C I N E M A


Articolo di Mario Grella

Scomodando nientemeno che Lao Tse, potremmo ricordare che “L’anello più debole della catena è anche il più forte, perché spezza la catena”. Questa potrebbe essere la chiave di lettura con cui etichettare uno dei pochi film-capolavoro di questa stagione invernale, Parasite del coreano Bong Joo-Ho, vincitore della Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes. Molti, e intrecciati tra loro, i livelli di lettura del film: il dualismo mondo di sopra-mondo, il dramma psicologico, ma anche la scelta estetico-rappresentativa. Un’opera cinematografica complessa ed articolata tanto da riuscire difficile, se non impossibile, definire il film come “thriller”, “dramma piscologico” o altro.

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