Ricerca

Off Topic

Solo contenuti originali

Categoria

News

Batti 5: 5 domande in 5 minuti – Sidi

Le contiamo sulla punta delle dita: 5 domande ai nostri artisti, il tempo di batter 5 et voilà, in 5 minuti le risposte.

I N T E R V I S T A


Articolo di E. Joshin Galani

Il protagonista di questo Batti 5 è Sidi: batterista, producer, fonde l’improvvisazione con patterns catturati da oggetti della quotidianità. La sua musica fonde sonorità elettroniche con le più autentiche riprese audio effettuate dalla natura e da strumenti di uso quotidiano, creando beat trip-hop e dark ambient con l’ausilio di sessioni ritmiche complesse montate su vari looper.

Continua a leggere “Batti 5: 5 domande in 5 minuti – Sidi”

Paolo Angeli – Jar’a (AnMa Productions , 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Mi accosto a questo lavoro di Paolo Angeli, Jar’a, mentre le tende parasole del mio terrazzino sobbalzano al vento con un suono che ricorda quello delle sartie di una barca a vela. Mentre qui al nord da dove sto scrivendo l’estate sbiadisce, in Sardegna si è consumata, non da molto tempo, una follia piromaniaca che ha bruciato parte della macchia mediterranea. Perché l’Isola, per chi c’è stato almeno una volta, non è solo vento e mare ma anche profumo di terra e di erbe, di legni e di montagne. Angeli, chino sulla sua chitarra preparata, ha voluto rendere acceso e vibrante questo rapporto d’integrità sensoriale con la sua terra d’origine. Egli ha imbastito quest’opera nuova registrando in diretta, manovrando il suo strumento, si può dire, con l’intero corpo e servendosi in aggiunta di un delay per sovrapporre suoni su suoni. L’apporto occasionale della propria voce insieme a quella profonda e archetipica di Omar Bandinu arricchisce l’incisione di melodie insidiose che pescano nel profondo e scandagliano luoghi sepolti, profondità marine e terrestri laddove muore ogni concetto ordinario di Tempo. Jar’a è una lunga suite suddivisa idealmente in sei tratti, sei luoghi di ipnotico ruminio di suoni, spesso irradiati da una solitudine salvifica che pone l’artista a tu per tu con la natura che forse mai, prima di questo disco, si era presentata in modo così selvatico, in una ruvidità mista a dolcezza che tradisce tutto l’amore di Angeli per la sua terra. La collaborazione con l’ingegnere del suono Marti Jane Robertson è stata probabilmente cruciale per la buona riuscita di questo lavoro, realizzando un mastering spettacoloso con effetti sonori tridimensionali, un’olografia acustica completamente avvolgente, molto godibile soprattutto attraverso l’ascolto in cuffia.

Continua a leggere “Paolo Angeli – Jar’a (AnMa Productions , 2021)”

L’Effet Vapeur – Ring (Arfi, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Cos’è il destino? Una prospettiva? Una concatenazione di eventi a cui solo successivamente si può attribuire un senso? Un groviglio di fatti? È un tema sul quale ho spesso riflettuto senza mai trovare nella filosofia o nella letteratura, una risposta, non dico esaustiva, ma nemmeno lontanamente soddisfacente. Ho scoperto poi che la cercavo in ambiti, per così dire “sbagliati”. Mi sono invece imbattuto, non del tutto casualmente, in una risposta molto più stimolante quando ho incominciato ad ascoltare Les douze cordes du destin, pezzo di apertura dell’eclettica formazione L’effet Vapeur, dal loro ultimo lavoro intitolato Ring. E così mi si è rivelato cos’è il destino: un insieme di armonie e disarmonie, stridore e ritmo, alti e bassi, un movimento disomogeneo come il corso delle nostre vite, che magari vorremmo diverse, ma che in fondo, ascoltando con attenzione (sia le vite che il pezzo), possono rivelarci tante sfaccettature e tanti momenti diversi.

Continua a leggere “L’Effet Vapeur – Ring (Arfi, 2021)”

Anna Arco – Sad Secret Songs (Spiltan Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Francesca Marchesini

And all the hurt that I’ve healed
I’d trade it all just to be

With you, with you, with you

(Anna Arco, Trade, 2021)

Otto tracce che raccontano il lutto e la perdita, un pop cupo come solo la musica scandinava sa essere. Questo è Sad Secret Songs, secondo LP di Anna Arco (pseudonimo di Anna Berglund) pubblicato lo scorso 27 agosto dall’etichetta Spiltan Records. Il nuovo lavoro in studio della polistrumentista svedese affronta la scomparsa della propria migliore amica attraverso testi intimi e una produzione curata.

