I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

I Barbarisms sono una band strana, almeno per quanto riguarda le loro origini: Nicholas Faraone, nipote di un immigrato italiano, è nato e ha vissuto a Brooklyn ma ha realizzato la sua vocazione musicale solo dopo essersi trasferito a Stoccolma, dove ha trovato in Robin af Ekenstam e in Tom Skantze dei partner perfetti per dare concretezza alla sua febbrile attività di songwriting. I Barbarisms hanno esordito nel 2014 con un disco omonimo che vantava una prestigiosa distribuzione Rough Trade e che pur mostrando un’impronta sonora fortemente debitrice dei Pavement, denotava già una scrittura matura e di alto livello, arricchita dalla spiccata personalità del loro uomo principale.
Ho avuto la fortuna di imbattermi in loro sin dagli inizi, quando grazie alla coraggiosa iniziativa dei ragazzi di Costello’s (non ricordo se all’epoca si chiamassero ancora Il cielo sotto Milano ma le persone coinvolte erano grosso modo quelle) vennero a fare un breve tour dalle nostre parti, esibendosi a Milano per la prima e unica volta nella loro carriera. Da allora è arrivato un deal con l’etichetta romana A Modest Proposal, per cui hanno pubblicato tre dischi, senza che mai l’asticella qualitativa si sia abbassata di un millimetro. L’ultimo di questi, Zugzwang, è uscito verso la fine dello scorso anno ed è il solito, bellissimo, disco dei Barbarisms: arrangiamenti scarni, melodie incisive, testi caratterizzati da immagini vivide e da un’ironia tagliente. Abbiamo raggiunto Nicholas Faraone per farci raccontare qualcosa di più di quest’ultimo lavoro e per capire se, pandemia permettendo, riusciranno finalmente a ripassare da noi…

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