R E C E N S I O N E


Articolo di Antonio Sebastianelli

Tutto ciò che ho avuto nella vita è stato un vaso di Pandora pieno di dolore e miseria. Sono entrato in studio e mi sono ricordato la merda che ho messo via 20 anni fa.” (Mark Lanegan)

Ho ascoltato per anni Mark Lanegan senza mai scrivere nulla su di lui. Lo sentivo vicino, la sua musica riusciva sempre a emozionarmi (e lo fa ancora), ma qualcosa mi teneva a distanza e mi intimoriva. Nell’atto di mettere nero su bianco le mie impressioni qualcosa si inceppava. Come se la “Voce di Ellensburg” fosse una montagna troppo alta da scalare. L’intensità delle sue canzoni infatti, pur non raggiungendo mai il punto di rottura si tiene ben lontana da qualsiasi tipo di catarsi. Come a voler dire: “questo è quanto”. “Questo è quello che la vita mi ha regalato: un vaso pieno di dolore e miseria.” Il suo sguardo si fa più lucido e penetrante proprio quando la pena è così forte che vorresti guardare altrove. La voce, quella voce, pare giungere proprio dal pozzo di cui canta in un suo pezzo, Hotel.

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