Continua a leggere “Anna Arco – Sad Secret Songs (Spiltan Records, 2021)”

F.S. Blumm & Nils Frahm – 2X1=4 (Leither, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Claudia Losini

Il produttore di elettronica neoclassica Nils Frahm e l’icona tedesca F.S. Blumm tornano a collaborare con il quarto disco 2×1=4, titolo che a primo acchito potrebbe ricordare un orwelliano 2+2=5.
Qual è il recondito senso di questa moltiplicazione? Due compositori producono insieme il quarto disco, molto banalmente, oppure la creatività di due teste insieme può creare un’opera che oltrepassa addirittura ciò che avevano pensato immaginabile.
E in effetti questo disco è molto diverso dalle produzioni precedenti: fin dall’inizio Music for lovers, music versus time e in seguito Music for wobbling, music versus gravity, una sorta di doppio concept album, se così vogliamo vederlo, dove la musica esplora il concetto di tempo e gravità, sezionando il suono fino a scomporre ogni singola nota, indugiando nelle chitarre e nel piano, per sublimare la fragilità e le emozioni e congelarle in un istante. Anche Tag Eins Tag zwei, che a sua volta è un concept album a sé stante, non si allontana da questi binari, ma traccia con maggiore forza la sinergia emotiva di Blumm e Frahm.

Continua a leggere “F.S. Blumm & Nils Frahm – 2X1=4 (Leither, 2021)”

Giovanni Guidi – Ojos De Gato (Cam Jazz, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Non è difficile voler bene alla figura di Leandro Barbieri, detto Gato, sassofonista argentino ch’ebbe a cuore, oltre al jazz, destini e sofferenze del popolo latino, amato con passione umana e politica attraverso l’indimenticabile sonorità del suo strumento. Del resto lo stile di un musicista si tratteggia soprattutto percorrendo le sue personali caratteristiche sonore e il sax di Barbieri, a questo proposito, è realmente inconfondibile. Anche se in questo Ojos de Gato del pianista Giovanni Guidi il sassofonista James Brandon Lewis ne ricalca l’impronta stilistica proponendosi con un suono smaliziato, a tratti molto simile all’originale. Personalmente sono legato alla figura del “Gato” sia per gli innumerevoli ascolti “collettivi” dedicati ai suoi dischi pubblicati dalla Impulse! dei primi anni’70 – erano anni d’intensa lotta politica condotta spesso improvvidamente ma con grande passione – sia per il romantico decadentismo della colonna sonora di Ultimo tango a Parigi, film reso mitico anche perché fu l’ultimo esempio di accanimento censorio della storia italiana. Guidi, dall’alto della maturità raggiunta come pianista, si propone con una serie di brani tutti autografi, previa un’identificazione carica di sentimento, non tanto con lo stesso Barbieri in quanto esecutore, con cui non condivide evidentemente l’utilizzo del medesimo strumento, ma con il suo sentire, con quella vitalità e insieme malinconica allegria venata di rabbia polverosa che ha quasi sempre attraversato la sua produzione discografica. Guidi ci mette molte cose, oltre all’Emozione. Ci mette la Terra, la “Lucha”, il periodo free, l’esuberanza etnico-ritmica, l’Italia, la Francia, i provocatori “murales” colorati d’ingenuità che adornavano i corridoi di quella musica, ormai dissoltasi nella diacronia degli avvenimenti ma ancora ben persistente nella memoria del jazz. Ci mette pure qualche legame personalissimo, accomunando il proprio vero padre scomparso da poco con quello putativo rappresentato dallo stesso Barbieri.

Continua a leggere “Giovanni Guidi – Ojos De Gato (Cam Jazz, 2021)”

Emanuele Sartoris & Daniele Di Bonaventura – Notturni (Caligola Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Aldo Pedron

Due artisti, musicisti, compositori di ottima levatura, impegnati in vari progetti ed incisioni.

