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Articolo e illustrazione di Mauro Savino.

Quando la guerra finì la gente ebbe di nuovo voglia di ballare e di strillare. Quando ti tolgono la possibilità di vivere la tua piccola grande vita per colpe che non hai, quando il polverone e l’orrore diventano fotogramma e poi memoria collettiva, quando l’umano si fa tragedia non c’è posto per quelle tre o quattro cose per cui vale la pena di non spararsi. Poi un giorno restano macerie e residui di inferno da collezionare, processi da fare. Poi da qualche parte nasce un tizio che prende a calci e incendia il pianoforte e si accanisce sui tasti come un invasato. E la vita ricomincia. Così vanno le cose.
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