R E C E N S I O N E


Recensione di Andrea Notarangelo

Accedere al mondo dei Caveleon è come aprire uno scrigno segreto e trovarci dentro diversi piccoli oggetti che ricostruiscono una vita. Tanti pezzi, quante le canzoni che compongono Sometimes I’m Still Drowning, debutto sulla lunga distanza della band milanese, dopo l’esordio con l’omonimo EP del 2019. Leo Einaudi, Giulia Vallisari, Federico Cerati e Agostino Ghetti, sono un giovane gruppo che suona con esperienza e riesce a creare un’atmosfera unica rielaborando gli stilemi classici dell’indie rock (i ragazzi ci perdonino per questa definizione). Il loro “sapere”, è un composto di folk ed elettronica che hanno caratterizzato gli ultimi vent’anni di musica rock. Attenzione però, non vorremo confondere gli ascoltatori con definizioni altisonanti. Qui non si sta parlando di folktronica, non abbiamo a che fare con misantropi alla ricerca dell’isolamento morale e materiale. Abbiamo invece a che fare con una band che ha raccolto da artisti quali Sigur Ros, Radiohead e Nick Drake, solo ciò che gli serviva per accendere la fiamma della loro passione musicale. In seguito hanno creato qualcosa di unico, che tra qualche anno potremo tranquillamente definire come “Caveleon sound”, a suo modo un qualcosa che suona già di classico. Lo affermiamo subito per togliere qualsiasi dubbio: Ascoltarli crea dipendenza.

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