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Interviste

Bobby Joe Long’s Friendship Party: Semo davvero solo scemi?

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Arrivati al terzo e conclusivo capitolo della loro “trucilogia”, l’Oscura combo romana, come da sempre ama definirsi, ha prodotto forse il suo lavoro più completo e meglio confezionato. Molto si deve sicuramente al contratto con la storica Contempo Records, che si è accorta del valore del disco e ha cooptato la band all’interno della propria scuderia, permettendole un notevole salto di qualità a livello di strumenti di lavoro e di produzione. C’è però anche la crescita esponenziale del gruppo stesso, che ha mantenuto saldo il proprio marchio di fabbrica, fatto di recupero del linguaggio Wave unito a testi “recitati” dal sapore ironico e dissacrante. A questo si sono però aggiunte una inedita profondità musicale, che ha incorporato più ampie influenze e componenti stilistiche, ed uno sguardo sulla realtà che si è progressivamente allargato, partendo da Roma Est per approdare all’Italia e, con quest’ultimo disco, all’America, di cui ne vengono irrisi i luoghi comuni ma anche, più indirettamente, messi in evidenza i pregi. Tutto questo senza dimenticare la politica (il recupero che fanno della figura di Craxi andrebbe proposto nelle scuole), il calcio (dalla passione per la Roma all’odio dichiarato verso il tiki taka) e il mondo dei serial killer da cui peraltro prendono il nome (qui è la volta di Charles Starkweather).

Semo solo scemi è dunque l’ideale conclusione di quella che speriamo sia solo la prima fase di un percorso molto più lungo. Nel frattempo ce la siamo fatta raccontare da Henry Bowers, sempre più leader e portavoce di quello che è uno dei gruppi più interessanti della scena italiana. Non c’è più l’effetto sorpresa, è la terza volta che lo intervisto, ma è inutile dire che non si è ripetuto, offrendo nuovamente notevoli punti di riflessione sui più disparati argomenti.

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Andrea Rock e Nicholas Johnson. Una casa e un’amicizia.

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Articolo di Giacomo Starace
Immagini sonore di Anna Monguzzi

Sono stato agli Attitude Studios a intervistare Andrea Rock e Nicholas Johnson, due amici, due uomini di musica che sono protagonisti di molte storie. Sono legati da un’amicizia profonda e dalle corde di una chitarra. A marzo è uscito il loro primo album in collaborazione, This is Home, un disco ricco e pieno di vita.

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Killing Cartisano – “Se la bellezza non la senti dentro risulta inutile cercarla fuori”

I N T E R V I S T A


Articolo di Giovanni Carfì

Killing Cartisano è involontariamente il nuovo moniker dietro il quale ritroviamo l’autrice e polistrumentista italiana Roberta Cartisano. Dopo due lavori e un’interruzione involontaria durante la stesura del terzo disco in italiano, torna con un nuovo lavoro in inglese, uscito ormai nel novembre scorso. Partendo proprio da questa interruzione forzata, abbiamo contattato Roberta, per farci raccontare di questa trasformazione e dell’inevitabile evoluzione che ne è scaturita

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Virginiana Miller: Benvenuti nell’America irreale di McCoy

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini e immagini sonore di Andrea Furlan

“In questo camerino ci sono stati anche Kurt, Dave e Chris…”. Sono al Bloom di Mezzago assieme ai Virginiana Miller, siamo seduti nel piccolo stanzino che funge da backstage, le pareti interamente tappezzate di scritte e adesivi, testimonianza viva di trent’anni di amore per la musica dal vivo. Ci sono passati in tanti, da questo storico locale, ma è inevitabile che il primo pensiero vada ai Nirvana, che qui furono protagonisti di due concerti leggendari, uno nel 1989, ai tempi di “Bleach”, l’altro nel 1991, quando “Nevermind” era già uscito ma, almeno da noi, non aveva ancora fatto il botto. I presenti di quella sera non immaginavano certo di stare partecipando ad un qualcosa che ci saremmo ricordati per sempre e per noi che non c’eravamo, è piuttosto inevitabile lasciarsi andare al fascino eterno della storia… Solo per poco, però. Questa sera c’è da parlare di un disco, The Unreal McCoy, che segna il ritorno, dopo sei anni, di quella che è una delle band più importanti del panorama musicale italiano. Oggi i tempi sono cambiati, certe sonorità vengono liquidate come una faccenda per vecchi, come ironizza da tempo l’account Instagram di “Nonno Indie”. Il sestetto di Livorno non appare molto preoccupato da questi cambiamenti; semmai, ha risposto prendendo una decisione mica da ridere: si è messo a cantare in inglese. Proprio loro, che hanno in Simone Lenzi uno dei più grandi parolieri italiani e che sono stati tra i primissimi a far fare un passo avanti alla tradizione cantautorale di cui per troppo tempo siamo stati prigionieri. Col cambio di idioma è cambiata anche la musica, anche se non troppo: The Unreal McCoy è in parte un tributo alla tradizione stelle e strisce ma a conti fatti rimane un disco dei Virginiana Miller, fresco ed ispirato come era lecito aspettarsi. Ne abbiamo parlato con Simone Lenzi (voce), Daniele Catalucci (basso), Giulio Pomponi (tastiere) e Antonio Bardi (chitarra), qualche ora prima della data di Mezzago, la terza in assoluto di questo nuovo tour. Tra una battuta e l’altra (perché, da buoni toscani, le cazzate a raffica non sono mancate), siamo comunque riusciti a capire che la situazione della band è ottima e che questo ritorno potrebbe aprire una nuova fase decisamente molto interessante.

