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Interviste

Alberto Dori – When Death Goes On Holiday – anteprima video e intervista

I N T E R V I S T A


Articolo di di Joshin E. Galani

La scorsa estata abbiamo incontrato Alberto Dori per parlare del singolo Mistery Eyes. Vi proponiamo oggi il suo nuovo video in anteprima  “When Death Goes On Holiday” ed in questa occasione cerchiamo di conoscerlo meglio, ecco la nostra intervista!

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Giorgio Canali: Sempre dieci anni in ritardo sui “vecchi” che facevano cose…

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Ci è voluta una pandemia per far tornare in studio Giorgio Canali prima del previsto. L’ex C.S.I. non è mai stato particolarmente ansioso di dare un seguito ai suoi lavori e ultimamente si era preso un po’ più di tempo del solito, se pensiamo che “Undici canzoni di merda con la pioggia dentro”, uscito a ottobre 2018, era arrivato a sette anni di distanza da “Rojo”, se si accetta di non considerare “Perle ai porci”, che era sostanzialmente un disco di cover, seppur rilette in maniera totalmente personale. Ma a marzo, col lockdown come unica e triste prospettiva sul reale e i suoi Rossofuoco sparsi in ogni angolo d’Italia e anche non (il chitarrista Stewie Dal Col si trovava a Miami), scrivere e registrare nuove canzoni è stata una scelta più o meno obbligata. Ed è stata tale la prolificità, che alla fine è venuto fuori un monstre da 20 canzoni per 80 minuti di musica. Un lavoro inusuale per gli standard odierni, capace di mettere a dura prova l’ascoltatore ma allo stesso tempo sorprendentemente valido, un flusso di melodie, parole e suggestioni che sembrano scaturire spontanee e inarrestabili ma che sono anche totalmente a fuoco, frutto di un’ispirazione che da tempo non ricordavamo così alta. È il disco migliore di Giorgio Canali e i Rossofuoco? Difficile dirlo al momento ma senza dubbio è quello dove l’artista romagnolo ha messo dentro tutto se stesso, dalle riflessioni sulla politica al vissuto personale, col fuoco dentro e con l’irruenza di chi, superati i sessant’anni, avverte di essere approdato alle soglie di una nuova maturità. Ma “Venti” (qui la nostra recensione) è anche un disco perfetto per raccontare il nostro tempo, per fare il punto su un anno che non vediamo l’ora di lasciarci alle spalle ma che ha anche inesorabilmente evidenziato il pozzo fetido nel quale come civiltà occidentale stiamo ormai rischiando di sprofondare. Un disco che rimarrà anche quando sarà finito il virus, perché giudizi così taglienti e inesorabili serviranno per raccontare anche il futuro, se non cambierà qualcosa a breve. Ho raggiunto Giorgio per telefono a due anni di distanza dalla nostra ultima chiacchierata e l’ho trovato in gran forma, disponibile e desideroso di raccontare un disco di cui, lo si capisce bene, anche lui è totalmente entusiasta…

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Beercock – Voce.Corpo.Rito

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Articolo di Lucia Dallabona 

Madre siciliana, padre inglese (Sergio) Beercock è un talento poliedrico: cantante, musicista, poeta. Da performer, lavora in vari collettivi teatrali come attore ma anche regista, nonché compositore di colonne sonore per gli spettacoli stessi.
Dopo un anno di intenso lavoro di gruppo in esclusiva su Bandcamp l’11 dicembre (e dal 18 dicembre su tutte le piattaforme digitali e nei negozi) uscirà Humam Rites, il suo secondo album solista. Frutto di una ricerca sonora atta a creare un linguaggio originale, fonde con notevole fascino prestazioni della voce e del corpo rese in libertà assoluta. Il tutto è ottenuto tramite l’uso di un solo microfono per la ripresa delle parti vocali e dei beat del fiato e delle mani, in seguito processati fino a costruire l’ipnotico muro di suono che attraversa tutto il disco. La dimensione individuale e corale si fondono in ogni canzone alimentando così un rito umano da condividere. Questo nuovo progetto artistico meritava di essere approfondito, per cui ci siamo rivolti direttamente a Beercock. Ecco come è andata l’intervista…

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Lucio Leoni: C’è una realtà più grande, al di fuori del nostro orticello – Intervista

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Articolo di Luca Franceschini

Intervistare Lucio Leoni è sempre un’esperienza speciale. Perché l’artista romano ha una visione ben precisa dell’arte, della sua musica, della realtà. Le sue canzoni sono sempre state dei piccoli tentativi di raccontare il mondo, nella molteplicità delle prospettive, nel fatto che la realtà sia sempre più complessa dei pregiudizi che volente o nolente abbiamo tutti e nella necessità di guardare bene in faccia l’interlocutore, di entrare in rapporto con lui, di mischiarsi con la sua vita e la sua esperienza invece di limitarsi a misurarlo da lontano. È un artista vero, Lucio Leoni, uno che crede ancora che attraverso le canzoni si possa riflettere e si possano imparare cose nuove. Perché ok l’arte per l’arte, anche questa è una visione con una sua dignità, ma se una proposta musicale ha valore in sé, allora che possa veicolare dei contenuti impegnati non è né un azzardo né una velleità. A questo giro ci sono state due occasioni che mi hanno fatto prendere in mano il telefono per fare due chiacchiere con lui: innanzitutto l’uscita della seconda parte di Dove sei, a cinque mesi di distanza dalla prima (ne avevo parlato con lui qui). Tecnicamente non è un nuovo disco, visto che le 15 canzoni in tutto sono state registrate in un’unica session e divise successivamente in due tranche, per evitare di sovraccaricare l’ascoltatore. Tuttavia, la presenza di questi sette brani ci permette di allargare lo spettro e di giudicare finalmente nella sua totalità un lavoro che, lo si può dire senza timore di esternare luoghi comuni, è al momento il più maturo che Lucio abbia realizzato.
In seconda battuta, è arrivato il progetto di “Her Dem Amade Me – Siamo sempre pronte, siamo sempre pronti”, una compilation in doppio cd, per un totale di 24 brani, realizzata alla memoria di Lorenzo “Orso” Orsetti, anarchico e antifascista fiorentino morto il 18 marzo 2019 mentre combatteva contro l’Isis nel nord della Siria. Una vicenda, quella della lotta del popolo curdo contro il Califfato islamico, spesso trascurata dall’informazione mainstream, che ha avuto una certa risonanza soprattutto grazie al fumettista Zerocalcare, prima con la graphic novel Kobane Calling (frutto di un suo viaggio sul posto), in seguito con la storia breve Macelli, che raccontava proprio la vicenda di Lorenzo e che era uscita originariamente su uno dei numeri di Internazionale del luglio 2019.

