R E C E N S I O N E


Recensione di Antonio Sebastianelli

Cosa si intende per modernità oggi, soprattutto in ambito musicale? Difficile rispondere; nell’ultimo decennio almeno, al di là di una notevole quantità di buoni artisti e band, si è rimasti travolti da un perpetuo ritorno al passato. Un richiamo a forme e stilemi che se in un primo momento si limitava al recupero degli anni Ottanta, anche quelli meno nobili, ha poi cominciato a inglobare anche referenze ad altri decenni. E se presto avremo il disco anni Settanta di sua maestà St Vincent, ecco arrivare, lungamente rimandato e atteso, il nuovo lavoro di Lana Del Rey, omaggio a Joni Mitchell, in particolare a quella di Lady From the Canyon.
Con questo non si vuol lasciare intendere che Lana sia priva di personalità o talento, anzi, il suo revisionismo e aderenza a certi modelli passati è di certo più genuino e sentito di quello di molte colleghe. E riesce a stupire e lasciare il segno. Pur senza canzoni davvero destinate a durare, Chemtrails Over the Country Club si rivela sin dai primi ascolti opera di pregio e qualità, ipnotico, notturno quasi, immerso in quel languore da cui è facile farsi sedurre. Una voce evanescente, sottile, ottima per veicolare segreti e palpiti di un cuore tradito ma ancora affamato di vita e che si appoggia sovente su tasti e corde sfrigolanti. Si può criticare la facilità di alcune melodie ma l’intensità e il sentimento che muovono l’intero lavoro sono fuori discussione.

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