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Articolo di Mario Grella

Il concerto del Re:Earth Ensemble incomincia in maniera avviluppante e, come tutti i progetti che riguardano la terra (e chissà perché?), poteva far preludere ad una serata di elettronica pura e invece così non è stato, perché questo giovane gruppo sembra aver comunque le radici ben piantate nella musica strumentale e anche in quella canora, a dimostrarlo è la “canzone” che apre il concerto che si affranca dal flusso elettronico; la voce particolare di Marta Del Grandi, accompagnata da una chitarra classica e dal pianoforte di Carlot-ta (nome de plume?) ci porta subito al centro della tematica del concerto: il pianeta. La fisionomia del concerto è suscettibile di numerose mutazioni di tono e di atmosfere ed è un attimo passare dai toni pacati della ballata all’elettronica (con più di uno spunto noise). Le immagini di un pianeta affascinante forte, ma anche fragile, scorrono sullo schermo mentre la batteria di Daniele Patton, scandisce il tempo e il ritmo di tutta la narrazione elettronico-melodica. Con lui anche Michele Marchetti e Ze in the Clouds (pseudonym?). Difficile mettere in scena il “Code de la nature” anche perché, progetti del genere, sono stati più volte intrapresi da molti musicisti, ma l’afflato di questo Re:Earth Ensemble sembra sincero e la sincerità in musica (e non solo in musica), si percepisce subito.

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