A R T E – M O S T R E


Articolo e immagini di Mario Grella

È quanto mai difficile scrivere di un artista come Saul Steinberg e lo è per un motivo semplice: descrivere segni con le parole è quasi impossibile e lo è, tanto più, quando i segni dicono molto di più delle parole. Come per chi del segno grafico ha fatto una lingua articolata, penso per esempio a George Grosz, ad Alfred Kubin e a Roland Topor, anche per Steinberg le parole non solo, non sono sufficienti, ma spesso sono anche inutili o addirittura dannose. Siccome però il web e non solo il web, per fortuna, non è fatto solo di immagini, non potrò fare a meno di utilizzare questo mezzo per raccontarvi della straordinaria mostra in corso alla Triennale di Milano, aperta fino al 13 marzo 2022, intitolata Saul Steinberg Milano New York curata da Italo Lupi e Marco Belpoliti, in collaborazione con la casa editrice Electa che ne edita il bellissimo catalogo. Esposti centinaia di disegni (non sempre e non solo i più noti), scritti, fotografie ed altri materiali del grande disegnatore e designer rumeno-statunitense, ma anche un po’ italiano, in considerazione della sua lunga permanenza a Milano. Com’è noto al centro della sua poetica sta la lapidaria e un po’ surreale affermazione sulla “consapevolezza della linea di essere una linea”, e di linee, nella mostra di Milano, ce ne sono tante e tutte molto “consapevoli di esserlo”. L’omino che disegna la sua propria linea di contorno e che accoglie il visitatore all’ingresso della mostra, è rappresentativo di questo concetto.

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