L E T T U R E


Recensione di Alessandro Tacconi

Puoi pubblicare libri o carta straccia
E venderli entrambi come tesori inestimabili
Il lettore magari non si accorgerà della differenza
Ma la sua anima, puoi star certo, lo farà eccome!
(Deutero Faustroll, Di quando il sole gratta le ascelle ai fagiolini)

Mimesis Edizioni è uno degli editori italiani più interessanti che pubblica volumi di saggistica nell’ambito di differenti discipline: antropologia, architettura e urbanistica, arti, diritto, economia e politica, filosofia, narrativa, linguistica, psicologia, scienze dell’educazione e didattica, scienze sociali, spiritualità e religioni, storia e archeologia.
Ovviamente per la nostra rivista, la sezione “Arti”, è quella più stimolante, perché raccoglie saggi di importanti studiosi che trattano di musica, letteratura, cinema, fotografia, teatro e temi a essi correlati: visual art, realtà & iperrealtà, postmodernità e digitale.
Solo a leggere i titoli di questa sezione viene l’acquolina in bocca.

Un uomo sorride mentre tiene un telaio vuoto in mano, indossando una camicia arancione, su uno sfondo nero.

Questa introduzione è necessaria e doverosa, per contestualizzare l’importanza della pubblicazione dell’agile e prezioso volume di Roberto Polillo Fotografare il jazz.
Se un editore di grande qualità come Mimesis ha deciso di portarlo in stampa, qui dentro qualcosa di prezioso deve esserci. Le nostre attese e speranze non vengono, infatti, disattese.

Intanto mentre lo leggiamo avvertiamo un senso di… come un… tanta, ma tantissima… INVIDIA! (e stiamo attenuando i termini che saremmo portati ad adoperare). L’autore dichiara di aver assistito a vari concerti in programma al Festival di Juan-les-Pins ad Antibes nel 1965, tra cui quello di John Coltrane, in cui suonò in quartetto la celeberrima suite A love supreme.
Per gli amanti del jazz (sarebbe meglio dire “malati”), quell’esecuzione rappresentava il Santo Graal della storia di questo genere musicale. Per tanto tempo è stata l’unica registrazione disponibile, finché non è stata rinvenuta un’altra performance live al Penthouse club di Seattle sempre dello stesso anno. Entrambe le versioni sono per nostra gioia e fortuna reperibili nel catalogo Impulse, storica casa discografica del sassofonista.

Ciò che cerco di suonare è molto difficile,
perché provo a mettere in musica la verità di ciò che sono.
Il motivo per cui è arduo è perché io cambio in ogni momento.(Charles Mingus)

Per quanto riguarda il prezioso volume, il focus dell’autore riguarda proprio il fotografare musicisti che suonano jazz, e come hanno spiegato molti di loro: la musica che stanno suonando valica gli strumenti che stanno adoperando.
Perché Fotografare il jazz è prezioso? Perché raccoglie gli scatti al gotha di questo genere: John Coltrane, Louis Armstrong, Miles Davis, Bill Evans, Keith Jarrett, Thelonious Monk, Earl Hines, Charles Mingus, Max Roach, Elvin Jones, Art Blakey, Gerry Mulligan…

Il musicista si identifica con il suo strumento,
il musicista – corpo e anima –
“è” lo strumento che crea la musica.

Il volume risulta molto interessante perché in poche pagine è in grado di mostrare a un semplice appassionato di musica, quale pensiero stia dietro a uno scatto fotografico.
Quanti modi ci sono per immortalare un musicista jazz?
Che cosa occorre prediligere: l’emotività o la spettacolarità della performance?
Si deve documentare o testimoniare quello che sta avvenendo sul palco?
Quale deve essere il tipo di coinvolgimento del fotografo?

Roberto Polillo sostiene, a ragione, che “il jazz sia musica da vedere e non soltanto da ascoltare, perché l’integrazione di ciò che si vede con ciò che si ascolta completa la fruizione di un brano improvvisato, e permette di coglierne meglio le caratteristiche strutturali ed emotive”.
Non possiamo che essere d’accordo con questa affermazione.

Copertina del libro 'Fotografare il jazz' di Roberto Polillo, con un'immagine in bianco e nero di un musicista che suona il contrabbasso, evidenziando il volto concentrato e appassionato dell'artista.

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