R E C E N S I O N E


Articolo di Monica Gullini

Impossibile scrivere di Richard Barbieri qualcosa che non sia già stato detto. La militanza nei Japan, la raffinatezza nelle composizioni, l’eleganza e la grande umiltà lo rendono uno dei più grandi pionieri del synth. Il suo approccio alla musica elettronica è stato seminale per artisti come Talk Talk, Human League e Duran Duran. Dopo la bellissima prova di Under the Spell (2021 – qui la recensione), l’incantesimo non si è ancora compiuto. Hauntings riprende le atmosfere cupe e meditabonde del predecessore, svelando mondi sonori esaltanti e oscuri in egual misura. La nostalgia per il passato e l’angoscia per il futuro sono tangibili: cosa è reale e cosa è simulazione? Perché la mente è così tormentata da ciò che è accaduto e da ciò che deve ancora compiersi?

Snakes and ladders apre a questi e altri timori. Non so voi, ma sin dal principio penso a Mick Karn e al suo potente basso fretless. Il brano iniziale sembra una rilettura moderna di quello che fu il progetto di Barbieri con Steve Jansen, Steven Wilson e, appunto Karn. Serpenti e scale, recita il titolo, come se l’artista volesse subito avvisarci dei pericoli che si corrono salendo in alto. I fiati concedono un breve respiro ai pensieri tortuosi, aprono a mondi paralleli dove tutto è possibile, persino essere diversi da ciò che si è. I quasi sei minuti si concludono col basso che sfuma tra gli effetti, mentre Anemonia assume i contorni di una scheggia impazzita che ora esplode, ora si infrange tra i synth e le percussioni. L’atmosfera è frenetica, vitale: siamo risucchiati nel vortice di un flipper che accende le luci e scaglia palline a destra e manca. Risate in sottofondo riportano su un piano lounge, la traccia riprende poi la sua folle corsa verso l’ignoto. Anemoia è il titolo, come la nostalgia del tempo mai vissuto, come un vento nella mente che piega la percezione. Lo spettro di Victorian Wraith apre al gotico e a un soffio che non porta nulla di buono. Il pezzo è greve, inquietante, pieno di suoni che ci spingono a essere guardinghi e 1890 conferma questo trend. È la Londra vittoriana a sporgersi dalla cornice, una metropoli gelida e cupa, persa tra i tasti e gli echi. Il tonfo che apre Artificial Obsession ricorda molto da vicino i racconti e le ombre di Karn, Barbieri, Jansen e Wilson, seppur nel prosieguo il brano velocizzi il ritmo e si arricchisca di un monologo femminile distorto. Verso la fine Barbieri si diverte a salire e scendere sulla tastiera, mentre il basso incornicia una melodia dal timing perfetto. Dai lampioni londinesi passiamo al jazz frastagliato di Paris Sketch, dove tutto rallenta, dove ogni suono è riflessione, calma e libertà. Gli effetti rendono la traccia solenne, la mente finalmente respira, le angosce smettono momentaneamente di attanagliare. A un certo punto l’atmosfera è quasi trip hop, con le corde che si intendono a perfezione: ciliegina sulla torta sarebbe stata la presenza di Beth Gibbons. Effetti alla Matmos e una tromba che sfuma nelle retrovie, fino a guadagnare il centro della scena: Perfect Toys è l’esempio perfetto di come voce, hihat ed elettronica ci riportino al passato mentre Traveler è una meravigliosa incursione nel futuro permeata di ansia e inquietudine. La chitarra, grande protagonista della prima parte del brano, lascia il posto alla tromba e alle percussioni, infrangendosi per un attimo sugli scogli della memoria e riprendendo poi il cammino. Reveille più che una sveglia è un invito al sonno e alla pace dei sensi, mentre la malinconia di Last Post non lascia in alcun modo indifferenti. Nostalgia, ricordo, tristezza abitano la traccia e la infestano inesorabili, complice il pianto della tromba e un lieve tappeto di synth sul quale ogni cosa si adagia delicata. A new simulator chiude il disco tornando spietata sul presente, abbandonando la dimensione onirica e ammantando tutto di psichedelia. Perché questo fa Richard Barbieri: non si accontenta delle atmosfere lovecraftiane o di immagini sgranate dalla Belle Époque.

Le sue melodie mescolano passato e incursioni nella modernità animate da un’euforia nichilista senza pari e ci insegnano una cosa importante: il mondo di ieri e di oggi sono sullo stesso piano, sta a noi, col coraggio delle azioni, determinare le fondamenta per il futuro. Abbandoniamo gli ormeggi, limitiamoci all’ascolto dell’opera, solo così vedremo l’ansia svanire in un baleno. Chiudiamo gli occhi e torniamo a sognare. Perché solo con la forza della mente le cose possono cambiare davvero.

Tracklist:
01. Snakes & Ladders (5:33)
02. Anemoia (5:09)
03. Victorian Wraith (3:02)
04. 1890 (3:58)
05. Artificial Obsession (5:07)
06. Paris Sketch (5:47)
07. Perfect Toys (3:48)
08. Traveler (5:41)
09. Reveille (1:54)
10. Last Post (2:23)
11. A New Simulation (4:38)

Photo © Martin Bostock

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