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Mulini, vigne e musei – Lisen Rylander Löve, Trio Korr e Mynd a NovaraJazz

A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo di Mario Grella

L’immancabile giornata bucolica di NovaraJazz era cominciata alle tredici nel verde del Parco del Ticino con l’intimo “solo” di Lisen Rylander Löve, sotto il porticato del fascinoso Mulino Vecchio di Bellinzago. Un bel monologo di sax che contiene i colori dell’estate, ma anche l’intimo e profondo nord. Si è proseguito nel verde ancora più profondo, diciamo proprio “dentro” il verde, nella vigna di Mezzomerico dell’Azianda agricola Crola, con il Trio Korr ovvero Michel Doneda al sax, Filippo Monico alla batteria e Andrea Grossi al contrabbasso. Ma perché, si chiederà il lettore meno smaliziato, bisogna portare un trio a suonare in una vigna, sotto un torrido tramonto con gli spettatori seduti per terra nell’erba sotto i filari? Se non avete mai fatto parte della famiglia di NovaraJazz non potrete mai comprenderlo appieno, ma nemmeno se non amate la materia di cui è fatto il jazz ovvero la sperimentazione.

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Richard Barbieri – Under A Spell (Kscope, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

È passato molto tempo dalla fine dell’avventura dei Japan, all’incirca una quarantina d’anni. Tutti gli elementi del gruppo, da allora, hanno avuto un’evoluzione musicale interessante, primo fra tutti l’eclettico David Sylvian. Purtroppo la morte prematura del bassista Mick Karn ha impedito a quest’ultimo di continuare la propria carriera artistica. Richard Barbieri invece, arrivato al sessantaquattresimo anno di età, è passato attraverso molteplici esperienze culminate sia come solista e sia come membro dei Porcupine Tree, una delle rock band più affascinanti e sperimentali di questi ultimi decenni. La matrice di base di Barbieri è rimasta in qualche modo legata tanto all’impronta elettronica quanto a quella particolare chimica sonora che aveva segnato l’esperienza Japan, cioè un tappeto armonico-ritmico su cui voci e strumenti solisti si connettono intimamente realizzando un amalgama rarefatto e sognante, omogeneo nella forma, senza brusche sterzate verso dissonanze inaspettate. Proprio questa uniformità d’intenti è ciò che caratterizza il quarto lavoro solista di Barbieri, Under A Spell.

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