I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Calabi, che nella vita di tutti i giorni si chiama Andrea, lo conoscevamo già ai tempi dei Plastic Made Sofa, anche se all’epoca la sua creatività era messa al servizio di un collettivo di musicisti e il genere che facevano era diverso, anche se non proprio così tanto. Oggi decide di andare da solo e di inserirsi in quella galassia It Pop che, al di là di tutti i rischi di omologazione e appiattimento, sta comunque donando alla musica del nostro paese una stagione d’oro che difficilmente dimenticheremo.
Mi è capitato di vederlo dal vivo vicino alla sua Bergamo, nell’ultima serata del Filagosto, una rassegna musicale totalmente gratuita che negli ultimi anni ha chiamato artisti di eccellenza assoluta. Io ero lì per Giorgio Poi, nel bill c’era anche Francesco De Leo ma prima si è esibito questo ragazzo magro e dai folti capelli neri, che sul momento non avevo collegato alla passata militanza in una band che comunque ho seguito troppo poco per potere operare qualunque tipo di collegamento.
Detto questo, la sua scrittura vivace ma non affettata, i suoi testi giocosi ma non cazzari, unitamente al pubblico che ha partecipato e cantato tutti i brani come se li conoscesse da una vita, mi hanno favorevolmente impressionato e mi hanno fatto capire che in quel breve set c’era qualcosa che meritava di essere guardato. Detto questo, ai primi di settembre è uscito “Il faro”, il suo nuovo singolo, che ha seguito, a pochi mesi di distanza, “Bella veramente”. In precedenza, sempre nell’anno in corso, c’era stato un Ep, “Il cielo in un caffè”, quattro canzoni che già da sole valevano a farsi un’idea della bontà di questo progetto. Lo abbiamo così raggiunto per telefono, per fare quattro chiacchiere e conoscerlo di più.

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