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LIBRI

Murakami Haruki, Ozawa Seiji – Assolutamente musica (Einaudi, 2019)

L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

Non è semplice seguire la conversazione  tra Haruki Murakami e Seiji Ozawa sul “Concerto per pianoforte e orchestra n.3” di Beethoven e “qualche altra opera”, come si dice nel primo paragrafo del bel volume edito da Einaudi Assolutamente musica. E non lo è, richiedendo il volume una partecipazione che possiamo definire “multimediale”: lettura, ascolto, visualizzazione, poiché il lettore, spesso deve ricorrere all’ascolto diretto dei brani oggetto di discussione e qualche volta anche alla visione di video esplicativi della gestualità del direttore.
Lo stesso Murakami avvisa in apertura di volume, che si tratta della raccolta di più conversazioni tra lo scrittore e il celebre direttore d’orchestra giapponese; una specie di “sonata a quattro mani” dove Ozawa racconta della sua vita, del suo modo di interpretare gli spartiti e del suo concetto di musica.

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Lorenzo Petrantoni – City Maps and Stories (Moleskine, 2018)

L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

Se si definisse Lorenzo Petrantoni un illustratore, lui si arrabbierebbe. Lui sa di non esserlo eppure crea libri illustrati e molto altro. A suo dire, non sa minimamente disegnare nemmeno una pera. Probabilmente è vero, ma le sue storie e i suoi racconti sono comunque storie e racconti fatti di segni. Ed è così anche per l’ultimo meraviglioso lavoro, City Maps and Stories, edito da Moleskine, un viaggio attraverso “segni” di quindici città nel mondo: Barcellona, Berlino, Buenos Aires, Capetown, l’Havana, Hong Kong, Istanbul, Londra, Milano, New York, Parigi, San Francisco, San Pietroburgo, Shangai e Vienna. Viviamo in un universo segnico, amava ripetere Umberto Eco e Lorenzo Petrantoni dissemina le sue città di segni.

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Nora Krug – Heimat, l’album di una famiglia tedesca (Einaudi, 2019)

L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

Può una tedesca che vive negli Stati Uniti d’America, avere nostalgia della sua Heimat (che possiamo tradurre un po’ forzatamente con “patria”), benché la Heimat della sua infanzia sia stata la Germania nazista? Sì, può. E può a patto che, in qualche modo, come si usa e si abusa dire, faccia i conti col proprio passato. Heimat di Nora Krug è un lungo rito di esorcismo che prende la forma di una straordinaria “graphic novel” edita da Einaudi per la collana “Stile libero extra”. Un processo introspettivo e una ricerca sul campo, quello di Nora Krug: il processo introspettivo  è mosso dal ricordo e dalla nostalgia delle “cose di casa”, dagli odori (ma questa in letteratura non è una novità), dagli oggetti (e nemmeno questa lo è), dai luoghi (e anche qui andiamo sul già letto e già visto).

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Stefano Zenni – Louis Armstrong. Satchmo: oltre il mito del jazz – Edizione ampliata (Stampa Alternativa, 2018)

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Articolo di Mario Grella

Gran bel libro quello di Stefano Zenni, “Louis Armstrong: Satchmo oltre il mito del jazz” edito da Stampa alternativa. Lo presentò lo stesso autore, in un pomeriggio di primavera nel cortile del Museo Faraggiana di Novara, davanti al folto pubblico di NovaraJazz 2019.
Dall’infanzia in povertà nella sua New Orleans, alla fuga verso Chicago alla corte di King Olivier, fino ai trionfi newyorkesi e alla popolarità cinematografica, la vita di Louis Armstrong è passata al setaccio in questo documentatissimo e prezioso saggio. Naturalmente non si tratta semplicemente di un’autobiografia, ma forse di un’autobiografia musicale, tanta è la dedizione che l’autore dedica alla complessità tecnica della musica di Armstrong. Nel corso della lettura si sfata un po’ il mito della “improvvisazione” nel jazz, un po’ un luogo comune che non sempre corrisponde alla realtà.

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Jens Harder – Cités. Lieux Vides, Rues Passantes (Actes Sud, 2019)

Jens Harder è un fumettista e illustratore piuttosto particolare non molto conosciuto dal grande pubblico, nonostante sia stato il vincitore del premio ricevuto al Festival d’Angouleme nel 2010, uno dei più ambiti nel mondo del fumetto, che, per ricordarlo “en passant” in Francia è un genere letterario con tirature da capogiro. Nello scorso mese di agosto in Francia è stata pubblicata la seconda edizione di “Cité. Lieux vides, rues passantes”, un taccuino di viaggio “sociologico-urbano” di rara intensità. E’ lo stesso Harder, berlinese di nascita, ha spiegare nella bella post-fazione al volume, che il segno grafico offre una capacità meditativa che alla fotografia sfugge; la possibilità di indugiare nell’attenzione descrittiva verso un particolare è la caratteristica del disegno, assai meno “neutro” di una istantanea fotografica.

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L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

Jens Harder è un fumettista e illustratore piuttosto particolare non molto conosciuto dal grande pubblico, nonostante sia stato il vincitore del premio ricevuto al Festival d’Angouleme nel 2010, uno dei più ambiti nel mondo del fumetto, che, per ricordarlo “en passant” in Francia è un genere letterario con tirature da capogiro. Nello scorso mese di agosto in Francia è stata pubblicata la seconda edizione di “Cité. Lieux vides, rues passantes”, un taccuino di viaggio “sociologico-urbano” di rara intensità. E’ lo stesso Harder, berlinese di nascita, ha spiegare nella bella post-fazione al volume, che il segno grafico offre una capacità meditativa che alla fotografia sfugge; la possibilità di indugiare nell’attenzione descrittiva verso un particolare è la caratteristica del disegno, assai meno “neutro” di una istantanea fotografica.

