, Mariotti legge che la madre di Boris, Yvonne Vian, grande melomane, decide di chiamare il figlio Boris, avendo ascoltando il Boris Godunov di Modest Mussorsgky. E fino a qui la cosa è abbastanza lineare. Ma Mario Mariotti lascia libera di vagare la sua mente, che decide di prendere spunto per questo lavoro dal sistema compositivo di Olivier Messian e in particolare dal suo metodo detto “modi a trasposizione limitata”. Oltre a questo, vi è nel disco un preciso riferimento alla melodia Mood Indigo di Duke Ellington, molto amato da Vian. Ma non basta perché, oltre al materiale musicale, Mariotti correda il disco con ampie citazioni dal romanzo di Boris Vian. Diciamo che questa è sinteticamente la mappa concettuale del disco e scusate se è poco. Aggiungiamo che il disco è stato pubblicato in occasione del quarantesimo anno di attività della piccola, ma preziosa casa editrice milanese Marcos Y Marcos e ricordato tutto ciò, possiamo passare all’ascolto.

Continua a leggere “Mario Mariotti – Blues Pour Boris (Amirani Records, 2021)”

Dino Betti van der Noot – The Silence Of The Broken Lute (Audissea, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Prima ancora di aver potuto ascoltare la musica di The Silence of the Broken Lute, sono stato affascinato dal titolo di questo ultimo lavoro di Dino Betti van der Noot. Un liuto rotto mi ricorda il Père-Lachaise dove, sulla tomba di Chopin c’è la statua di Euterpe, la Musa della Musica, che tiene tra le mani lo strumento spezzato. Un po’ più complessa è la decriptazione simbolica de “I due ambasciatori” di Holbein il Giovane. Chi osserva il dipinto viene attratto da un’anamorfosi ai piedi dei due soggetti rappresentati, cioè una immagine deformata che riacquista il suo aspetto originario osservando il quadro di sbieco. Ma il particolare che sfugge quasi a tutti, è la presenza di un liuto con una corda rotta sul tavolino alle spalle dei due uomini. Forse un “memento mori”, forse un’allusione alla frattura riformista luterana, forse altro ancora. Ma un liuto rotto, o una cetra appesa ad un salice come nel caso della nota poesia di Quasimodo, è da leggersi sempre come un’interruzione luttuosa, uno sfregio all’arte e soprattutto all’armonia della vita stessa sulla cui responsabilità ha gravato, di questi tempi, il passaggio della pandemia. Ed è stata questa l’idea motivante di Van der Noot, cioè quella di riprendere tra le mani i propri strumenti, di non lasciarli languire in un pallido limbo in attesa di tempi migliori ma di farli risorgere alla vita attraverso la musica. Non basta però una composizione in solitaria, c’è invece bisogno di collettività, di riprendere il rapporto espressivo e comunicativo con gli altri seppur a dovuta distanza, scuotendosi dall’isolamento obbligato e riacquistando il potere di dare un senso vitale alla propria esistenza. La musica diThe Silence… è in parte sapientemente scritta ma in altra parte, come vuole la miglior tradizione jazz, affidata all’interpretazione improvvisata dei singoli strumentisti. Siamo al cospetto di un insieme orchestrale di oltre venti elementi – ventidue per la precisione – già collaudati in alcuni ensemble precedenti organizzati dallo stesso Van der Noot. Musicisti che si conoscono tra di loro, quindi, che sanno interagire al momento opportuno adattandosi alle varie sfumature della partitura e facendo levitare un’opera che di per sé appare notevolmente complessa. Del resto tutti i lavori del compositore ligure non sono mai stati “di pronta beva”, per dirla in termini enologici. Piuttosto sono come vini pregiati, vanno sorseggiati pian piano per gustarne tutti gli aromi, dai più evidenti a quelli maggiormente nascosti.

Continua a leggere “Dino Betti van der Noot – The Silence Of The Broken Lute (Audissea, 2021)”

WordPress.com.

Su ↑