R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Immaginate una fine settimana in una bella città europea, che so, Parigi o Londra. Magari in uno di quei locali dove si cena e si ascolta musica in tranquillità. Voglia di rilassarsi e scambiare quattro chiacchiere con qualcuno. Un gruppo jazz sta swingando, magari è un po’ retrò ma che importa, le note che arrivano sono calde e piacevoli, il cibo ed il vino altrettanto. Immaginate inoltre che sul palco di questo locale ci sia un quartetto come quello del contrabbassista svizzero Dominik Schürmann e che con lui suonino due italiani, uno dei quali è un sassofonista che conoscete bene, se appena vi piace il jazz. Ebbene, accanto a Schurmann agiscono il sax di Max Ionata, il piano di Yuri Storione – trasferitosi dall’Italia a Basilea per affinarsi nei suoi studi musicali – e la batteria di Janis Jaunalksnis, lèttone anch’egli traslocatosi in quel di Basilea. Schürmann è figlio d’arte e dopo aver approcciato il piano si è messo da una trentina d’anni a studiare e suonare il contrabbasso. Le sue passeggiate ritmiche sono molto eclettiche, sapendo sconfinare attraverso diversi generi musicali oltre al jazz, soprattutto nel contesto della latinità. Molto famoso e quotato in Svizzera e nel resto d’Europa, meno conosciuto da noi, Schürmann ha assemblato il quartetto di cui sopra con l’intenzione di creare una musica che più classicamente jazz non si può. Legato alla tradizione ma per questo non imprigionato nell’ombra del passato, con un curriculum di partecipazioni a concerti ed incisioni discografiche forse secondo solo a quello del suo coetaneo Ionata, Schürmann si è scelto molto bene i compagni di viaggio. Si presenta per questo suo album Moons Ago come Dominik Schürmann Trio “featuring”, appunto, Max Ionata. Il sax tenore di quest’ultimo è molto duttile e credo che in un disco come questo, dove si richiede una certa adesione agli stilemi tradizionali, vi si adatti alla perfezione. Con un timbro strumentale che in questo lavoro tende ad allinearsi a quello di uno Scott Hamilton, di uno Stan Getz e anche, nei fraseggi più stretti, a Dexter Gordon – morbidezza di suono, facilità di fraseggio, comprensione dello swing – Ionata asseconda la linea programmatica di Schürmann, cioè mainstream ai massimi livelli di divertimento e tradizione. Nella quadratura della formazione ogni elemento ha il proprio spazio e ruolo, con il fine di strutturarsi in un solido equilibrio formale. Non c’è ansia di ricerca ma una fragrante essenza di profumi e un senso di certezza storica, una dieta rassicurante a pane e bebop che ci riporta alla grammatica di base, dopo tanti progetti contemporanei arrivati da ogni parte del mondo e non sempre molto ben riusciti.

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