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Come per i Maratoneti, non c’è tempo per fermarsi: intervista a Francesco Savini

I N T E R V I S T A


Articolo di Stefania D’Egidio

Riflettevo sul potere della musica: un giorno ti arriva un press kit e il nome dell’artista ti ricorda vagamente qualcosa, un attimo dopo ti tornano in mente i sapori di casa, gli odori della piccola via dove hai trascorso la tua infanzia e quel bar all’angolo dove andavi a comprare il Cucciolone, dopo aver giocato, per ore e ore, a nascondino con gli altri bambini del quartiere. La vita a volte fa giri strani e ti ritrovi a 500 km di distanza ad ascoltare i brani di un ragazzo che è partito dal tuo stesso paese, anche se una ventina di anni dopo te, in cerca della sua strada…

Questa volta ho il piacere di intervistare Francesco Savini, cantautore classe 1996, abruzzese doc, ma milanese di adozione.

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Evanescence – The Bitter Truth (BMG, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Stefania D’Egidio

Dal dolore a volte possono nascere anche cose positive, se non ci si lascia sopraffare: lo sa bene Amy Lee, cantante e leader degli Evanescence, che ha trasformato la devastazione provocata dalla morte del fratello in energia creativa, buttando anima e cuore nella realizzazione di The Bitter Truth, quinto album in studio della band, pubblicato lo scorso 26 marzo da BMG, a ormai dieci anni di distanza dal precedente lavoro, se escludiamo lo sperimentale Synthesis del 2017.

Un titolo che riflette le storture della società moderna e che, al tempo stesso, vuole essere un invito a prendere di petto la vita e a non sprecare neanche un attimo; una copertina home made, che sa tanto di anni ’90, quelli della formazione musicale per Amy Lee, con l’immagine di una pillola, che diventa metafora della vita, come a dire “ingoia questa pillola e vai avanti!”. La lavorazione dell’album era iniziata, a onor di cronaca, prima che scoppiasse questo guazzabuglio di pandemia, con la registrazione di appena quattro brani e il tutto avrebbe potuto anche perdersi nel nulla, data la distanza geografica che separa i vari componenti del gruppo, ognuno residente in posti diversi degli States e con la chitarrista Jen Majura, alla prima esperienza in studio con gli Evanescence, addirittura in Germania, ma la determinazione di portare a termine il progetto è stata più forte di ogni avversità: tutti in studio di registrazione, dopo aver effettuato tampone, ciascuno con il proprio mezzo di trasporto, in modo da creare una bolla covid free, e le tracce di chitarra spedite dall’Europa.

The Bitter Truth inoltre non è solo un progetto musicale perchè a giugno sarà accompagnato dalla pubblicazione di una collana di graphic novel, intitolata Echoes From The Void, ispirata a brani vecchi e nuovi, partorita dalle mani di diversi illustratori, che si alterneranno in storie di 20-30 pagine ciascuna. Dieci anni possono sembrare un’eternità per un gruppo che di album ne ha fatti pochi, ma a volte la vita prende pieghe impreviste, anche per i musicisti: Amy Lee ha dovuto lottare con le unghie e i denti per arrivare dove è arrivata, non senza lasciare cadaveri lungo il cammino, visto che è l’unico membro superstite della formazione originale, sgomitando per farsi strada in un ambiente, quello metal, prettamente maschile, e scrollandosi di dosso l’immagine di clone femminile dei Linkin Park.

12 tracce in tutto che segnano un ritorno alle origini, sia dal punto di vista strumentale che dei testi, molto personali, quasi catartici e arricchiti di messaggi positivi di lotta e resilienza: un album dal tipico sound gothic metal, infarcito di suoni elettronici, come in Artifact/The Turn o in Better Without You, con un tocco di epicità, come in Part of Me, il mio brano preferito. A volte si strizza l’occhio alla musica pop, in Yeah Right, ispirato forse dall’ascolto di artisti come Billie Eilish e Bjork, di cui Amy è una fan sfegatata, altre si picchia duro tra chitarre distorte e percussioni tribali, come in The Game is Over, nella cupissima Feeding The Dark o in Take Cover. C’è spazio però anche per il sentimentalismo, con due ballad davvero belle: Wasted on You, un pò in stile Radiohead, e la struggente Far From Heaven, con intro di pianoforte cui si aggiungono gli archi e una voce celestiale, delicata, ma al tempo stesso potente di Amy, che, oltre alle corde vocali, ci mette tutto il cuore nel ricordare il fratello, scomparso prematuramente nel 2018. Non poteva mancare anche un pizzico di impegno sociale, con Use My Voice, che inizialmente doveva essere il racconto di una storia di abusi sessuali, ma poi ha assunto connotati politici, dettati dalla drammatica esperienza di essere governati, in un periodo terribile, da un pazzo come Trump, costringendoli a scendere in campo e ad esortare tutti i fan a far sentire la propria voce per cambiare il mondo: non a caso c’è una sovrapposizione di voci e cori con chitarre grintose e una sezione ritmica esplosiva, quasi a voler risvegliare le coscienze da un lungo torpore…

Voto: 9/10 perché sincero e capace di scatenare forti emozioni.

Tracklist:
01. Artifact/The Turn
02. Broken Pieces Shine
03. The Game Is Over
04. Yeah Right
05. Feeding the Dark
06. Wasted on You
07. Better Without You
08. Use My Voice
09. Take Cover
10. Far from Heaven
11. Part of Me
12. Blind Belief

 

 

 

 

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