R E C E N S I O N E


Articolo di Alessandro Berni

Se si potesse racchiudere in una immagine sintetica questa antologia atipica di Nada che va sotto il nome di Materiale Domestico, avrebbe senso scomodare l’espressione diario di lavoro e d’amore, quello che un tempo veniva spesso e volentieri incorniciato in un’espressione ariosa e invitante come “labour of love”, a enfatizzare l’aspetto affettivo, confidenziale, intimamente domestico di un prodotto artistico. Quello di cui la Malanima ci rende partecipi è dunque un suono più raccolto che per una buona parte di questo flashback rivolto all’epoca del parto, porta una Nada vicina all’ascoltatore se non addirittura “in braccio” allo stesso, nell’atto di porgergli una creatura poco dopo il momento dell’uscita dal grembo.

Nada, 2018, credits Claudia Pajewski

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