R E C E N S I O N E

Recensione di Stefania D’Egidio

Pochi concerti sono stati consacrati alla storia: il Live Aid del 1985, primo evento benefico di portata mondiale, di cui purtroppo ho pochi ricordi, il tributo post mortem a Freddie Mercury, in quanto voce unica , irripetibile, e lo scorso 5 luglio 2025 al Villa Park di Birmingham per l’ultimo concerto dei Black Sabbath, nella formazione originale, la prima volta dopo venti anni. La band formata da Ozzy Osbourne, Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward è tornata a casa, a pochi metri da dove, nel lontano 1968, aveva dato vita al genere heavy metal, influenzando centinaia di band venute nei decenni a seguire. Senza di loro non esisterebbero i Metallica, i Rage Against the Machine, i Pantera e tanti altri, pertanto era giusto esprimere la propria gratitudine ad Ozzy e soci per quanto donato alla musica e nessuno quella sera sapeva che per lui sarebbe stata l’ultima volta su un palco, essendo venuto a mancare solo diciassette giorni dopo. Una macchina organizzativa messa in moto un anno prima da Sharon Osbourne per esaudire l’ultimo desiderio del marito e renderlo felice, aiutata da Andy Copping e Tom Morello, nella veste, oltre che di chitarrista, anche di direttore artistico, con il compito apparentemente difficile di scegliere i partecipanti alla festa, in realtà semplice, semplicissimo: quando ti arriva una chiamata del genere è impossibile dire di no, salvo essere del tutto pazzi!
Nessuno avrebbe scommesso un penny sulla riuscita dell’evento, visti i continui problemi di salute avuti da Ozzy negli ultimi anni, nessuno avrebbe scommesso che sarebbe arrivato a fine concerto e, invece, il Principe delle Tenebre ci ha stupito ancora una volta, seppur provato dal morbo di Parkinson, adagiato su un trono nero con evidenti tremori, la voce un po’ incerta inizialmente, superato il warm up si è preso la scena come di consueto, con i suoi occhi sbarrati e le solite parole di incitamento al pubblico.

Erano in tanti al Villa Park di Birmingham, circa 40.000 persone, oltre ai 5,8 milioni di fans collegati da tutto il mondo, che hanno permesso di raccogliere più di 140 milioni di sterline, devoluti in beneficenza a diversi enti. Da quella serata ne è nato un film documentario, curato dagli storici Mercury Studios, specializzati in contenuti musicali, e distribuito in Italia da Nexo Studios. Ho avuto la fortuna di assistere all’anteprima di Milano: durata 147 minuti, difficile condensare tutte le emozioni di una maratona musicale di quasi dieci ore, ma grazie al dolby surround e a un montaggio sublime si è catapultati direttamente nel pit. Ti ritrovi così sotto a quel palco ed insieme ai quattro ragazzi di Birmingham, a distanza di quasi 60 anni, incontri gli amici di sempre, Zakk Wylde alla chitarra, Mike Inez al basso, Tommy Clufetos alla batteria, ma Morello ha fatto anche di più: ha portato al cospetto di Ozzy “er mejo” del panorama heavy metal/hard rock mondiale: Metallica, Mastodon, Guns’n’Roses, Anthrax, Slayer, Steve Tyler, Lamb of God, Pantera, David Ellefson, Chad Smith, Ronnie Wood… porca miseria sono così tanti che faccio fatica a ricordarmeli tutti! Scherzo, in realtà non voglio spoilerarvi troppo perché il docufilm sarà nelle sale di tutto il pianeta il 28 e 29 ottobre, quindi alzate la chiappe e andate a vederlo. Oggi giornata grigia di pioggia a Milano, quindi il clima giusto per riascoltare le canzoni dei Sabbath che hanno fatto la storia, reinterpretate dagli ospiti a modo loro, molto potenti le versioni di Children of the Grave dei Lamb of God e di Electric Funeral dei Pantera, quasi commovente la Changes di Yungblud, fighissima Supernaut eseguita dai Mastodon insieme a tre batteristi d’eccezione: Mario Duplantier dei Gojira, Danny Carey dei Tool ed Eloy Casagrande di Slipknot. Al limite della mitologia la drum-off tra Chad Smith dei RHCP, Danny Carey dei Tool e Travis Barker di Blink-182, che si sono sfidati a colpi di assoli alternati, esecuzioni sincronizzate, per poi sfociare in una versione ad alto contenuto adrenalinico di Symptom of the Universe.

Emozionante rivedere Ozzy cantare i suoi brani solisti accompagnato da Zakk Wylde, Mike Inez e Tommy Clufetos, proprio come trent’anni fa, da brividi la versione di Mr. Crowley con l’alternanza di immagini del presente e del passato, con Rhandy Roads che fa capolino alle spalle di Zakk durante l’assolo: mi piace pensare che lui e Ozzy se la stiano ridendo insieme da qualche parte lassù. Un montaggio davvero bello quello dei Mercury Studios, che fa venire un pò di nostalgia, ma, allo stesso tempo, lascia anche una sensazione di felicità per aver vissuto un certo periodo ed essere cresciuti con questa musica.

Inutile dire che il momento più atteso è quello in cui Ozzy, Tony, Bill e Geezer si ritrovano di nuovo l’uno accanto all’altro, da quel lontano 2005, ad eseguire i brani che hanno fatto scuola: War Pigs, N.I.B., Iron Man, Paranoid. Iommi sicuramente il riff master per eccellenza, quante volte mi sono ritrovata con la chitarra a cercare di imitarlo e chissà quante generazioni di chitarristi come me, per non parlare delle linee di basso di Butler, così profonde, così penetranti. Cosa resta di questi quattro formidabili musicisti? Una grande eredità, il merito di aver tracciato un solco tra il prima e il dopo, di aver aperto una nuova strada che, dal 1968, ci ha portato fino ai giorni nostri: nelle considerazioni strappate agli altri artisti ognuno ha un ricordo preciso, quello di aver iniziato a suonare perchè folgorati dalla loro musica, persino il simpaticissimo Jason Mamoa, a cui viene affidata la presentazione dello show, ha parole di profonda stima per i Sabbath e, una volta terminato il compitino, si lancia tra il pubblico per pogare a più non posso come fosse un ragazzino. È triste riguardare il tutto sapendo che Ozzy non c’è più e che, come lui, non ce ne saranno altri, ma allo stesso tempo mi rincuora pensare che fino alla fine ha fatto quello che gli piaceva, lui stesso lo ha detto: “la vita è un lampo, bisogna fare ciò che ci fa stare bene” e cantare lo faceva stare bene; nelle sue fragilità, nei suoi momenti più bui la musica, insieme alla sua famiglia, è stata l’unico punto fermo, l’unica certezza.

Lo ha fatto un’ultima volta, nella sua Birmingham:

“I tempi cambiano/ i tempi sono strani/ sto arrivando ma non sono lo stesso/ mamma sto tornando a casa“.

Per trovare il vostro cinema e gustarvi il concerto basta andare sul sito www.nexostudios.it e cliccare sulla locandina.

Stay tuned OffTopici!

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