L E T T U R E
Recensione di Alessandro Tacconi
L’editore minimum fax pubblica l’opera più completa mai realizzata su uno dei protagonisti della musica del XX secolo. Un altro tassello si aggiunge al catalogo sempre più interessante, completo e ampio di questa casa editrice. Space is the place. La vita e la musica di Sun Ra di John F. Szwed, tradotto da Michele Piumini, è un lavoro colossale con le sue 660 pagine. E non potrebbe essere altrimenti, visto l’oggetto del volume.
Per questa ragione, oltre alla recensione abbiamo aggiunto in coda al testo una breve intervista impossibile al musicista.
Herman Poole Blount, noto come Sun Ra, nacque a Birmingham, il 22 maggio 1914 e morì nella stessa città il 30 maggio 1993. Musicista dotatissimo fin da piccolo, lettore e studioso onnivoro (per non dire compulsivo) di storia e filosofia, meccanica, astronomia e astrologia, filologia e sociologia, religioni e spiritualità esoteriche ed essoteriche, linguistica e simbologia, sci-fi e fumetti…
“Bastava che qualcosa avesse le pagine e lui ci buttava subito il naso dentro”, dicono alcuni compagni di scuola e colleghi musicisti. Un ragazzo solitario, introverso con molte domande nella testa, alla ricerca di risposte in un’epoca e in un Paese, i “democratici” Stati Uniti d’America, in cui il razzismo e il classismo la fanno da padroni. I saggi sulle rivendicazioni dei diritti e sulle nobili origini degli afroamericani dall’Etiopia e dall’Egitto iniziano a interessarlo, tanto quanto la musica per cui è subito evidente la sua grande predisposizione fin dalla più tenera età. È in grado già a 13-14 anni, ascoltando un disco, di trascriverne a orecchio gli arrangiamenti. La musica diventa il suo mondo, a essa dedica giorni e notti, che diventano settimane, poi anni, decenni e alla fine un’intera vita. Tante le esperienze e gli incontri, dapprima nella città natale di Birmingham, poi a Chicago e a New York.
Avvicinando teorie, non solo musicali, tra le più disparate, per quanto riguarda la spiritualità e la scienza, inizierà a pensare a se stesso come a una creatura proveniente non solo da un altro luogo, ma da un altro pianeta. La sua concezione musicale si sviluppa di conseguenza: tratta ogni genere musicale, popolare o colto che sia, con grande curiosità e al contempo con il desiderio di imprimervi sempre più il suo mondo interiore. Come arrangiatore per le big band con cui collabora all’inizio della carriera viene spesso criticato dai musicisti, per la complessità del suo lavoro (troppo avanti rispetto ai suoi tempi e alle loro capacità), altrettante critiche riceverà dai puristi del jazz per tutti gli anni Quaranta e Cinquanta, che trovavano eccessivamente complesso, pomposo, autoreferenziale, per nulla originale il suo lavoro.
Già, ma “quale” lavoro? Il progresso della tecnologia aveva fatto sì che fosse sempre alla ricerca degli strumenti più innovativi per registrare e produrre suoni. Per questa ragione centinaia le bobine in possesso di Sun Ra, che era solito registrare sia le sessioni di prova sia i live. Le pubblicazioni avvengono all’inizio con etichette indipendenti, che hanno scarsa distribuzione e non gli fanno alcuna pubblicità. Gran parte del materiale registrato giace per anni nei cassetti in attesa di essere pubblicato. Sulla nostra rivista abbiamo ad esempio recensito qui un doppio concerto di Sun Ra nella seconda metà degli anni Settanta. È possibile reperire una gran quantità di materiale online, anche se non ha sempre una buona qualità audio.

Sun Ra è immerso 24 ore su 24 nella propria musica e la stessa dedizione la pretende dai suoi adepti-musicisti. Un impegno costante durante le prove che durano intere giornate, seguite dai concerti, spesso pagati troppo poco, e poi ancora prove. Al bando donne e droghe. Le sessioni di prova diventano veri e propri seminari sul senso del suono più ancora che della musica. Invita i suoi collaboratori a vedersi come antenne riceventi di radiazioni sonore siderali, che solo loro sono in grado di captare e far circolare nel mondo. Un tale personalità affascina ancora oggi decine di giovani musicisti. Il trombonista Gianluca Petrella ha inciso ad esempio due album Coming Tomorrow – Part One e Coming Tomorrow – Part Two, rivisitando diverse composizioni del genio di Birmingham.
Lascerei a un’intervista impossibile con Sun Ra la conclusione di questa recensione.
Questo pianeta sembra troppo piccolo per lei e per la sua musica…
Provengo da un altro luogo, dove ero parte di qualcosa di talmente meraviglioso che non esistono parole per descriverlo (…) Sono arrivato su questo pianeta in un giorno molto importante, una data sottolineata come molto importante dai maghi e dagli astrologi.
La sua esistenza è stata dedicata alla musica, ma sono tanti gli anni in cui lei e i suoi musicisti avete patito addirittura la fame.
Di solito chi sacrifica la vita muore. Ma quello sanno farlo tutti, senza problemi. Se invece sacrifichi la vita e continui a vivere, e vedi il mondo che ti sfila accanto, persone di ogni genere che diventano famose, fanno soldi, e il Creatore dice: “Stanne alla larga. Tieni duro… avrai ogni tipo di difficoltà che gli altri non hanno. Questa però è una prova”.
Guardando oltre lo steccato con tenacia e determinazione, lei ha iniziato a osservare addirittura il cielo, le stelle e i mille pianeti dell’universo partendo dall’Egitto.
Si può dire che il jazz derivi dai sacerdoti dell’antico Egitto. Il mio nome, RA, è il nome del dio-Sole dell’antico Egitto. A esso sono collegati i pianeti e le stelle del nostro universo. Ra era il padre degli dei, non dell’uomo. È il più antico fra i nomi noti all’uomo, che indicano un essere extraterrestre.
Per involarsi musicalmente negli spazi cosmici, si devono percorrere vie mai esplorate prima. Il pubblico si aspetta certe cose, che non gli vengono date. Questo chiede ai suoi musicisti?
Quasi tutti vivono in questo modo (dandogli quello che si aspettano, n.d.a.). ripetono le stesse cose, ancora e ancora. Io gli dico “Non preoccupatevi di suonare strano. Se date l’impressione di suonare sbagliato, la gente si incuriosirà. Avete mai sentito qualcuno dire: ‘Andiamo a sentire quel gruppo, non ne sbagliano una?’. Se invece sbagliate, diranno: ‘Quel gruppo suona sbagliato: andiamo a vederli’. A volte dobbiamo dare l’impressione di non sapere cosa facciamo.
Questo lei l’ha sempre fatto: spingere i suoi musicisti in territori musicali inauditi.
Ho sempre spinto i miei musicisti a suonare tutto quello che non sanno, perché sarebbero rimasti sorpresi da quello che non sapevano. Dicono che il jazz è morto. No, sono morti i musicisti, il jazz non morirà mai. Dico loro: “Suona quella mela!” oppure “Suona il calore del sole” oppure “Che sensazione vi dà l’acqua? Suonatela”. Devono imparare a sentire di nuovo.
“Sentire di nuovo” dovrebbero farlo tutti gli esseri umani, atrofizzati da troppi anestetici virtuali. Penso che la sua musica sia un ottimo viatico per questa liberazione. Grazie per la sua disponibilità e buone esplorazioni intergalattiche, Mr. Sun Ra.
[Photo © Tom Copi]






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