L E T T U R E


Recensione di Alessandro Tacconi

You always were the one that knew
They sold us for the likes of you
I always wanted new surroundings
A room to rent while the lizards
lay crying in the heat
Trying to remember who to meet
I would take a foxy kind of stand
While tens of thousands
found me in demand
(David Bowie, Rock ‘N’ Roll with me)

Come si racconta un artista. La maggior parte delle biografie partono dall’inizio: nascita, famiglia, dissidi personali e interpersonali, voglia di esprimersi, il successo, il disfacimento o meno della propria esistenza e arte. Paul Morley, nonostante non abbia mai incontrato il soggetto del suo saggio, è riuscito a raccontarlo in modo molto personale e perfino inedito nel libro David Bowie. Oltre lo spazio e il tempo. In decine di capitoli sonda e approfondisce dettagli anche in apparenza secondari, che in realtà costituiscono il senso stesso della vita del multiforme artista.

[Photo © Lester Cohen / Getty Images]

Da dove è partito per comporre un ritratto così personale e al contempo molto affascinante? Da quello che è visionabile online: le interviste e le performance. L’autore ha studiato a fondo non solo le risposte che la rock star dava all’intervistatore di turno, ma anche il modo in cui si poneva fisicamente, l’abbigliamento, quali messaggi voleva trasmettere non solo per stupire l’establishment anglosassone e poi statunitense, ma per affermare e chiarire anche a se stesso quale tipo di artista avrebbe voluto essere.  

Il volume è stato pubblicato con gran merito dall’editore milanese Hoepli. È stato tradotto brillantemente da Leonardo Follieri e curato dal giornalista musicale Ezio Guaitamacchi, che della passione per la musica degli anni Sessanta e Settanta ha fatto la propria carriera. Il libro contiene una prefazione scritta dal trombettista Paolo Fresu e dal cantante Manuel Agnelli, due personalità del mondo musicale italiano che non hanno bisogno di presentazioni. 

David Bowie un altro dei personaggi di David Robert Jones? Possibilissimo dal momento che molte sono state le reincarnazioni dell’artista dallo spirito sempre aderente al suo tempo eppure affine all’arte rinascimentale (la sua casa discografica si chiama Tintoretto) e agli sperimentatori più spregiudicati del secolo scorso. Bowie inafferrabile dal mercato discografico, iconoclasta mainstream, sempre un passo di lato/oltre quello che ci si sarebbe aspettati. Anche quando cita se stesso, riprendendo alcuni  suoi personaggi, li straforma ulteriormente. Un apparente passo indietro per farne due in avanti!

Rebel Rebel, you’ve torn your dress
Rebel Rebel, your face is a mess
Rebel Rebel, how could they know?
Hot tramp, I love you so!
Don’t ya?
(David Bowie, Rebel Rebel)

Animo inquieto, dicevamo, o semplicemente artista fino al midollo, perché il successo l’ha cercato e l’ha voluto plasmandosi anche in base a esso; ma ben presto comprende che il tritacarne in cui si è cacciato lo masticherà e sputerà. Allora indossa i panni dell’alieno Ziggy Stardust, alter ego glam rock, poi quelli di Aladdin Sane, Halloween Jack e Thin White Duke, dell’investigatore burroughsiano Nathan Adler, dell’icona pop anni Ottanta…

Raffinato musicista sempre e comunque. Lo cerca pure il cinema così veste i panni dell’alieno Thomas Jerome Newton nella pellicola L’uomo che cadde sulla Terra, del Re dei Goblin Jareth nel film fantasy Labyrinth, del vampiro John in Miriam si sveglia a mezzanotte, di Nicola Tesla (chi meglio di lui che veniva dal futuro per interpretare un geniaccio incompreso del calibro dello scienziato croato, che al futuro dedicava ogni secondo della propria vita?) nel film Prestige o il gustoso cameo in cui interpreta se stesso in Zoolander.         

David Morley racconta le sfaccettature di un artista poliedrico, una spugna che assorbe anche dai colleghi meno probabili che gli capita di incrociare e da ognuno prende qualcosa. Il successo sempre e comunque? No, ma aiuta! 

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