L I V E  R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini e immagini sonore di Andrea Furlan

Verso la fine del concerto Joey Burns chiede quanti tra il pubblico fossero stati presenti anche alla prima volta italiana dell’accoppiata Calexico/Iron & Wine, sempre a Milano. Fino a qui è stata una serata piacevolissima, ricca di grandi canzoni, suonate alla grande, come era lecito aspettarsi da quegli straordinari musicisti che sono i sei sul palco. Rilassati e divertiti, i nostri hanno scherzato e interagito a più riprese col pubblico, che da parte sua li ha supportati a dovere (e nel momento in cui Joey e Sam hanno imparato la parola “figo”, da loro chiesta per avere un equivalente italiano per “super cool”, è letteralmente finita per tutti, visto che hanno cominciato a metterla dentro in ogni frase, coi risultati più assurdi). Ad ogni modo, quando chiedono chi li avesse visti quella prima volta, sono poche le mani che si alzano, ad occhio e croce non più di dieci. Era il 2005 e da allora di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. I Calexico hanno continuato la loro sfolgorante carriera, rimanendo un nome di punta nel grande romanzo del rock americano. Samuel Ervin Beam, al contrario, che all’epoca della loro prima collaborazione era un cantautore Folk fresco di un album, Our Endless Numbered Days, che ne aveva rivelato tutte le potenzialità (oggi, a 15 anni dall’uscita, è ormai un classico riconosciuto nel genere), ha pian piano aumentato le proprie quotazioni, migliorando come songwriter ed ampliando man mano lo spettro del proprio sound, con dischi uno più bello dell’altro.

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