L E T T U R E


Recensione di Alessandro Tacconi

Si scrive blues ma si legge Robert Johnson.
R.J. il giovane talentuoso musicista.
Il donnaiolo in cerca di affetto.
Robert Johnson in cerca di fama su di un pezzo di lacca nera.
Inquieto giramondo senza fissa dimora.
Il bevitore in cerca di guai.
Robert, il crocicchio e il patto con il diavolo per diventare il più famoso bluesman degli States.

Bruce Conforth e Gayle Dean Wardlow si sono dati un gran daffare per scrivere la biografia definitiva sul più leggendario e sulfureo bluesman afroamericano degli Stati Uniti. Il volume, che è stato pubblicato in Italia da Il Saggiatore, con traduzione di Marco Bertoli, è il frutto di lunghe ricerche sul campo. Da amante sfegatato del blues non posso che plaudere una simile iniziativa!
Il diavolo probabilmente. Vita di Robert Johnson è stato scritto partendo dalle testimonianze di parenti e amici, di chi lo ha conosciuto in qualche locale e ci ha suonato insieme.

Questa non è stata un’operazione affatto semplice, dal momento che il nostro di memorie scritte non ne ha lasciate. I due autori si sono rimboccati le maniche e hanno fatto “alla vecchia maniera”: ricerche sul campo. Bruce Conforth e Gayle Dean Wardlow sono andati a spulciarsi i documenti di nascita, residenza e matrimonio di quasi un secolo fa, per realizzare una mappa di quelli che sono stati gli spostamenti del nostro dalla culla al suo ultimo giorno della sua troppo giovane vita.

I went down to the crossroads, fell down on my knees.
Asked the Lord above for mercy, “Save me if you please”.
I went down to the crossroads, tried to flag a ride.
Nobody seemed to know me, everybody passed me by.
Well I’m going down to Rosedale, take my rider by my side.
You can still barrelhouse, baby, on the riverside.   
(Robert Johnson – Cross Road Blues)

Che cosa accadde quando Gesù lasciò dall’adolescenza ai trent’anni circa la Galilea? Furono gli anni della sua formazione teologica. Fonti apocrife e false raccontano di un uomo dalla pelle scura che sarebbe giunto in Estremo Oriente, Tibet o India, per studiare con alcuni saggi buddisti. Che cosa accadde a Robert Johnson nel periodo in cui non si fece vedere da nessuna parte? Un paio di bluesman, che lo conoscono, lo sentono suonare e vengono colpiti dalla sua abilità tecnica, dal suo nuovo sound. Che cosa gli era successo in quel periodo?
Laggiù nel Delta ci sono tanti crocicchi… Se attendi abbastanza potrebbe arrivare un’automobile… Un signore potrebbe invitarti a salire promettendo di esaudire i tuoi sogni… Ovviamente dovrai dargli qualcosa in cambio… Quindi fama, successo e denaro per il giovane musicista? Non proprio.

A 27 anni (lui è il primo del Club dei 27!) nell’agosto del 1938. Robert Johnson muore a causa di un’intossicazione. Il formidabile chitarrista di Hazlehurst di cui nessuno, se non quelli che avevano suonato con lui in qualche locale, a qualche festa o per la strada, sapeva qualcosa. Le sue registrazioni sono rimaste praticamente sconosciute al grande pubblico fino al 1959. Dopodiché, finalmente, la fama gli è piombata addosso. Troppo tardi? Non vengono consacrati in questo modo i miti!?

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