Articolo di Simone Santi

[se volete sapere perché un’altra rubrica che tratta di letteratura, vi invito a leggerne l’introduzione]

E così siamo giunti alfine alla terza parte, secondo la divisione stabilita per questo articolo, con la quale si conclude la serie che realizza attraverso la trattazione di tre sonni/sogni il breve excursus che abbiamo intrapreso nel tentativo di delineare almeno in abbozzo i rapporti riconoscibili tra la poesia di Dante e l’esperienza visionaria in somniis et in vigilia – durante il sonno e da svegli. Nella prima parte abbiamo visto e ipotizzato una chiave di possibile interpretazione del sogno riferito alla madre del poeta dal Boccaccio nel suo Trattatello in laude di Dante, quando la donna già aveva concepito ed era in attesa di lui; nella seconda parte abbiamo invece sollevato i primi veli dal sogno ricevuto da Dante a seguito dell’incontro con Beatrice e riportato, sia in versi poetici che nella prosa del commento, nel capitolo terzo di Vita Nova; un’osservazione avveduta delle immagini oniriche ha evidenziato come in entrambi i casi esaminati, attraverso  la visio in somniis fossero rivelati avvenimenti della vita futura del poeta e allusioni alle forme (carismatiche) e ai fini (in pro del mondo che mal vive) della sua speciale chiamata al compimento della vita come della sua scrittura.

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