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Tor Yttredal & Roberto Bonati, Banda Filarmonica di Oleggio – NovaraJazz

A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo di Mario Grella

Adoro i piccoli concerti nei cortili, e ancora di più quelli che si tengono sotto una pioggerella (si fa per dire) tardo primaverile, magari sotto il portico di un museo, come capitato ieri nel cortile porticato del Museo Ferrandi Faraggiana di Novara. Sono anche un grande estimatore di Roberto Bonati e Tor Yttredal e quindi la giornata di ieri è stata per me la “giornata riuscita” (quella sulla quale il premio Nobel Peter Handke scrisse un famoso romanzo). E ora, dopo le divagazioni, la musica. E se sotto lo scrosciare delle pioggia mi è sembrato di sentire Grieg, è semplicemente perché nella ricerca di Roberto Bonati, delicatamente “contaminato” dal contrabbasso di Tor Yttredal, Edward Grieg c’è o almeno ne aleggia il suo spirito, come in tanta musica (e non solo jazz), del Grande Nord. È noto che il Jazz ha nei paesi scandinavi una grande tradizione, anzi una vera e propria scuola, tanto che una etichetta discografica come ECM è nata proprio sull’onda di questa tradizione. E se è indubbiamente vero che l’impostazione musicale del concerto al Museo Faraggiana provenga da quelle latitudini, è anche vero che la “temperanza” dei suoni algidi venga poi “trattata” dalla latinità di Roberto Bonati, il che fa di questi brani dei piccoli capolavori di equilibrio.

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Tor Yttredal | Roberto Bonati – Some Red Some Yellow (Parma Frontiere, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Se si pensa a contrabbasso e sax si pensa al jazz e se si pensa al jazz, si pensa a contrabbasso e sax, strumenti iconici e quasi eponimici del jazz stesso. Ma non è mai un bene fidarsi troppo della consuetudine ed è invece molto benefico, essere curiosi, non avere pregiudizi e non fidarsi troppo delle etichette. Per corroborare questa teoria, basta mettersi all’ascolto di Some Red Some Yellow, ultimo lavoro discografico del grande contrabbassista Roberto Bonati, accompagnato in questa passeggiata nordica e di stampo “etno-jazz”, dal sassofonista norvegese Tor Yttredal. Una collaborazione tra i due musicisti iniziata nel 2013 e che è proseguita fino ad oggi, per la realizzazione di questo disco realizzato con il sostegno della University of Stavanger che ha condotto la ricerca artistica “Improvisation” della Faculty of Performing Arts. Il disco è quindi il frutto di una residenza di Tor Yttredal in Italia al festival ParmaJazz Frontiere. Nel comunicato stampa che accompagna il disco c’è una definizione che credo riassuma alla perfezione l’atmosfera che si respira qui, quella di “folklore immaginario”. Sì perché se è inequivocabile la vena folklorico-etnica, è anche vero che non si riesca a definire una area di provenienza di quel tipo di suono, di quelle armonie, di quegli accenti. Ed è bellissimo così.

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