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The Flaming Lips

Nell & The Flaming Lips – Where the Viaduct Looms (Bella Union, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Arianna Mancini

Inusuali allineamenti planetari nel cielo musicale. Alla voce: Nell Smith, una ragazza di 14 anni, alla sonorizzazione: The Flaming Lips; sul set siderale: nove brani di Nick Cave. L’inconsueto e  particolare lavoro scaturito da questa collisione, uscito lo scorso 26 novembre per Bella Union, prende il nome di Where the Viaduct Looms.

Come può compiersi una simile sinergia astrale? Questa è un’ulteriore conferma delle magiche coincidenze della musica, di come un semplice concerto possa sancire l’inizio di qualcosa di straordinario ed inaspettato. Il punto d’incontro si palesò allo Sled Island Music and Arts Festival di Calgary nel 2018, nel cui programma presenziavano anche The Flaming Lips. Nell Smith, originaria di Leeds (Regno Unito), dopo essersi trasferita in Canada con la famiglia, partecipò al concerto dei Lips proprio in quell’occasione. Non era una novizia dei loro spettacoli, a cui aveva più volte partecipato con i suoi genitori, fra le prime file e sempre vestita con lo stesso costume da pappagallo. È qui doveroso fare una precisazione, per chi non fosse familiare con i live di Wayne Coyne e soci. Le esibizioni dal vivo dei ragazzi psichedelici di Oklahoma City sono un piccolo viaggio nel Wonderland. I seguaci spesso si travestono con costumi da animali o con altri tipi di maschere, i settaggi delle luci sono sempre surreali e corredati da video sullo sfondo, coriandoli e palloncini si librano nell’aria… e, non ultimo, l’immancabile bolla di plastica a grandezza d’uomo dentro la quale Coyne attraversa il pubblico.

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The Flaming Lips – American Head (Bella Union, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Luca Franceschini

Non credo lo si sottolinei mai abbastanza, che il primo disco dei Flaming Lips è uscito nel 1986. La band dell’Oklahoma ha esordito sul mercato quando gli Smiths esistevano ancora, quando il Grunge, l’ultima vera rivoluzione del rock, era molto di là da venire e quando etichette come New Wave, Dark, Gothic, New Romantic, Synth Pop raccontavano una realtà presente e in divenire, non erano ancora relegati nelle pagine delle retrospettive storiche. L’altra cosa sorprendente, quando ci si pensa (non so voi ma a me ha sempre colpito tantissimo) è che sono arrivati al successo più o meno planetario ben 13 anni dopo l’esordio, se dobbiamo considerare The Soft Bulletin come il momento in cui anche il resto del mondo ha scoperto la loro esistenza. Non sono poi molti gli act che hanno varcato la soglia del mainstream dopo una così lunga permanenza nei circuiti underground (il caso più clamoroso è forse quello dei R.E.M., che sono quasi loro coetanei ma sono esplosi dopo molti meno anni) e già solo per questo meriterebbero ampia considerazione.

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