L E T T U R E
Recensione di Alessandro Tacconi
Che cosa accende l’animo e il cuore dei giovani più della musica? Soprattutto della musica rock! (Almeno per un diversamente giovane come il sottoscritto!). A testimoniare un fatto del genere i milioni di giovani che ogni anno da decenni inzeppano stadi, sale da concerti, locali e localini, circoli arci e ballroom. “Musica! Musica!! Musica!!!” sembrano chiedere a gran voce o sarebbe meglio dire: a gran petto! Perché il battito animale nasce sempre in mezzo al petto e di lì si propaga con pulsazioni grate di vita palpitante e piè battente.
Grazie al saggio-racconto di Guido Michelone L’Isola di Wight, pubblicato da Diarkos per 272 pagine complessive, veniamo a sapere che il primo grande festival di musica rock, dedicato ai giovani, fu organizzato nel 1968 sull’isola inglese.

Il celebrato festival americano sarebbe venuto solo un anno più tardi, ma con mezzi decisamente più all’avanguardia che avrebbero immortalato per sempre l’evento: il triplo album Woodstock: Music from the Original Soundtrack and More e il film diretto da Michael Wadleigh Woodstock – Tre giorni di pace, amore e musica (1970). Ed ecco una curiosità a questo proposito: il montaggio del film fu curato, tra gli altri, da un giovane Martin Scorsese!
Sai cos’è l’isola di Wight?
È per noi l’isola di chi
Ha negli occhi il blu
Della gioventù
Di chi canta, hippi-hippi-pi
Hippi-pi
Hippi-pi
(Dik Dik, L’Isola di Wight, 1970)
Torniamo all’Isola di Wight: è il 31 agosto 1968 quando diecimila hippy in estasi applaudono musicisti beat, pop e folk come Jefferson Airplane, Smile e Tyrannosaurus Rex, Pretty Things, The Move… Quel torrido giorno si consacra alla storia del rock e della cultura in generale l’isola britannica bagnata dalla Manica. Sono gli anni in cui i giovani vogliono scardinare un sistema di valori in cui non si riconoscono. Il suono elettrificato e amplificato degli strumenti non era una novità per l’epoca. Il rock & roll faceva ballare i giovani già dagli anni Cinquanta, ma lo scossone definitivo viene dato alla fine degli anni Sessanta.
Giudo Michelone tratteggia in maniera dettagliata e puntuale il contesto socio-culturale giovanile europeo in cui si produce l’esigenza di un festival del genere. Un inno ai valori di pace, amore e fratellanza tra tutte le persone.
Sai cos’è l’isola di Wight?
È per noi l’isola di chi
Ha negli occhi il blu
Della gioventù
Di chi ama, hippi-hippi-pi
Hippi-pi
Hippi-pi
(Dik Dik, L’Isola di Wight, 1970)
L’anno seguente il festival durò due giorni, il 30 e il 31 agosto 1969, e vide la presenza di Bob Dylan, The Band, Joe Cocker, e Who! L’edizione più nota fu quella del 1970, che si svolse dal 26 al 30 agosto. In 600.000 giunsero sull’isola per festeggiare e ballare il rock. In questa occasione gli organizzatori chiamarono Murray Lerner che documentò l’evento nel film Message to Love: The Isle of Wight Festival. L’edizione del 1970 è celebre per via di due illustri “ultime” apparizioni: Jimi Hendrix e Jim Morrison coi Doors in Europa. Il parterre raccoglie il meglio del meglio della musica di quella generazione: Who, Joni Mitchell, Jethro Tull, Free, Ten Years After, Joan Baez, The Moody Blues, Donovan, Emerson, Lake & Palmer, Leonard Cohen, Taste di Rory Gallagher…
Una vera e propria gemma del festival del 1970 è la presenza di Miles Davis che ha appena “svoltato” elettricamente con l’album capolavoro Bitches Brew. Nel gruppo suonano i giovani jazzisti che avrebbero fatto a loro volta la storia del jazz: Gary Bartz, Chick Corea e Keith Jarrett, Dave Holland, Jack DeJohnette e Airto Moreira.
Senza una valigia, io e te
Siamo partiti un giovedì
Nei nostri occhi c’era un sì
Pioggia di farfalle intorno a noi
Mi davi la tua gioventù
Nessuno mi ha fermato più
(Dik Dik, L’Isola di Wight, 1970)

Il festival fu dunque un successo culturale? Certamente ma non uno commerciale per gli organizzatori che si ritrovarono con un buco di 125.000 sterline. Migliaia i partecipanti ma solo una minima parte pagò il biglietto di sole 3 sterline per cinque giorni di musica. E che musica! Oltre al danno la beffa, quindi, dal momento che gli organizzatori avevano avuto non pochi problemi per realizzare anche la terza edizione del festival sull’isola. Dovranno passare un bel po’ di anni prima che una nuova edizione del festival veda la luce.
L’isola di Wight di Guido Michelone è il racconto dettagliato di quanto ruota attorno alla realizzazione di un festival, di cui l’esibizione musicale è solo l’ultima parte. È quindi interessante conoscere anche i dietro le quinte di eventi che abbiamo amato per via dei musicisti che vi hanno suonato.




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