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Fabio Zaffagnini racconta il suo sogno in un film – “We Are The Thousand – L’incredibile storia di Rockin’1000”

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Articolo di Iolanda Raffaele

Nell’ultima intervista a Fabio Zaffagnini del 10 ottobre 2019, c’eravamo lasciati con una rivelazione: “nel 2020 uscirà il film”. Quel giorno è arrivato il 25 ottobre 2020 con We are the thousand – L’incredibile storia di Rockin’1000” per la regia di Anita Rivaroli, e Off Topic ha voluto dedicare spazio a questo importante momento musicale.

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Batti 5: 5 domande in 5 minuti – Riccardo D’Avino

Le contiamo sulla punta delle dita: 5 domande ai nostri artisti, il tempo di batter 5 et voilà, in 5 minuti le risposte.

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Intervista di E. Joshin Galani

Oggi incontriamo il cantautore torinese Riccardo D’Avino. Il suo primo album è del 2015, seguito nel 2018 dall’EP Presa d’incoscienza. Le sue esibizioni live sono state anche all’interno di importanti festival nazionali, come Premio Augusto Daolio, Festival di Castrocaro, Arezzo Wave, Premio Senza Etichetta, Musica Contro le Mafie, Premio Buscaglione. Ha condiviso palchi con gruppi come Perturbazione, KuTso ed Endrigo.

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Lory Muratti – rallentare il tempo per creare corrispondenze…

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Articolo di Luci 

Trasformare un momento, quello in cui le nostre vite si son dovute fermare di schianto, in qualcosa che potesse valere la pena ricordare. È nata così una storia pubblicata a puntate sul web da Lory Muratti durante l’isolamento della scorsa primavera. Nella serie di video realizzati le parole scorrono sullo schermo accompagnate da una colonna sonora originale. Presupposto ideale per dare origine a delle canzoni, otto per l’esattezza, che durante l’estate sono diventate il concept-album Lettere da altrove, uscito a fine ottobre.
Questa avventura musicale, letteraria e visiva ha per protagonisti due amanti, che, a causa di una misteriosa epidemia, si ritrovano inaspettatamente imprigionati in un vecchio ricovero barche affacciato su un lago dove l’orizzonte non si spinge oltre la collina sull’altra sponda. La dimensione profondamente intima del progetto ci ha molto incuriositi per cui abbiamo contattato l’autore ponendogli alcune domande in proposito…

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Nicola Lotto – Le cose iniziano ad esistere se tu inizi a immaginarle

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Articolo di Joshin E. Galani

È uscita l’opera prima di Nicola LottoSi comincia così – che da diversi anni si muove artisticamente in progetti poetici e musicali: negli spettacoli teatrali è protagonista di esibizioni che uniscono canzoni e letture, talvolta di veri e propri reading. Questo suo imprinting lo ritroviamo anche nell’EP che colloco sicuramente tra le uscite illuminate di quest’anno. Dovevo preparare delle domande 🙂 Ecco l’intervista che ne è emersa, buona lettura!

Ciao Nicola complimenti per la tua opera prima musicale, un progetto molto coinvolgente! A settembre è uscito il tuo primo singolo, Una Luce; partenza in salita, una canzone intensa e la partecipazione di Stefano Edda Rampoldi, che ha dato il suo tocco “parasognante” al brano. Ci racconti il dietro le quinte di questa collaborazione?
Ciao, sono innanzitutto felice ti piaccia il disco e ti ringrazio. Dietro la collaborazione c’è la mia grande stima per Edda come prima cosa. Il lavoro persuasivo di Marco Olivotto ha in seguito permesso l’incontro e l’incrocio. Volevo una voce molto diversa dalla mia che creasse un dialogo quasi malato e che rendesse il senso dell’onirico. Credo che ci siamo riusciti. Ho visto che il termine ‘parasogno’ suscita molta curiosità, è un po’ il simbolo misterioso della canzone.

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Bad Black Sheep – Il sogno di un mondo diverso e magari migliore

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Articolo di Joshin E. Galani

È uscito lo scorso giugno per laCantina Records, Non nel mio mare, il nuovo album dei Bad Black Sheep. Il gruppo è composto da Filippo Altafini (basso e voce), Francesco Ceola (chitarra) e Gregory Saccozza (batteria). Un’attitudine marcatamente rock, ma che lascia spazio anche alle ballade. Ottimo progetto con stesure musicali e testuali che mostrano una forte struttura in melodie ed arrangiamenti. Un disco che merita un ascolto tutto d’un fiato, come una birra sotto un palco. Ecco la mia intervista.

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