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Gianluca Gozzi (TOdays Festival): Anche l’Italia ha il suo Primavera Sound?

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Articolo di Luca Franceschini

Parlare di eccellenza associata al TOdays ormai non è più una novità. Da qualche anno il festival torinese inanella programmi di grande qualità con nomi internazionali del calibro di PJ Harvey, Editors, Band of Horses, War on Drugs, Mogwai ad alternarsi nelle varie edizioni, in compagnia di artisti italiani di assoluto prestigio (solo l’anno scorso, per dire, abbiamo avuto gente come Colapesce, Cosmo e M¥SS KETA). Giunti al quinto appuntamento però, hanno davvero deciso di giocare in grande: dal 23 al 25 agosto, in diversi luoghi del capoluogo piemontese, poco conosciuti ma altamente suggestivi, si esibirà una selezione di band e artisti che mai, neppure nelle nostre più recondite fantasie, avremmo pensato di vedere negli stessi giorni. Impossibile nominarli tutti ma già accennare a Low, Spiritualized, Jarvis Cocker, Bob Mould, Cinematic Orchestra, Deerhunter, Johnny Marr, Hozier, Beirut mi sembra abbastanza per far capire che siamo di fronte a qualcosa di veramente grosso. Senza contare, tra l’altro, che all’appello mancano ancora diversi nomi, che verranno annunciati a breve…

Insomma, ci lamentiamo spesso dell’arretratezza italiana in fatto di musica, della difficoltà cronica a mettere in piedi un festival che possa anche solo lontanamente confrontarsi con quelli europei ma questa volta, forse, ci siamo: se l’Ypsigrock sta sempre di più diventando un punto di riferimento a sud, il TOdays lo sta facendo al nord. Per saperne di più abbiamo raggiunto al telefono il sempre disponibilissimo Gianluca Gozzi, che di tutta questa meraviglia è il principale ideatore. Ecco quel che è venuto fuori.

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Megha: Adesso mi potete anche vedere in faccia

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Articolo di Luca Franceschini

Difficile orientarsi in mezzo al mare di uscite discografiche da cui siamo sommersi ogni venerdì (perché soprattutto da quando lo streaming è il mezzo principale per fruire la musica, le novità si concentrano in questo giorno della settimana). Ancora più arduo poi, è capire cosa vale e cosa no, nel momento in cui il tempo da dedicare ad ogni singolo nome diventa sempre più esiguo. Senza contare che, trovato il genere di successo, le coordinate stilistiche che possono più agevolmente garantire la risposta del pubblico, tutti vi si buttano a pesce (è successo così in ogni momento storico), con l’inconveniente di un panorama artistico sempre più uniformato. Oggi, almeno in Italia, da una parte abbiamo Trap e Hip Pop, dall’altra quella che da tempo gli addetti ai lavori chiamano It Pop, che è poi una versione più sfacciata e piaciona di quello che una volta era l’Indie. Passerà, probabilmente, ma al momento è questo che abbiamo. E sia chiaro che non ci va affatto male: fatti salvi i gusti e le sensibilità personali (che saranno sempre e per sempre insindacabili), ogni genere ha i suoi codici espressivi, attraverso cui esce un determinato prodotto. E il prodotto può essere buono o meno buono, sia chiaro; ma è un problema di contenuto, non di forme.

