R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Quasi un lavoro in famiglia, si potrebbe dire, parlando di questo album di Irene Scardia, Una stanza tutta per me. Sua è l’etichetta per cui esce il disco e suoi i due figli che l’accompagnano in questa avventura sonora. Anche il giardino segreto le appartiene, la “stanza tutta per sé”, cioè la necessaria dimensione personale e solitaria in cui poter tranquillamente dedicarsi alle proprie creazioni artistiche. Facendo riferimento ad un saggio di Virginia Woolf pubblicato nel 1929 – A room of one’s own – la Scardia ribadisce di trovarsi idealmente sulla stessa lunghezza delle “onde” della grande scrittrice britannica. La Woolf, infatti, anticipando di circa un ventennio la teoria della piramide di Maslow, faceva notare come la libertà intellettuale avesse necessità di un certo, basilare, soddisfacimento materiale affinchè la Poesia potesse svincolarsi dalla dittatura del bisogno.
Con una giovinezza dedicata all’Arte tra danza, teatro e musica, questa pianista salentina ha trovato il tempo anche per diventare imprenditrice in campo musicale, fondando l’etichetta discografica Workin’ Label e producendo non solo sé stessa ma anche un buon numero di  interessanti artisti – consiglio una sbirciatina sul link www.workinprodizioni.it n.d.r – Mettiamo subito in chiaro che Scardia non è una jazzista propriamente detta ma si serve di questa impronta stilistica per arricchire il suo pianismo lirico, morbido e molto melodico.

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