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Eugenio in Via di Gioia – esce “Natura Viva”, disco realizzato in un contesto urbano

C O N F E R E N Z E


Articolo di E. Joshin Galani La tenerezza di vedere quattro ragazzi crescere, dalla spontaneità alla ”gigioneria” dei palchi. Alla loro prima conferenza stampa qui a Milano, si presentano con un misto di gioia ed emozione. Sono gli Eugenio in Via di Gioia il nome è dato dai primi componenti della band (il cantante Eugenio Casaro, il fisarmonicista Emanuele Via e il batterista Paolo Di Gioia), a cui si è aggiunto 4 mesi dopo Lorenzo Federici a nome della band già definito, conosciuto a Londra, in Piccadilly Circus, mentre suonava il contrabbasso. Per par condicio, hanno dato il titolo Lorenzo Federici al loro album d’esordio del 2014. Esce nel 2017 Tutti Su Per Terra per arrivare al 2019 con Natura Viva, pubblicato da Virgin Records (Universal Musica Italia), anticipato dai singoli Altrove, Cerchi e Camera mia.

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Tornano in Italia i Wild Nothing – News

C O M U N I C A T O S T A M P A


Articolo di Redazione

Dopo due anni dal loro Life of Pause,  i Wild Nothing tornano per presentare dal vivo il loro ultimo lavoro Indigo. Uscito ormai la scorsa estate per Captured Tracks, ed anticipato dai songoli Letting Go e Partners in Motion, troverà spazio sui palchi italiani i prossimi giorni: 7 marzo presso Santeria Social Club – (Milano), 8 marzo al Monk – (Roma), e per finire il 9 marzo al Covo Club – (Bologna).

Per quanto riguarda l’album Indigo, …

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The André, il cantautore che canta la trap con la voce di Faber [l’intervista]

I N T E R V I S T A


Articolo di Eleonora Montesanti

Uno dei fenomeni musicali e sociologici che nell’ultimo periodo ho trovato più interessanti è quello di The André, l’artista “senza volto” che interpreta e traduce le più famosi canzoni trap come se fosse Fabrizio De André.
Il suo è un esperimento che unisce due mondi lontanissimi, eppure per qualche strana ragione funziona. Così tanto da farlo arrivare a pubblicare il suo primo disco. Spinta dalla curiosità della sua opera ho deciso di fare una chiacchierata con lui, soprattutto per cercare di scoprire quali fossero lo scopo e il motore di questo progetto così bizzarro, ma allo stesso tempo anche assolutamente geniale.

Se non lo conoscete, prima di leggere l’intervista vi consiglio di cominciare da qui:

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White Lies – Five (Pias, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Manuel Gala

Al solo accenno ai White Lies, riaffiorano subito ricordi e sensazioni di una fredda stagione invernale.

Un sabato pomeriggio di 10 anni fa, vagavo tra le strade ricoperte dalla neve, tra un negozio di musica e l’altro, alla ricerca di sensazioni alternative, di qualcosa che attirasse la mia attenzione. Quasi per magia (o più semplicemente per caso), in filodiffusione iniziano ad arrivarmi le note di To lose my life. Un autentico messaggio d’amore che recita: “let’s grow old togheter, and die at the same time”. Senza nemmeno saperne il nome, decisi che quella canzone avrebbe fatto parte della mia vita.

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Edda – Fru Fru (Woodworm label, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Thomas Maspes

Edda sa come farci godere. E non solo con le dita (“Guarda come sono fatta…fammi godere con le dita”). E sa anche come sorprenderci. Lo fa benissimo con questo suo nuovo disco, un’evoluzione di quel Graziosa Utopia uscito un paio d’anni orsono. Ci sorprende e ci dona piacere con il suo gusto sempre azzardato di saper cantare con quel timbro di voce beffardo e irriverente, che nella mia mente spesso associo a quello di una persona che ti sussurra all’orecchio frasi sconce per farti arrossire o per darti quella piccola scossa di piacere che poi attraversa tutto il tuo corpo. Ma per poter ottenere questo risultato ci vuole complicità. E allora Edda veste i suoi versi intrisi di una sessualità spinta e non convenzionale, con degli abiti dai colori sgargianti, abiti pop, “sgarzolini”, per l’appunto “fru fru” (lui dice che adorava mangiare dei biscotti così leggeri che venivano propriamente chiamati così).

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Rival Sons – Feral Roots (Atlantic Records, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Manuel Gala

Come nelle migliori famiglie, le tradizioni e le ricette vincenti si tramandano di generazione in generazione, e nella big family del rock’n’roll ci si aggrappa alle radici più profonde per ottenere il meglio. Nel caso dei Rival Sons, si parte da lontano, da Jimmy Page e Robert Plant, passando per Rory Gallagher e Jim Morrison. Radici pesanti e di un certo spessore con cui misurarsi. Ma potete fidavi… Il nuovo album della band è una bomba ad orologeria pronta ad esplodere in qualsiasi momento e senza immaginare un conto alla rovescia.


Photo – Rick Horn

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Tintoretto – Un ribelle a Venezia: la vita della prima rockstar della storia dell’arte arriva al cinema

C I N E M A


Articolo di Eleonora Montesanti

E’ stato David Bowie, uno degli artisti più rock’n’roll della storia, a definire Jacopo Tintoretto una vera e propria proto-rockstar, per il suo modo così intenso e spregiudicato di vivere l’arte e la propria vita. Siamo abituati a studiare la storia dell’arte suddividendola per categorie e compartimenti stagni, non soffermandoci mai sulle personalità degli artisti e sul contesto storico e sociale in cui operavano. In realtà la storia dell’arte è piena di episodi avvincenti che quasi mai vengono raccontati.
Per quel che riguarda Jacopo Robusti, in arte Tintoretto (poiché figlio di un tintore), il docu-film Tintoretto – Un ribelle a Venezia, che esce proprio in occasione dell’anniversario dei cinquecento anni dalla nascita dell’artista, ha proprio lo scopo di raccontare l’opera e la vita di Tintoretto attraverso la sua città: Venezia.

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Nada – E’ un momento difficile, tesoro (Woodworm, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Alessandro Berni

L’album si apre con una title track che è come una seduta di esorcismo autogestita. La musica è quanto di più scoppiettante Nada abbia concepito in questi anni. Un riff ritmico di chitarra elettrica di sapore underground, sul cui incessante levare la cantautrice toscana infila una melodia che fluisce sorniona alla maniera scanzonata tipica dell’epica dei ’60. Il tono è quello di giocare in chiave ironica e sorridente su paure, fobie e incomprensioni, come ben sottolineato anche in un divertente videoclip dove la nostra fa il controcanto alla civiltà dell’estetica ad ogni costo. La voce è prima collocata in un involucro low-fi che ricorda i dischi mono, quindi si espande fiera negli altoparlanti, note gravide di piano elettrico si imbucano a fasi alterne completando la linea armonica di un brano semplicemente perfetto. E’ l’inizio al contempo drammatico e irriverente del nuovo disco di Nada E’ un momento difficile, tesoro.  

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Mòn – Guadalupe (Urtovox, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Giovanni Carfì

Ci sono vari colori all’interno del nuovo album dei Mòn, basta osservarne la copertina per poterne immaginare l’effettivo contenuto sonoro. Abbiamo una predominanza di verde e azzurro, ma l’occhio cercando di delineare un’immagine finita, si ritrova a vagare da un punto all’altro scoprendo dettagli nascosti e sfumature: piccole figure umane, fiamme, orsi e piramidi, in una composizione che rispecchia molto ciò che l’ascoltatore si dovrà aspettare.

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