L E T T U R E – F E S T I V A L


Articolo di Mario Grella

Il Festival Scarabocchi che si è tenuto da venerdì 12 a domenica 14 settembre nel complesso monumentale del Broletto di Novara è giunto quest’anno alla sua ottava edizione. Si tratta di un festival piuttosto originale, nato come laboratorio di disegno per bambini è diventato nel corso degli anni qualcosa di molto più complesso e articolato, curato da Marco Belpoliti e organizzato dal Circolo dei Lettori della città. Il Festival, oltre ai tradizionali laboratori creativi per i più piccoli che spaziano dal disegno, alla stampa, alla narrazione per immagini e alla creatività legata al segno grafico, presenta ora una serie di attività anche per adulti come laboratori, incontri-conferenze, incontri con disegnatori, grafici, artisti, performer e, come si dice oggi, molto altro. Tutto ruota attorno ad un tema dato che in questa edizioni erano le mani, o meglio U-mani come indicava il sibillino titolo.

Nel vasto e articolato programma, tra gli incontri con personalità della cultura, spiccavano quello col filosofo dell’evoluzione Telmo Pievani, scelta quantomai azzeccata visto il tema della presentazione e, per entrare ancor più nello specifico una conversazione di Luigi Di Napoli con Tullio Pericoli, disegnatore e artista, un incontro con Lorenzo Mattotti mostro sacro del
fumetto italiano e illustratore, e un altro incontro tra lo scrittore Giuseppe Culicchia e il performer e trasformista Arturo Brachetti. Tullio Pericoli si è soffermato lungamente sulla percezione della mano (la sua in particolare) come prolungamento del cervello, che possiede, a suo parere, una vera e propria autonomia creativa, spesso apparentemente, slegata dal pensiero, una sorta di motore esplorativo della realtà e creatrice di realtà altre, qualche volta anche irrazionali, ma con la loro precipua ragion d’essere, insomma, la mano come creatrice di mondi in qualche modo necessari. Pericoli, per molta della sua produzione pittorica è stato accostato alle grandi figure della pittura giapponese, soprattutto per la pittura di paesaggio, prevalentemente la campagna marchigiana, che ritrae con delicata leggerezza e dove il segno non è che una allusione e dove i vuoti atmosferici spesso contano più dei pieni materici e dove il segno che nasce dalla mano è quasi della stessa consistenza della natura stessa come ha ricordato lo stesso Pericoli.

Anche Lorenzo Mattotti, nel successivo incontro si sofferma sul tema della mano prendendo spunto da una sua vecchia raccolta di disegni intitolata “Linea fragile” (edita da Nuages), taccuino di formazione interiore, quasi un diario intimo dove racchiudere pensieri, dubbi, esitazioni e confessioni sotto forma di segno. Un segno qualche volta incerto, “fragile” appunto, che non nasce per essere esibito, ma per comprendere il mondo. Da quei segni fragili al segno certo, definitivo e quasi normativo del fumetto, che non è mai incerto (tranne rarissimi casi e Mattotti cita Herriman di Crazy Cat), passa tutta la vita e la carriera dell’autore, una carriera che ha esplorato ampiamente il mondo del fumetto, ma anche dell’illustrazione, della grafica e della moda. In quel diario iniziale le mani sono sempre presenti come evocative del desiderio di “creuser“, di scavare e tenerissimo il momento in cui a Mattotti, che vive a Parigi, sfugge il termine in italiano, “scavare”.

Nel pomeriggio di domenica a cimentarsi sul tema è Arturo Brachetti incontrato da Giuseppe Culicchia nel grande e solenne salone dell’Arengo del Broletto. Davanti ad un folto ed attento pubblico, per Brachetti è un invito a nozze parlare delle sue mani oltre che a farle parlare direttamente attraverso l’abilità della tecnica delle ombre cinesi, che lui stesso definisce come primo cartone animato della storia, e successivamente impegnate in un saggio di “Sand Art”, ovvero di disegno sulla sabbia, attraverso il quale cerca una definizione subitanea ed estemporanea dello zodiaco e dei suoi segni. Il tutto condito con una affabulazione brillante e coinvolgente. Come nessuno resta bambino per tutta la vita, anche il Festival Scarabocchi è entrato nell’età adulta, ma il suo modo di crescere ed invecchiare è tutto da scoprire, magari, per chi non lo conosce anche dal prossimo anno …

Photo © Mario Grella e Circolo dei Lettori Novara

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