I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini – ph credit Daniele Colucciello

Probabilmente ogni tanto occorrerebbe mettere da parte un po’ di esterofilia e guardare le cose come stanno. Per carità, che l’Italia sia un paese per certi versi musicalmente arretrato, non è una novità. Che all’estero, specie in Inghilterra, in Germania o nei paesi scandinavi, ci sia una più larga base di pubblico e una generale predisposizione all’ascolto delle novità, è senza dubbio vero ma non bisogna generalizzare troppo. Ultimamente anche noi ci stiamo allargando molto, le radio e le televisioni cominciano a capire che Ligabue, Vasco Rossi, Pausini, Mengoni e compagnia, non sono per forza di cose gli unici a poter essere chiamati “artisti” e che c’è tutta una scena, non solo di sottobosco, che merita di essere scoperta. I concerti (quando ancora c’erano i concerti) sono frequentati, anche se una buona fetta di pubblico è ancora lì soprattutto per bere; insomma, qualcosa si muove, anche se forse una via che sia solamente nostra non l’abbiamo ancora trovata e siamo sempre troppo dipendenti dai modelli. Un passo alla volta e probabilmente arriveranno altri risultati.
Sia come sia, Marina è una che a Londra ci è stata davvero e ci è stata parecchio. Ha studiato musica, si è laureata, ha fatto partire un suo progetto musicale ma alla fine ha deciso di rientrare in Toscana, dove è nata e cresciuta. Il perché ce l’ha spiegato direttamente lei durante l’intervista che le abbiamo fatto in occasione dell’uscita di Libera, il suo Ep d’esordio, fuori per Wild Elsa, dopo una precedente collaborazione con The Sound of Everything UK, che aveva fruttato due brani. Un sound oscuro, frammentato, a tratti visionario, chiuso su se stesso ma dai cui brani emergono sprazzi di melodie che raccontano di una voglia grande di ricominciare, oltre che di una possibile rincorsa alle chart. Un progetto interessante, espresso con un curioso monicker che declina il suo nome al plurale: un omaggio al suo segno zodiacale, che è appunto i Gemelli, ma soprattutto il riconoscimento di una imprescindibile dualità, all’interno della sua personalità e della sua musica, che si sviluppa in un continuo dialogo con se stessa.
La cosa curiosa è che scopro della sua situazione presente proprio all’inizio di questa chiacchierata: le spiego di averla chiamata su WhatsApp poiché, avendo lei un numero inglese, il mio contratto telefonico non lo supporta e mi sento rispondere: “Tranquillo, in ogni caso a breve lo dovrò cambiare!”

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