R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

Sono territori solitari e desolati quelli in cui ci trascina la cantautrice danese Agnes Obel con il suo quarto album intitolato Myopia uscito per Deutsche Grammophon. Un lavoro sofisticato e introspettivo che contempla in “solit’aria” luoghi interiori e crepuscolari.
Attraverso il linguaggio composto e aristocratico della sua elegia, ripropone la formula con piano, archi e voce a cui ci aveva abituati con i suoi precedenti lavori (da Philarmonics a Citizen of Glass).
La delicatezza e l’austerità dell’artista trapiantata a Berlino si riversano tutte in questo nuovo disco che nasce in una condizione di isolamento domestico, in una sorta di piccola caverna al riparo da influenze esterne, e che restituisce all’ascoltatore la sensazione di essere intrappolato in uno stato d’animo con poca visione periferica, miope appunto, costringendolo ad una introspezione volta ad esplorare le proprie zone d’ombra.

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