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Bruno Chevillon

Kit Downes, Bruno Chevillon, Archipélagos, She’s Analog, Orchestre Tout Puissant Marcel Duchamp – NovaraJazz

A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo di Mario Grella

Che l’organo sia uno strumento versatile è risaputo, ma è anche risaputo che, pensando alla musica d’organo, il riferimento sia sempre, o quasi, alla musica sacra se non proprio “chiesastica” e, qualche volta, anche con una connotazione psicologica che contempla una certa noiosità. Naturalmente sono beceri luoghi comuni, ma è certo che fino a che non si è ascoltato un musicista come Kit Downes, che apre l’ultimo giorno di NovaraJazz con uno straordinario concerto sull’organo “Biroldi” della Chiesa di San Giovanni Decollato di Novara (da poco restituito restaurato alla città), non si è ancora assaporato appieno cosa possa produrre un organo (e la bravura del compositore, s’intende). Dimenticatevi tutto o quasi tutto di quello che la vostra memoria ha sedimentato nella parola “organo” e voltate pagina: niente registri consueti, niente movimenti, niente ascendenze codificate, tutto nuovo, tutto mai sentito (o quasi mai). Uso “spregiudicato” dello strumento, officina di suoni, asimmetricità della composizione, luce nuova. Kit Downes sembra maneggiare la musica d’organo con irriverenza, ma non è così, si tratta piuttosto di una liberazione dello strumento da quegli schemi fissi che hanno abituato lo spettatore ad aspettarsi solo un certo tipo di musica e non altro. Un timore reverenziale che nel pubblico è venuto meno con questo straordinario concerto che, se in parte risente della “britannicità” per alcune impostazioni del musicista di Norwich, porta contemporaneamente una travolgente folata di novità, nell’uso dell’organo. Il concerto di questa mattina riassume in un certo senso tutta la “mission” e l’anima del jazz: la continua, indomita, perseverante ricerca di suoni nuovi, ritmi nuovi, persino l’utilizzo diverso dello strumento stesso.

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Michel Portal – MP85 (Label Bleu, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Ci troviamo a festeggiare, in questa occasione, il compleanno di un gigante del jazz che ha stigmatizzato i suoi anni sulla copertina dell’ultimo lavoro con l’acronimo MP85, cioè Michel Portal, accanto al numero delle sue primavere… È un dato di fatto che ultimamente ci troviamo di fronte ad una riscossa di grandi vecchi nel campo del jazz, coraggiosamente guidata da musicisti come Archie Shepp, Pharoah Sanders, Joe Chambers ed ora Michel Portal. La cosa più importante è che i lavori di questi artisti non sono banali obblighi contrattuali o zoppicanti riempitivi di fine carriera ma si tratta di musica cresciuta dal cuore, un profluvio di fantasia e di potente, sorprendente senso creativo. Un’arte che se la ride della decadenza fisica e che rivela un’anima giovanile, arricchita dall’esperienza di chi ha veramente assorbito tutti gli umori possibili di questi ultimi cinquant’anni di musica. Per chi non conoscesse il clarinettista e sassofonista francese dobbiamo ricordare che ha alle spalle una sterminata serie di tracce discografiche, sia a titolo personale che in ambito collaborativo con artisti di area jazz, leggera e “colta” contemporanea, e, in quest’ultima dimensione, annotiamo le sue partecipazioni come esecutore a musiche di Poulenc, Berio e Boulez, tra gli altri.

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