I N T E R V I S T A
Articolo di Paola Tieppo e James Cook
Nato nel 1890 e scomparso nel 1941, lo statunitense Jelly Roll Morton fu non solo un pianista ma anche un compositore fra i primi ad eseguire jazz, partendo dalle radici del ragtime, e pertanto sicuramente una figura da conoscere, per chi si avvicina a questo genere musicale. La sassofonista, al baritono, Helga Plankensteiner ha elaborato nel 2022 Jelly Roll Plays Morton, un progetto con una formazione molto originale, comprendente il pianista Michael Lösch, altri due fiati di registro basso, suonati da Achille Succi e Glauco Benedetti, ed il batterista Marco Soldà, riarrangiando in modo molto personale alcuni classici del cosiddetto ”inventore del jazz”, come lui stesso amava definirsi. Di passaggio al Rosetum Jazz Festival venerdì 27 marzo, abbiamo rivolto a Helga e Michael qualche domanda per conoscerli un po’ meglio e provare ad intuire cosa ci aspetta.
Parliamo innanzitutto di voi con una piccola presentazione per chi ancora non vi conoscesse…
Michael: Siamo attivi da molti anni, Helga come sassofonista e cantante e io come pianista e organista. Lavoriamo molto insieme in diversi progetti musicali. Helga è stata membro stabile della Carla Bley Bigband (USA), della Torino Jazz Orchestra, della Dani Felber Bigband (CH) e dell’Italian Sax Ensemble. Inoltre dirige l’orchestra Sweets Alps con solisti come Gianluigi Trovesi, Florian Bramböck, Michel Godard, Gianluca Petrella e Matthias Schriefl. Dal 2017 suona con la Wolfgang Schmidtke Orchestra. Nel 2009 è stata nominata dalla rivista Musica Jazz tra i dieci migliori nuovi talenti. I progetti originali che abbiamo realizzato insieme sono El Porcino Organic con Mauro Ottolini, Paolo Mappa, Helga Plankensteiner Quintet con Achille Succi con un omaggio a Frida Kahlo, Plankton con Mattias Schriefl e Gerhard Gschlössl, e infine Jelly Roll con Achille Succi e Glauco Benedetti e un gruppo di balcanjazz dal nome Revensch.
Raccontateci com’è nata l’idea di risuonare la musica di un pioniere del jazz con una formazione originale che allinea tre fiati con toni bassi.
Helga: L‘idea ci è venuta chiacchierando al bar davanti a un bicchiere di Prosecco. Avevamo già dedicato alcuni progetti a grandi musicisti come Schubert o Mahler e abbiamo pensato che Jelly Roll Morton fosse un personaggio tutto da scoprire, così abbiamo approfondito la sua musica, che si è rivelata piena di sorprese. Siccome suono prevalentemente il sax baritono per avere una sonorità omogenea abbiamo scelto il clarinetto basso e la tuba come fiati.

Come avete scelto i musicisti per realizzare il disco? Avete mai pensato ad un ensemble più numeroso, tipo orchestra?
M: Abbiamo scelto dei musicisti con i quali abbiamo già collaborato in passato. Con Achille Succi avevo già realizzato il progetto su Frida Kahlo e con Glauco Benedetti nel gruppo Revensch. Abbiamo delle formazioni più estese in altri progetti, per Jelly Roll ci piace la flessibilità e la sonorità originale del quintetto.
Altre influenze o ispirazioni di stili musicali? Vorreste fare qualche nome?
H: senz’altro Duke Ellington, uno dei più grandi di tutti i tempi e Carla Bley, una delle donne più importanti del jazz, con la quale ho avuto l‘onore di suonare e di cui mi piace il senso per il suono e la personalità musicale ma anche il suo senso dell‘umorismo.
Sulla base di questa esperienza immaginiamo siate musicisti curiosi e ricercatori. Dà più soddisfazione rielaborare composizioni storiche o scriverne di nuove?
M: Sono tutte e due esperienze interessanti, con la differenza che nella rielaborazione si parte già con materiale di valore, mentre nella composizione questo materiale bisogna crearlo. Nel primo caso si tratta di riuscire a estrapolare un aspetto del lavoro preesistente e farlo diventare qualcosa di personale. Nel secondo caso si parte da zero.

Oltre a ‘Jelly Roll Plays Morton’ realizzato qualche anno fa a cosa vi state dedicando?
H: attualmente stiamo mettendo a punto un’orchestra jazz regionale che dovrebbe scaturire dalla Big Band Giovanile dell’Alto Adige, che dirigo da una decina d’anni e che non è ormai più tanto giovanile. Io sto portando avanti un nuovo trio con sax baritono, tuba e batteria chiamato Baritube. Michael sta portando avanti la Sweet Alps Orchestra di cui da tanti anni scrive e arrangia la musica.
Siete musicisti ma anche promotori di progetti musicali come organizzatori. Volete raccontarci com’è nata quest’esperienza e come si è evoluta negli anni? Ci sono criteri particolari con cui scegliete gli artisti da invitare?
M: Il festival Lana Meets Jazz è nato per caso, perché ci siamo lamentati con il sindaco dell’epoca che nel nostro paese non si faceva abbastanza musica; in risposta ci ha messo a disposizione un piccolo finanziamento e detto: fate voi! Così è nata questa esperienza che si è sviluppata negli ultimi 15 anni ed è diventata una realtà consolidata nella nostra regione. Da 10 anni facciamo anche la direzione artistica del Laurin Bar di Bolzano. Cerchiamo sempre di chiamare musicisti che abbiamo sentito dal vivo e siccome abbiamo diverse locations cerchiamo sempre di trovare le formazioni adatte ad esse.
Cosa ne pensate delle nuove generazioni di musicisti jazz? C’è qualcuno in particolare che vi piace e consigliereste di ascoltare?
H: Direi che ci sono tantissimi musicisti molto preparati e professionalmente organizzati anche a causa delle tante scuole di jazz che sono nate negli ultimi anni. Consigliamo di ascoltarli tutti e soprattutto di andare a sentirli dal vivo.

Che consiglio dareste a chi si affaccia nel mondo musicale in generale, e jazz in particolare? Oltre allo studio, ovviamente… Se poteste tornare indietro, cambiereste qualcosa del vostro percorso?
M: consigliamo di cercare di fare musica personale, di portare avanti il proprio percorso musicale. Purtroppo non si può tornare indietro, ma aggiustare il tiro…
Un pensiero o messaggio finale?
H: Una citazione del pianista Frank Hewitt che abbiamo incontrato a New York tanti anni fa: “Never stop playing!”
Un saluto da Helga e Michael! Grazie Mille!!!
Photo 4 © Franco Silvestri




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