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Elisabetta Ferri – Il labirinto e altri racconti (Libreria Editoriale Sibilla, 2019)

L E T T U R E


Recensione al libro di Elisabetta Ferri e alcune considerazioni sul genere fantastico

Articolo di Simone Santi

‹‹[…] Dunque, l’arte che vuole? Questo solo:
che si veda quello che si sente e si senta
quello che non si vede, ma nell’aria,
anche da lontano, già profuma.››[1]

V. Cozzoli
 

Ricordo alcuni anni fa che la scrittrice Silvana De Mari era solita iniziare le proprie conferenze, presentandosi come autrice di romanzi fantasy, con una salace citazione di Aldo, Giovanni e Giacomo in uno dei loro celebri sketch, quello in cui i tre, mascherati con tanto di costumi e corna, parodiavano proprio questo genere letterario giocando con l’immaginario di alcuni suoi clichè e stereotipi linguistici:‹‹Io sono il grande Pdor, figlio di Kmer, della tribù di Istar, della terra desolata del Kfnir…››. Scopo di tale richiamo da parte della scrittrice era di dare un divertente esempio riguardo alla considerazione che generalmente viene tributata al fantasy presso la critica letteraria più colta e per certi versi anche nell’immaginario comune, che lo vogliono tra i generi cosiddetti minori; a dispetto per la verità di un certa fama della quale esso ha sinceramente goduto in anni recenti sull’onda lunga del successo editoriale di alcuni titoli e dell’affluenza di pubblico nelle sale per assisterne alle riduzioni cinematografiche.

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Giorgio Pinna – Zen Blues. Dal sacro al profano (Youcanprint, 2019)

L E T T U R E


Articolo di Giuseppe Spanò Greco immagini sonore di Antonio Spanò Greco

Sulle polverose strade del blues capita di tutto, ma proprio di tutto, come incontrare una buona armonica blues incollata alle labbra di un ragazzo blues che inonda di note blues ogni evento di cui è protagonista, e scoprirlo scrittore di un libro che parla di Zen e di mistiche meditazioni mescolate al blues suonato, cantato ma soprattutto intimamente vissuto. Zen Blues è un viaggio quasi impossibile durante il quale si passa dalle calme acque della mistica orientale alle impetuose cascate del blues più autentico. Il tutto servito con aneddoti personali, parole di saggezza e brividi di inquietudine.

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Igort – 5 è il numero perfetto (Oblomov, nuova edizione 2019)

“Ho lavorato a questo libro per quasi dieci anni” scrive Igort nella postfazione a 5 è il numero perfetto la graphic novel, dalla quale è stato tratto il film dall’omonimo titolo, diretto dallo stesso autore.
Un grande lavoro, nato dopo un periodo di soggiorno in Giappone, dove Igort si era immerso nello studio della grammatica del racconto orientale, ma col desiderio sempre vivo di ripescare nella proprie radici, come si dice un po’ letterariamente. Ed è effettivamente la raffinatezza del prodotto, il segno di una ricerca profonda di un linguaggio non solo verbale di tipo nuovo, un segno diverso, incisivo e che sappia dar conto dell’intimità e delle circostanze, insomma un segno che sappia narrare.

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L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

“Ho lavorato a questo libro per quasi dieci anni” scrive Igort nella postfazione a 5 è il numero perfetto la graphic novel, dalla quale è stato tratto il film dall’omonimo titolo, diretto dallo stesso autore.
Un grande lavoro, nato dopo un periodo di soggiorno in Giappone, dove Igort si era immerso nello studio della grammatica del racconto orientale, ma col desiderio sempre vivo di ripescare nella proprie radici, come si dice un po’ letterariamente. Ed è effettivamente la raffinatezza del prodotto, il segno di una ricerca profonda di un linguaggio non solo verbale di tipo nuovo, un segno diverso, incisivo e che sappia dar conto dell’intimità e delle circostanze, insomma un segno che sappia narrare.

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Stefano Mancuso – L’incredibile viaggio delle piante (Laterza, 2019)

Sì, le piante si spostano. Non è un paradosso neo-dadaista e nemmeno una boutade; potrebbe essere un escamotage linguistico-filosofico, ma non è così, le piante si muovono davvero. Ce lo racconta meravigliosamente bene Stefano Mancuso, fondatore dell’International Society for Plant Signaling & Behavior, nonché direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale di Firenze (LINV). Era da tempo che facevo la corte a questo magnifico volumetto edito da Laterza, ma essendo un po’ prevenuto sulle mie capacità di appassionarmi alla letteratura scientifica, ho sempre rimandato l’incontro e ho fatto male

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L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

Sì, le piante si spostano. Non è un paradosso neo-dadaista e nemmeno una boutade; potrebbe essere un escamotage linguistico-filosofico, ma non è così, le piante si muovono davvero. Ce lo racconta meravigliosamente bene Stefano Mancuso, fondatore dell’International Society for Plant Signaling & Behavior, nonché direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale di Firenze (LINV). Era da tempo che facevo la corte a questo magnifico volumetto edito da Laterza, ma essendo un po’ prevenuto sulle mie capacità di appassionarmi alla letteratura scientifica, ho sempre rimandato l’incontro e ho fatto male

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