R E C E N S I O N E
Recensione di Stefania D’Egidio
Il 23 ottobre Michael Kiwanuka ha pubblicato il suo quinto album in studio, Fudge, a distanza di due anni dal precedente Small Changes. In realtà le tracce sono state scritte in contemporanea a quelle di Small Changes, come progetto parallelo e alternativo, chiudendosi in un monolocale, trasformato in studio casalingo, con i soldi ricavati dal Mercury Prize, a pochi metri dalla sua casa di Southampton. Un’autoproduzione con sonorità calde e spoglie, prive di sovrastrutture, con la rifinitura affidata ai fedelissimi Dom Monks, per il mixaggio, Rosie Danvers, per gli archi e all’amico di vecchia data Steve Gee, per la copertina coloratissima, quasi psichedelica. Un periodo complicato per Michael, quello che ha preceduto l’uscita di Fudge, a causa di un ictus, rivelato ai fans solo nel mese di settembre, che lo ha costretto a sospendere tutti gli eventi live, ma che, nello stesso tempo, gli ha dato l’occasione per riprendersi i suoi spazi.

Fudge rappresenta un ritorno alle origini per Kiwanuka, permettendogli di approcciare il disco proprio come piace a lui, senza preoccuparsi troppo di catturare la benevolenza del pubblico; forse proprio per questo restituisce una dimensione molto intima dell’artista, lui, le sue chiacchiere in studio, mantenute sui nastri, e la sua chitarra acustica in quel monolocale che chiama amorevolmente la capanna medievale. Nascono così 12 brani dalla struttura semplice, ma al contempo ricchi di melodie; la traccia che apre la scaletta, Summer Clothes è una carezza per l’anima, ma altrettanto belle sono California, con quell’intreccio tra batteria e quartetto d’archi, e la lunghissima Love In My Heart, nata da una drum machine improvvisata, che si trasforma poi in un lento soul.
Segue la traccia più ritmata, Just Another Moment, mentre curiosa è la somiglianza della linea melodica di Drowing In Your Heart con Freedom di The Wham!, seppure molto più lenta. Straziante il testo di Across The Sky in cui Kiwanuka si abbandona a riflessioni acustiche alla McCartney, probabilmente dettate dalla malattia, mentre è accattivante la successiva Stars, con una chitarra acidognola, addizionata di fuzz, e un bel ritornello, fa strano pensare che sia nata da un periodo di totale sfiducia nelle sue capacità. Dal sapore vagamente autunnale You Sent Me Flying, sarebbe stata una perfetta colonna sonora per uno di quei film francesi anni ’60.
Move In My Direction fa tanto MTV Unplugged trent’anni dopo, tutta chitarra acustica e archi, con la batteria ridotta all’osso. Emozionante l’atmosfera di Steve’s Paradise, con la voce raddoppiata. Il gran finale arriva con Sing, la mia preferita, e con Swings And Roundabouts, altro capolavoro di poesia in musica.
Per qualcuno Fudge potrebbe rappresentare una fuga dalla comfort zone dell’artista, a me è sembrato piuttosto un inno alla libertà di espressione: via dalle pressioni del mondo discografico, via dalle aspettative del pubblico, per approdare finalmente ad un’oasi di pura bellezza. Se Small Changes non mi aveva entusiasmato più di tanto, in Fudge Michael ripercorre i fasti di Love and Hate, esattamente dieci anni dopo, tornando a fare quello che sa fare meglio: emozionare.
Tracklist:
01. Summer Clothes (4:26)
02. California (5:28)
03. Just Another Moment (6:27)
04. Drowning In Your Heart (4:17)
05. Love In My Heart (7:10)
06. Across The Sky (3:22)
07. Stars (5:11)
08. You Sent Me Flying (4:57)
09. Move In My Direction (4:18)
10. Steve’s Paradise (6:00)
11. Sing (6:12)
12. Swings and Roundabouts (3:26)








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