Megha, da questo punto di vista, appartiene a quelli che la ricetta la sanno preparare bene. È romano, incide per Asian Fake ed è prodotto da Frenetik & Orang3 (ha preso parte anche a ZEROSEI, esordio discografico del duo, uscito un paio di mesi fa), che al momento, quando si parla di certe sonorità, sono forse il meglio che ci sia sulla piazza.
Basterebbero questi elementi per renderci bendisposti verso Superquark, il suo primo disco, che arriva dopo quattro singoli di altissima qualità usciti negli ultimi due anni, che lo hanno subito fatto collocare tra gli artisti da tenere d’occhio nel prossimo futuro. Noi ne avevamo parlato in occasione del report del concerto dei Coma_Cose a Milano, lo scorso settembre. Adesso, con un bel po’ di materiale in più a disposizione, gli abbiamo telefonato e abbiamo ascoltato che cosa aveva da raccontarci…

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Paolo Benvegnù e Nicholas Ciuferri: i racconti delle nebbie – genesi e sviluppo

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Articolo di Cinzia D’agostino

Stanno portando in giro per l’Italia da circa un anno un meraviglioso spettacolo fatto di musica e narrazione, una rappresentazione teatrale e magica, ironica e onirica (ne abbiamo parlato qui). Paolo Benvegnù con la sua chitarra e la sua voce intensa accompagna le parole di Nicholas Ciuferri che danno un’anima ancora più profonda ai personaggi dei Racconti delle Nebbie. A Marzo questo progetto è stato pubblicato per Woodworm in formato cd audio, accompagnato da un libro di 44 pagine nelle quali i racconti di Nicholas si alternano ai suggestivi disegni di Alessio Avallone. In occasione dell’uscita di questo originale lavoro, abbiamo avuto il piacere di fare qualche domanda ai due artisti.

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KuTso: una musica disperatamente eroica e un po’ dannunziana – l’intervista al frontman Matteo Gabbianelli

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Articolo di Iolanda Raffaele

Un gruppo musicale che nasce da una tua idea già nel lontano 2006 e che ha subito varie evoluzioni fino ad oggi. Come è stato il vostro percorso musicale e che grado di maturità avete raggiunto?

Il nostro percorso è stato abbastanza disordinato e rocambolesco. Sono sempre successe cose straordinarie nel momento più inaspettato, non c’è mai stata una progettualità nel senso che io l’ho sempre avuta, però, alla fine gli eventi si incastrano come vogliono. Adesso abbiamo fatto quest’ultimo disco che si chiama Che effetto fa, che è proprio frutto di questo marasma e di questa incertezza e confusione totale in cui costantemente viviamo e vivo. Che effetto fa è pure la domanda che faccio a me stesso ossia che effetto farà questo disco.

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Malkovic: Adesso sappiamo dove andare (ma a Porta Venezia ci si perde comunque!)

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Articolo di Luca Franceschini

Avevamo parlato coi Malkovic a settembre: all’epoca di Buena Sosta, il loro secondo ep, era uscito da poco, avevano appena assorbito la botta di un cambio di line up pesante, di quelli per cui magari certi gruppi meno determinati decidono di sciogliersi. Loro non l’hanno fatto ed il risultato è Tempismo, esordio in formato full length e convincente prova di maturità e consapevolezza.
Il giorno dell’uscita lo hanno presentato all’Ohibò e ne ho approfittato per incontrare Giovanni Pedersini, cantante e chitarrista della formazione bresciana. Comodamente sistemati nel backstage, con una lattina di birra in mano ed una bella Playlist della loro etichetta Costello’s in sottofondo, abbiamo scambiato quattro chiacchiere sul disco e su come davvero rappresenti per loro un nuovo inizio.
Pochi minuti dopo li ho ammirati in azione, a più di due anni dall’ultima volta. Li ho trovati in ottima forma, con una resa sonora strepitosa ed una potenza dirompente, i nuovi brani in versione molto più elettrica ed esplosiva, ad integrarsi perfettamente con gli episodi più vecchi, tratti dai due ep. Un live bellissimo, arricchito anche da un nucleo di hard fan davvero esagitati, che si sono ammazzati di pogo per tutto il tempo (qualche santo deve aver vegliato sull’incolumità dei tre e della loro strumentazione, visto che, come è noto, nel locale non ci sono transenne a separare il palco dalla platea). Insomma, se volete avere una risposta sullo status del rock cosiddetto “alternativo” (sempre che questa parola esista ancora) compratevi Tempismo e andate a sentirli dal vivo: vi farete di sicuro un bel regalo…

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