L I V E – R E P O R T


Articolo di Alessandro Tacconi, immagini sonore © Daniela Pontello

Solo perché non credo al mito del casto voto eterno
Anzi desidero ingozzarmi con il seme del peccato
Cristo a voi non appartiene, lui era troppo santo
Quella notte tra di voi con i chiodi in mano c’ero anch’io
(Bluvertigo, L’eretico)

Centinaia i fans accorsi per il concerto sold out fin da febbraio dei Bluvertigo. All’Alcatraz sul palco principale verso le 21:30 sono saliti, dopo tanto (troppo) tempo, i musicisti che hanno dato l’assalto al pubblico con video sicuramente efficaci e un muro sonoro devastante. Una reunion attesa da molto tempo quella dei Bluvertigo, che tornano a calcare finalmente la scena milanese, e si spera prossimamente anche quella italiana, nella formazione originale: Morgan (Marco Castoldi), Andy (Andrea Fumagalli), Livio Magnini e Sergio Carnevale.

Ciò che stupisce maggiormente, dopo tanti anni, è la tenuta del suono e la qualità dei brani. Sempre attuali le sonorità, stranianti i testi, super energetica la performance del gruppo. Dopo decenni questi musicisti cinquantenni sanno che si stanno giocando il tutto per tutto, ma sanno anche che ne sono capaci. Amano troppo la musica, la propria musica, e se ne fanno un sapiente vanto. Giustamente il pubblico applaude, balla, canta insieme a Morgan e ad Andy quelli che sono diventati dei veri e propri classici: Assenzio, Dio denaro, LSD, L’eretico, Zero, Complicità

Il concerto si apre con la detonante Decadenza, che un po’ risuona echi di Battiato, di cui il frontman non ha mai fatto mistero di essere un fan appassionato: “Amo la glacialità della musica atonale/E il modo in cui non è capita forse neppure da me/Che bello quando nei film vedi stravolti i valori/Della retorica hollywoodiana/E in un mozzicone spento vedi almeno/Sette minuti della tua vita bruciati/Bruciati, bruciati, bruciati, bruciati, bruciati”. Dopo che tutti gli ingranaggi saranno stati oliati nuovamente e la scintilla della creatività sarà stata riaccesa, e la voce di Morgan avrà ripreso vigore, chi sa che non ne vengano delle nuove splendide canzoni.

Musica disturbante, testi scomodi e critici, a tratti nichilisti, che non fanno sconti a nessuno, in primis a Morgan che in un lungo discorso di ringraziamento e “mea culpa” (dovuta all’eccessivo ego di cui il nostro non ha mai fatto mistero, come ben sappiamo!) ringrazia uno per uno i membri della band con cui a suo tempo aveva chiuso i rapporti! E speriamo che alle sagge parole non seguano altre azioni scriteriate. Dopo la fase iniziale dei primi album, che a detta del leader dovevano essere gli unici che avrebbe prodotto la band, ora la speranza è che a un tour possa seguire un nuovo album.

Musica da sempre affascinata dalla tecnologia, certo. I loro punti di riferimento li conosciamo (e amiamo) fin troppo bene: dai Depeche Mode a Bowie, dai Duran Duran ai Talking Heads, dai Cure ai Japan ai New Order… perché Brian Eno no? Il contemporaneo high tech, fatto di pixel beat e input, li ha da sempre affascinati, anche se… niente può sopraffare il palpitante battito cardiaco (ancora per qualche tempo) umano.

Ben vengano i paesaggi sonori synt-techno pop ma anche le sperimentazioni, la raffinatezza stilistica, il glam e un certo autocompiacimento, che non è mai mancato alla band! Hanno sempre saputo di saperci fare e di aver un gran gusto musicale. La loro è una musica che nasce dalla curiosità e da ciò che rompe gli schemi, capace di trasformare la sperimentazione in forma e di tenere insieme ironia, rigore, intuizione e ricerca.

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Immagini sonore © Daniela Pontello

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