Emanuele Sartoris unisce un’intensa attività concertistica a quella didattica, dai seminari fino all’insegnamento presso il Conservatorio di Torino ed approdato alla musica jazz frequentando seminari di improvvisazione e orchestrazione fino al diploma e la Laurea in Composizione ed Orchestrazione Jazz sotto la guida di Dado Moroni. In questo periodo è impegnato discograficamente in tre progetti con il chitarrista Maurizio Brunod nel suo Ensemble dove è presente anche Daniele di Bonaventura, in Woland disco del quale è co-firmatario insieme al percussionista Massimo Barbiero e la violinista Eloisa Manera e un disco a 4 mani con il pianista classico Massimiliano Gènot dal titolo Totentanz-Evocazioni Lisztiane. Emanuele Sartoris è un attivissimo pianista oltre ad essere protagonista del programma Nessun Dorma della RAI con l’ensemble Night Dreamers.

Daniele di Bonaventura nato a Fermo nelle Marche, compositore-arrangiatore, pianista-bandoneonista. Una formazione musicale di estrazione classica (diploma in Composizione) iniziata a soli 8 anni con lo studio di pianoforte, violoncello, della composizione e della direzione d’orchestra. Ha suonato nei principali festival italiani ed internazionali. Nel 2014 ha collaborato alla colonna sonora del film Torneranno i prati diretto da Ermanno Olmi. A Marzo 2015 ha pubblicato un CD in duo con Paolo Fresu sempre per la ECM intitolato In Maggiore e in contemporanea il film-documentario Figure musicali in fuga del regista Fabrizio Ferraro in cui vengono ritratti i due musicisti durante la sessione di registrazione a Lugano insieme a Manfred Eicher. Al suo attivo più di 90 dischi con svariate etichette ed edizioni.

Questo nuovo progetto invece è un disco interamente dedicato ai notturni e alle sue atmosfere rarefatte, brani originali firmati da Emanuele Sartoris e Daniele di Bonaventura.

Continua a leggere “Emanuele Sartoris & Daniele Di Bonaventura – Notturni (Caligola Records, 2021)”

Iron Maiden – Senjutsu (Emi Music, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Stefania D’Egidio

C’è ben poco da aggiungere quando si parla di un gruppo come gli Iron Maiden, che è entrato di diritto nella storia della musica e che ha contribuito a scriverla la storia, essendo una delle colonne portanti di un intero genere, la New Wave of British Heavy Metal. Centinaia i gruppi che a loro si sono ispirati nel corso degli anni e di cui poi avremmo sentito parlare, ad esempio Metallica e Slayer, tanto per citarne due.
In principio erano visti come un manipolo di capelloni sfigati, con giacca di pelle e jeans attillati, in una Londra dove sintetizzatori e suoni elettronici imperavano, snobbati dalle radio e dalle masse, eccezion fatta per i frequentatori del Ruskin Arms, unica isola felice della capitale inglese per gli amanti del metallo. Impiegano qualche annetto a farsi notare dall’industria discografica, cercando di distinguersi dalle band punk del momento, da cui, tuttavia, attingono per i primi album, ed è solo dopo l’allontanamento del cantante Paul Di’ Anno, divenuto un fardello troppo pesante per i suoi vizi, e l’arrivo del più duttile Bruce Dickinson, che spiccano davvero il volo.

Continua a leggere “Iron Maiden – Senjutsu (Emi Music, 2021)”

Chvrches – Screen Violence (Virgin Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Andrea Notarangelo

Per me l’aspetto legato allo schermo è davvero da prendere alla
lettera. Mentre facevamo questo disco ci sembrava di vivere le

nostre vite solo attraverso gli schermi

(Martin Doherty, Chvrches)

I Chvrches arrivano al loro quarto album e oggi non è più possibile considerarli dei promettenti talenti musicali. Abbiamo di fronte dei musicisti con un certo gusto che col trascorrere del tempo cercano una loro via personale al Dream pop. Quella musica sognante che caratterizzò gli anni ’80, si sviluppò in forme più o meno commerciali in un decennio particolare e pieno di cambiamenti sostanziali. Trent’anni dopo, la situazione è talmente simile, da sembrare capovolta in uno specchio. Allora la Guerra Fredda condizionava le persone e ci teneva separati, mentre oggi, l’isolamento è dovuto a cause di tipo sanitario ed è in questa direzione che si muove Screen Violence, cioè l’arte di raccontare la disillusione, la paura e l’isolamento ai giorni nostri. Questo titolo fu un’opzione, poi scartata, per il nome della band e dieci anni più tardi, se ne sono ricordati e lo hanno utilizzato come metafora della società.

Continua a leggere “Chvrches – Screen Violence (Virgin Records, 2021)”

WordPress.com.

Su ↑