C I N E M A


Articolo di Silvia Folatti

Non è un film sugli Oasis e sulle vicende turbolente dei fratelli Gallagher. È un docufilm su quel grande rito collettivo che noi tutti ricordiamo bene e che ci manca da morire: il concerto, non in teatro o all’aperto seduti col distanziamento ma quello col bagno di folla, il sudore, gli spintoni, la fatica ma insieme la magia, l’adrenalina, la passione, il piacere puro e la gioia assoluta di condividere all’unisono un’emozione, un sogno, un’armonia fugace e proprio per questo perfetta. Sul palco ragazzi o ex ragazzi come noi che per scommessa, cocciutaggine, ribellione e un pizzico di fortuna ce l’hanno fatta ma che senza il vero talento, coltivato con coraggio e convinzione suonerebbero ancora in qualche club indie rock di Manchester e dintorni.
Ma loro no, negli anni ’90 in pochissimo tempo sono assurti da band promettente a gruppo cult più acclamato del Regno Unito e non solo, polverizzando il successo e oscurando il prestigio di altre band consolidate e adorate da schiere di adolescenti e giovani amanti del Brit-pop.

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